Dal 17 ottobre al 14 novembre 2025 lo Spazio Thetis di Venezia ospita Venezia/Berlino. Profili urbani, la nuova mostra fotografica di Giovanni e Francesco Bertin, padre e figlio, a cura di Enrico Gusella. Un titolo che già annuncia un incontro, o meglio, un attraversamento: due città simbolo d’Europa, due sguardi che si riflettono, due generazioni che si confrontano nel linguaggio della fotografia.

Il progetto nasce come un viaggio visivo e concettuale tra Venezia e Berlino, due poli apparentemente opposti — l’una liquida, fragile, sospesa sull’acqua; l’altra solida, in continua ricostruzione e movimento — ma unite dal medesimo interrogativo: che volto ha oggi la città?

Il paesaggio urbano come specchio mutevole

Nelle immagini dei Bertin, il paesaggio urbano perde la sua stabilità per trasformarsi in superficie cangiante, riflesso, astrazione. Facciate, automobili, onde e superfici specchianti diventano materia visiva che si frantuma e si ricompone.
Come osserva il curatore Enrico Gusella, “sulle onde, lungo una strada, al di là di uno specchio, dentro un movimento” si compie la ricerca di padre e figlio: un’indagine sull’identità mutante delle città, sulla forma che cambia nel tempo e nello spazio.

A Venezia, l’acqua, il moto dell’onda e della marea trasforma i palazzi in miraggi, dissolvendone i contorni e moltiplicandone le fisionomie. A Berlino, invece, è il traffico urbano — le carrozzerie, le vetrine, le luci dei semafori — a restituire l’immagine frammentata di una città viva, in costante ridefinizione.
Due elementi diversi — l’acqua e il metallo, la lentezza e la velocità — ma entrambi specchi della stessa verità: la metamorfosi del contemporaneo.

Dialogo tra generazioni e tra città

La mostra è anche un dialogo familiare e simbolico.
Giovanni Bertin, nato nel 1953, porta con sé uno sguardo più meditativo, legato alla fotografia come esperienza del tempo, come riflessione sulla forma e sulla memoria. Francesco, classe 1988, ne raccoglie l’eredità, ma la proietta in avanti, verso una visione più dinamica e sperimentale, che accoglie la velocità visiva del presente.

Il loro incontro crea una narrazione doppia, in cui la città non è più solo soggetto ma interlocutore. Venezia e Berlino diventano allora due volti dell’identità europea, due corpi urbani che si rispecchiano l’uno nell’altro come in un gioco di rimandi: fluidità e solidità, memoria e ricostruzione, bellezza e contraddizione.

Una foto di Francesco Bertin

Una foto di Francesco Bertin

Fotografia come riflessione

Per Giovanni e Francesco Bertin, la fotografia non è mai semplice documentazione del reale, ma strumento per interrogare l’instabilità e la vitalità dello spazio urbano. Le loro immagini oscillano tra ordine e disordine, equilibrio e rottura, concretezza e sogno.
Le città non sono mai ferme: vibrano, respirano, si deformano. In questa tensione visiva si manifesta il senso più profondo della mostra — la fotografia come linguaggio che cattura il movimento dell’identità.

Città da vivere, non solo da guardare

Camminando tra le sale dello Spazio Thetis, le fotografie dei Bertin ci invitano a guardare la città come se la vedessimo per la prima volta. Venezia e Berlino, pur distanti per storia e geografia, si rivelano territori emotivi, luoghi da abitare con lo sguardo e con il pensiero.

La mostra diventa così una riflessione sul rapporto tra individuo e spazio urbano: come ci specchiamo nelle città che abitiamo? quanto del nostro sguardo contribuisce a definirne l’immagine?
In questo senso, Venezia/Berlino. Profili urbani è anche una metafora del viaggio contemporaneo: non solo movimento fisico, ma esperienza di percezione e consapevolezza.

Lo Spazio Thetis, si trova all’Arsenale Novissimo di Venezia