C’è un premio in UK dedicato all’arte contemporanea che si chiama Turner Prize. Ogni anno vengono selezionati quattro artisti (a volte cinque, a volte sei, ma di solito quattro) ai quali viene data una stanza in cui presentano le loro opere. A dicembre una giuria proclama il vincitore. Così da 40 anni. Un trampolino di lancio che ha visto Damien Hirst, Anish Kapoor, Tracy Emin entrare nel gotha degli artisti che contano.

Le opere dei quattro finalisti si possono vedere alla Tate Britain fino al 16 febbraio, quando si saprà chi lo ha vinto tra Pio Abad, Claudette Johnson, Jasleen Kaur e Delaine Le Bas. Segnati questi nomi perché ne risentirai parlare.

Io al Turner Prize ci vado da anni ma non avevo mai visto opere d’arte così belle. Non faccio parte della giuria e quindi il mio parere è ininfluente (anche se alla fine puoi affiggere in un’apposita bacheca quella o quello che per te sarà il vincitore), ma qui mi è quasi piaciuto tutto.

Ma si deve scegliere. E allora scelto. Delaine Le Bas, artista inglese di origini Rom, presenta una serie di lavori su tessuto leggerissimo, organza soprattutto, ma parla di morte, rinascita e rinnovamento. Avevo visto dei suoi lavori, sulla comunità rom e usando collage in tessuto, a una vecchia Biennale e anche allora ne ero rimasta incantata.

L'opera di Delaine Le Bas selezionata per il Turner Prize

L’opera di Delaine Le Bas selezionata per il Turner Prize

Temi forti, raccontati con materiali leggeri. Una bellissima contraddizione. Il mio Turner andrebbe a lei, se qualcuno mi ascoltasse. Nessuno, però, lo farà.