Molti, e soprattutto molte, non lo sospettano neppure, ma Washington è in realtà una delle città più rosa del mondo. Non è solo perché tra marzo e aprile si tinge di una palette di toni che vanno dal bianco al fucsia, grazie alla fioritura di magnolie e ciliegi, non è solo perché in effetti eccezion fatta per pochi quartieri è una città molto sicura anche per donne che viaggiano da sole. Il vero punto forte della capitale Usa è la presenza più unica che rara di ben due musei dedicati alle donne: il National Museum of Women in the Arts e il Daughter of the revolution museum. 

Nel 2026 si celebrano i 250 anni degli Usa

A Washington (ma se volete spacciarvi per abituèe dovrete dire D.C.) molti capitano per lavoro, qualcuno per caso, pochi la scelgono come meta turistica. E invece vale davvero la pena per la sua offerta storica, politica, culturale, artistica e gastronomica. Ma andando oltre l’ovvio, chi vuole può approfondire la storia delle donne in America (e non solo) perché in ogni museo c’è sempre una parte dedicata al loro ruolo e alle loro conquiste, quest’anno poi l’attenzione è altissima in ogni angolo della capitale perché si celebrano i 250 anni degli Stati Uniti e ogni occasione sarà buona per una mostra, una festa o una iniziativa speciale.

Il museo delle artiste donne 

Ma soprattutto ci sono due musei dedicati esplicitamente alle donne. Il più ‘femminista’ è sicuramente il National Museum of Women in the Arts. Si tratta di un’istituzione privata (quindi con biglietto di ingresso a pagamento), che rivendica orgogliosamente di essere il primo museo al mondo dedicato “esclusivamente alle donne nell’arte e al loro sostegno”. Nei tre piani di questo palazzetto sono raccolte circa 6000 opere (visibili a rotazione) di circa 1500 artiste che hanno lavorato dal Cinquecento ai giorni nostri, ma si ospitano anche mostre temporanee, premi, programmi di formazione e di residenza. L’obiettivo della fondatrice, la collezionista Wilhelmina Cole Holladay, è stato negli anni accendere un faro sulle tante artiste che hanno contribuito al pari degli uomini a rappresentare e cambiare il loro tempo con pennello e scalpello, ma che nei musei ‘tradizionali’ sono sottorappresentate o del tutto dimenticate. Ecco dunque Lavinia Fontana, capostipite morale delle pittrici professioniste, la fiamminga Clara Peeters (che suscitò in Holladay una curiosità capace di far partire la sua collezione), da Georgia O’Keeffe a Cindy Shermann, da Louise Bourgeois a Frida Khalo. Ma non lasciatevi distrarre dalla fama dei nomi più conosciuti: il vero tesoro di questo museo è la bellezza delle opere di artiste che magari non avete sentito mai nominare e invece vi stringeranno l’anima. Anche la storia del palazzo a poche centinaia di metri dalla Casa bianca è un tocco di ironia: era infatti nato ai primi del Novecento per ospitare una loggia massonica, una società che non ha mai accettato le donne tra le sue fila….

Storie di donne e di patriottismo a stelle e strisce

Decisamente più incentrato sul patriottismo a stelle e strisce è il Daughters of the American revolution museum, a maggior ragione nel 250’ della Rivoluzione medesima. Ma se si supera il fastidio per la prosopopea, la visita a questo museo, come a ogni anche eccessiva manifestazione di orgoglio patrio americano, aiuta a capire qualcosa in più di quel che sta succedendo oltreoceano. Il Dar ha una parte dedicata a mostre temporanee, ovviamente quest’anno dedicata all’impatto della Rivoluzione nella vita di uomini e donne durante la Rivoluzione americana, e una parte dedicata alle abitazioni di epoche e Stati diversi, con focus su oggetti di vita quotidiana legati strettamente al ruolo femminile nei due secoli e mezzo di storia Usa. Molto bella anche la biblioteca, dedicata alla genealogia delle famiglie statunitensi.   

Appena uscite dal Dar, davanti a voi c’è la Casa Bianca. A due passi i monumenti ad Abramo Lincoln e a Martin Luther King. Insomma, un bel tuffo nella storia.

Washington DC

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