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Come sarà il viaggio post-covid?

Qualche settimana fa abbiamo chiesto alle lettrici di Permesola di rispondere a un questionario online su come viaggeremo dopo la pandemia. Continueremo a misurare il mondo, come potremo.

Con un pellegrinaggio laico e le nostre sneakers, con le gomme di un’auto che usavamo solo in città, o con un cavallo ferrato che passerà da stazioni semivuote come quando furono costruite, e non stravolte dalla folla, ma viaggeremo. Non avremo il mappamondo in mano quando decideremo, ma viaggeremo.

Non ci ispireremo al “Viaggio intorno alla mia camera” (Xavier de Maistre) e nemmeno sarà “L’anno in cui non siamo stati da nessuna parte” (Ernesto Guevara). Se all’inizio del 2020 c’è stata una guerra, che non è ancora finita e non sappiamo bene come vincere, proveremo ad adattarci a una sorta di strategia di ‘guerriglia’; schivare il nemico, recuperare vecchi sentieri, sperimentarne di nuovi. O, se il paragone bellico ha stancato (sì, ha stancato) cercheremo percorsi che aggirano, che non vanno veloci seguendo la linea retta a cui eravamo abituati. “Non la linea retta. Dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi affascina è la curva libera e sensuale. La curva che trovo nelle montagne del mio Paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi… (Oscar Niemeyer).

Adesso è il viaggio che è divenuto importante, non solo la meta. Viaggio più incerto e forse avventuroso, dai contorni sfumati e in parte ignoti, che non è più quella freccia la cui unica insicurezza poteva, prima, essere la puntualità. Certamente vietate, almeno nell’immediato, le frontiere esterne, (un limite sconosciuto anche alle generazioni meno recenti), attraverseremo forse il nostro Paese come se fosse all’epoca delle Signorie, incerti sulle regole di convivenza, variabili fra Regioni.

Non saranno viaggi di comitive, di gruppi, ma non avremo alcuna voglia di essere soli. È irrefrenabile il desiderio di condivisione, e dall’indagine questo è lampante: il virus misterioso è sociofobico, ma noi non lo siamo, abbiamo fame di convivialità viaggiante. Il nostro nucleo sarà ristretto, ma non andremo a nasconderci.  Soprattutto, non vogliamo rinunciare alla nostra libertà di movimento, che è la materia stessa della modernità. Non consumeremo più forsennatamente come prima il mondo, ma viaggeremo.

Due risposte “singole” al questionario non hanno potuto “fare media”, ma avranno l’onore di essere qui citate, perché di quanto descritto finora sono l’epigrafe perfetta. Al quesito: a cosa sei meno dispost* a rinunciare? A poter sognare il viaggio prima di partire! Alla bellezza!

Note di metodo

Il questionario è stato somministrato on line dal 29 aprile al 31 maggio. Le principali caratteristiche di una e -research sono note, e le riportiamo qui: maggiore rapidità ed economicità contro auto-selezione del campione e minor controllo. Le risposte sono state 105. L’universo di riferimento è più ampio di quello delle destinatarie della newsletter di Permesola che ha ospitato l’indagine.

Analisi puntuale

Le risposte sono, come è ovvio considerato l’universo (*) di riferimento, quasi totalmente femminili, ma con un rispettabile e non trascurabile 9% di risposte maschili.

 

Donne decisamente acculturate: di loro ben il 50% è laureata e l’11% ha conseguito addirittura il master.

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abituate a viaggiare, e a viaggiare molto. Prima il 47% intraprendeva fino a tre viaggi all’anno e il 43% oltre tre, quindi nel complesso un 90% molto spesso itinerante.

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Le mete predilette dal 61% erano all’estero (scelte molto nette, come si può vedere), e solo un 38% preferiva il nostro territorio.

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Molto interessante poi sono le risposte al quesito: ‘con chi’, la cui articolazione è salomonica, con il 62% diviso esattamente a metà, fra un 31% che viaggiava con amiche e un 31% con il partner; più che rispettabile poi è la percentuale solo di poco inferiore (27%) che sceglieva di viaggiare in perfetta solitudine, mentre solo l’11 % privilegiava la famiglia.

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Il desiderio, la curiosità di conoscere il ‘diverso da me’: questo item, che abbiamo indicato, semplificando, con ‘nuove culture’, ha raccolto ben il 70% delle risposte, unificando evidentemente anche le mete scelte, mentre solo il 16% preferiva perdersi esclusivamente nella natura e il 12% privilegiava il riposo.

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Se alla ricerca di culture differenti si accoppiava – coerentemente – una scelta altrettanto stimolante di itinerari costruiti ad hoc per la maggioranza del 47%, il resto si divideva equanimemente tra le capitali e le città (27%) e il mare, i laghi, le montagne (26%).

Questa ricercatrice in movimento preferiva poi nettamente (49%) alloggiare in comodi alberghi, e in misura minore (34%) in b&b, mentre solo l’11% sceglieva appartamenti in affitto.

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Si giunge così, nell’identificazione della nostra ‘viaggiatrice post isolamento‘ alla coppia di quesiti più importanti, che fanno da cerniera fra il prima e il dopo.

Anzitutto: come la quarantena ci ha cambiati dentro? Vorremo ancora viaggiare, ma da cosa sarà accompagnato questo desiderio? Qual è il mutamento più rilevante che la forzata clausura ha provocato, e che continuerà almeno nell’immediato?

La traiettoria delle risposte è chiarissima: la grande maggioranza (il 76% circa nel complesso) cerca l’apertura: verso una maggiore socialità e condivisione (al 27%), più consumi culturali, musei non solo virtuali e concerti dal vivo, spettacoli (26%), un tuffo nella natura in ogni sua forma (23%). Solo una minoranza ristretta (10%) sente di volersi chiudere agli altri, e una minoranza ancor più ridotta (7%) teme i limiti di minori disponibilità economiche.

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Il quesito successivo (A quale delle tue abitudini di viaggio precedenti sei meno dispost* a rinunciare?) teoricamente il più complesso da interpretare perché l’unico a concedere risposte aperte – per conoscere più nel dettaglio l’entità del mutamento indotto, quindi dei timori, delle aspettative – in realtà si è mostrato comprensibilissimo.

La maggiore densità delle risposte infatti si è catalizzata con coerenza sulla possibilità di scegliere in autonomia i percorsi, la variazione anche improvvisa degli itinerari, la scelta di spostamenti indipendenti. In una parola, nella libertà.

A questo timore si accompagna da vicino, coerentemente, la limitazione della socialità: rinunciare ad avere contatti e possibili incontri nei viaggi o nei luoghi di arrivo sarebbe la privazione più insopportabile, strettamente legata alla difficoltà di varcare i confini nazionali e di avere vincoli per godere di musei e luoghi d’arte.

Il treno e l’aereo sono i mezzi a cui meno si vorrebbe dover rinunciare nelle modalità finora conosciute (e apprezzate); e infatti il loro complemento è il timore, che nelle risposte segue vicinissimo, della possibile scomparsa sia del low cost sia del last minute, mentre il famoso distanziamento fisico è percepito come molto straniante.  Inaccettabile poi sarebbe dover stare nella natura con vincoli e costrizioni.

Con le risposte ai quesiti successivi ci si affaccia nel futuro prossimo, ed è davvero interessante osservare il mutamento intervenuto, nel confronto con le “domande – specchio” precedenti.

Con chi? Il viaggio con amiche/amici totalizza quasi la metà delle scelte (col 49%) a scapito del partner (che passa dal 31% al 27%) e del viaggio in solitaria, che scende dal 27% al 18%. Ultima la scelta della famiglia oltre la coppia, che dall’11 % di prima scende ad appena il 6% di ora.

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Altrettanto lampante è il mutamento della spinta al viaggio: le scelte prevalenti rimangono, ma in una composizione molto diversa: la ricerca del diverso culturale scende dal 70% al 50% a tutto vantaggio della natura, una vera esplosione del desiderio: dal 16% al 32%, mentre rimane stabile la preferenza verso il riposo. Da segnalare l’apparizione – seppur minima – dell’opzione di viaggiare per dare sostegno a popolazioni straniere, la tipologia di viaggio solidale, prima del tutto assente.

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Anche la scelta dell’alloggio, rimasta eguale, cambia nelle proporzioni: un po’ meno alberghi (dal 49% al 47%) e b&b (dal 34% al 29%) a vantaggio del più rassicurante affitto di appartamenti (dall’11% al 17%) e, seppure in proporzione minima, dell’ospitalità presso amici (3%).

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Tra gli incentivi – pubblici e privati – che si potrebbero attivare il più gradito appare nettamente (50%) quello di avere un voucher da usare successivamente, incoraggiante per le prospettive, mentre un più conservativo e prudente rimborso parziale raggiunge il 30% e l’offerta di un transfer sanificato riscuote il 15% dei consensi.

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Dei tanti timori che sono usciti da quel vaso di Pandora che è stata la pandemia uno dei più sconfortanti è che i limiti durino molto, forse per sempre. Infatti, le indicazioni su quale si teme possa essere il più duraturo si distribuiscono per la prima volta su tutte le opzioni presenti, sia pure in proporzioni diverse. Il timore maggiore (39% ) si condensa sull’impossibilità di accedere alle frontiere e a luoghi a ingresso contingentato, come le isole; appare per la prima volta la paura (21%) di una crescita eccessiva dei costi; un’altra componente paventa limiti alle distanze da percorrere (18%), anche sul territorio nazionale; la socialità desta minori preoccupazioni (13%) e ancora meno (7%) la possibilità di accedere a musei e monumenti; infine c’è anche chi ha timore (2%) di essere costretto a viaggiare fuori stagione.

La domanda complementare a questa (quale di questi limiti già ora potrebbe impedirti di viaggiare del tutto) voleva comprendere, senza scendere nello specifico, come le paure – che possono essere e rimanere fantasmi – si trasformino in concrete scelte dell’oggi, e ci mostra una suddivisione precisa, senza frammentazioni. La netta prevalenza (57%) è di viaggiatrici guardinghe ed esigenti, che viaggeranno, ma non a qualsiasi condizione. Chi viaggerà comunque raccoglie il 23% delle adesioni, mentre una quota quasi simile (20%) potrebbe, all’opposto, essere così spaventata da non muoversi affatto.

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