Perché le nobildonne seicentesche di mezza Europa volevano essere ritratte da Anton Van Dyck e solo da lui? La risposta è semplice, il suo stile prevedeva “eleganti interventi cosmetici”, per dirla con l’autore inglese Simon Schama che, riferendosi ai ritratti eseguiti alla corte inglese degli Stuart, li definisce “splendide menzogne”. Un precursore artistico degli interventi di chirurgia estetica dei nostri giorni: per questo il pittore di Anversa era più richiesto per i ritratti rispetto al grande contemporaneo olandese Rembrandt, che non esitava a riprodurre fedelmente sulla tela tutti i difetti e i segni dell’età della fisionomia dei suoi modelli. In altre parole, nelle opere del fiammingo, considerato da Rubens “il migliore allievo”, tutti apparivano più belli, e le donne ancora di più.

Anton van Dyck, Samson and Delilah, inv. DPG127, 1618-1620 ca., olio su tela, cm 152,3 x 232, Dulwich Picture Gallery, London
Nella mostra dedicata a “Van Dyck l’Europeo” dal Palazzo Ducale di Genova, un’intera sezione è dedicata ai ritratti femminili. In un secolo di guerre e di impegni maschili sui fronti di battaglia, le donne vengono spesso ritratte in abiti vedovili che, nei territori sotto dominazione spagnola come le Fiandre e la stessa Genova, sono contraddistinti non tanto dal nero quanto da un lembo appuntito della cuffia a ricoprire la fronte. Ma le donne di Van Dyck sono anche bellissime spose, o giovani aspiranti tali. Su una parete del Palazzo Ducale appare anche la giovane moglie del pittore, Lady Mary, conosciuta poco prima di morire alla corte di Londra: quello che normalmente è esposto al Prado di Madrid è uno degli ultimi ritratti dipinti dall’artista fiammingo, che sarebbe morto a soli 42 anni il giorno dopo la nascita della sua unica figlia.
Raccontano gli storici che fu lo stesso re Carlo I Stuart a raccomandare il matrimonio, perché il suo pittore preferito la smettesse di correre dietro alle cortigiane londinesi. La scozzese Mary Ruthven era la dama di compagnia della regina Enrichetta Maria, a sua volta molte volte ritratta dal pittore di corte, anche assieme al consorte Carlo come nel quadro esposto a Genova e proveniente dalla Repubblica Ceca. Nell’allestimento genovese si vede anche il collega e mentore di Van Dyck Cornelis De Vos, ritratto, chissà quanto fedelmente, assieme alla moglie Suzanna Cock e ai figli.
Durante i sei anni trascorsi in Italia, e soprattutto nel periodo romano (secondo i reportage dell’epoca snobbò i colleghi fiamminghi attivi a Roma rivendicando l’esclusivo viatico di Rubens), il pittore di Anversa dovette necessariamente dipingere anche soggetti sacri. Le splendide dame seicentesche dei suoi ritratti vengono qui trasfigurate e trasformate in Madonne, Sante Caterine e Sante Rosalie. Le 58 opere esposte a Genova fino al 19 luglio provengono dai musei di tutta Europa (Louvre, Prado, National Gallery, Uffizi, Brera), e l’esposizione è curata da Anna Orlando e Katlijne Van Der Stighelen.



