Yoko Ono ha conquistato John Lennon con una scala. Il cantante stava visitando una delle  mostre dell’artista giapponese, tutte strane e coinvolgenti, nelle quali lo spettatore DEVE fare qualcosa. La scala era aperta in una delle sale. La gente doveva salirci sopra e guardare attraverso una lente appesa al soffitto. Cosa che Lennon ha fatto, vedendo la scritta YES. Bam! Colpo di fulmine.

La stessa scala è alla mostra Yoko Ono. Music of the Mind alla Tate Modern di Londra, fino al 1mo settembre 2024.
Ci sono andata piena di pregiudizi. Yoko Ono, ora novantenne, non è mai stata un mostro di simpatia. Si è sposata John Lennon, gli ha riempito la testa delle sue idee pacifiste, lo ha chiuso per giorni in una stanza d’albergo. Insomma, chi amava i Beatles (e io non sono tra questi) non è che la vedesse di buon occhio. Probabilmente nemmeno i Beatles stessi, che le mogli le avevano ma non se le portavano appresso tutto il tempo. Yoko Ono, invece, era sempre lì.

Artista, certo. Così veniva presentata al mondo. Ma molti l’hanno sempre e solo considerata la moglie di John Lennon. Invece scopro che non solo ha avuto una vita piuttosto intensa (Giappone, New York, mostre, cotè artistico, DUE MARITI prima di Lennon) ma anche anche è un’artista che vuole tirare fuori la creatività negli altri. 

In tutte le sale della mostra gli spettatori sono invitati a fare qualcosa. Avvolgersi in un telo nero e muoversi. Piantare dei chiodi su un pannello, dipingere una barca che ricorda quelle dei migranti.

Photo: Daniela de Rosa

Infilare una mano in un buco, guardare attraverso un vetro rotto dal foto di una pallottola o di una sassata.

Una delle opere di Yoko Ono

Photo Daniela de Rosa

Insomma, usare la propria creatività per vedere oltre. Un esercizio che fa bene, una mostra che fa pensare.

Una delle opere di Yoko Ono

Photo Daniela de Rosa

Nell’ultima sala ci sono bigliettini e penne a disposizione. Bisogna scrivere qualcosa sulla propria mamma e appenderlo.

Se ti interessa l’esplorazione di una parte di te che forse non sapevi di avere, la mostra è un buon motivo per farlo.