“Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto”. Un proverbio mauritano spiega così perché le donne mauritane grasse, obese addirittura, trovano più facilmente marito. Grassezza mezza bellezza, sembrerebbe. Così, mentre noi ci affamiamo per diventare magre al limite dello scheletrico, in Mauritania le donne devono essere coperte di grasso per piacere agli uomini. E se non lo sono alla nascita, lo diventano grazie al gavage.
Quando Ahmed Mahmoud Jemal Ahmedou, uno degli uomini più colti di Nouakshott, ci ha fatto vedere un oggetto che sembrava una lunga pinza per togliere le sopracciglia, ma di legno, e ci ha spiegato a cosa serviva, sono rimasta di sasso. Con la pinza torcevano, fino al dolore e oltre, l’alluce delle donne che si rifiutavano di mangiare. Già, perché mangiare fino mettere su peso, 10 o 20 chili, era una caratteristica fondamentale per trovare un buon marito. E al rito del gavage, che in arabo si chiama leblouh, le madri sottoponevano le figlie in età da marito o prima, che da queste parti significa da bambine.
Ho messo il verbo al passato, perché sembra – dico sembra – che questa pratica sia quasi scomparsa. Magari ne restano sparuti esempi nei posti più sperduti e rurali di un paese di per sé sperduto, rurale e poco frequentato. Ma se solo pochi anni fa la regista Michela Occhipinti ne ha fatto un film, Il Corpo della Sposa (del quale ho parlato qui) nutro qualche ragionevole dubbio sul fatto che il leblouh sia completamente sparito.
Il termine gavage significa “ingozzamento” ed è lo stesso termine che si usa per le oche all’ingrasso nella produzione di fois gras. Alle ragazze si dà da bere latte di cammella mescolato a miglio, lardo, cous cous e molto alto varie volte al giorno, fino a 10. Mangiare, mangiare, mangiare. Alle ragazze viene da vomitare ma non importa. Bisogna mettere su corpo, essere adipose: la grassezza è vista come un segno di richhezza, un marito con una donna grassa può fare vedere al mondo che può permettersi di nutrirla con abbondanza. Mi viene da ridere al pensiero che in UK, dove vivo, stanno proponendo ai medici di non usare non dico la parola fat (grasso), già abolita da tempo dai vocabolari, ma la parola obese (obeso) sostituendola con overstressed.
La tradizione, arabo-berbera, viene dallo schiavismo. Gli schiavi erano magri, le mogli non facevano nulla se avevano tanti schiavi e quindi ingrassavano. La schiavitù è stata abolita in Mauritania nel 1981 (uno degli ultimi Paesi al mondo a farlo) e nel 2015 è stata considerata crimine contro l’umanità, ma secondo diverse ONG serpeggia ancora ed è più diffusa di quanto si pensi. Uomini, donne e bambini lavorano senza compenso e senza libertà. Secondo Amnesty International sarebbero 43 mila le persone in queste condizioni e altre fonti (come il fotografo Seif Kousmate, imprigionato a causa di un servizio fotografico proprio sulla schiavitù) il 20% delle persone haratine, o afro-mauritane, sarebbero ridotte in schiavitù.

