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Il nuovo volto post-covid delle città turistiche

Turisti, andate a casa‘. Questo era scritto, solo un anno fa, sui muri del centro di Barcellona. Oggi, dopo il passaggio del Coronavirus, ai turisti si farebbero ponti d’oro. Se solo ci fossero. A Barcellona, come a Venezia, Firenze, Roma.
Un articolo del Guardian racconta come, al di là dei lavori a rischio, delle strutture chiuse e che potrebbero non riaprire, quella della pandemia sia un’occasione per ripensare il modo di accogliere i forestieri nelle città da sempre prese d’assalto dalle orde di visitatori non sempre benvoluti dalla cittadinanza.

Vogliono tutti, indistintamente, più visitatori rispettosi e meno turisti. Almeno a parole. Possibilmente ricchi, visto che a Venezia (53.000 abitanti, 25 milioni di turisti all’anno prima del Covid) una capanna all’Excelsior costa 280 euro al giorno.

Intanto si stanno prendendo provvedimenti per regolare airbnb, che ha un po’ cambiato la faccia ad alcune zone di alcune città, come raccontano quelli di Slow News in una delle loro serie più interessanti. 

E i voli low-cost saranno anche loro tra le vittime designate del Covid, perché mandare turisti in giro per l’Europa a 20 euro a tratta non sarà più sostenibile.

Ad Amsterdam stanno cercando di ricreare un legame di affezione tra gli abitanti e il centro storico, altrove stanno pensando a come fare nuove e diverse azioni di marketing delle città, senza puntare più sul turismo di massa (detestato dagli abitanti) ma puntando a un viaggiatore più tranquillo, più curioso, meno frettoloso.

Viaggeremo meno, viaggeremo meglio? Forse. Viaggeremo da ferme, come ho detto tempo fa quando ho iniziato questa rubrica. Che, secondo me, è un modo di viaggiare bellissimo.




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