Intervistare il regista del film La Gioia, Nicolangelo Gelormini, è stato il mio little spark.
Il film era in gara alla 82ma mostra del cinema di Venezia, unico film italiano in gara. E Gelormini lo ha raccontato mettendosi a nudo in un modo toccante.
È un film che parla di truffe romantiche, quelle in cui cadono molte donne (e anche uomini) che si ispira a una storia vera.
“La sceneggiatura me l’hanno proposta. Io l’ho accettata perché mi ci sono rivisto, come tantissime altre persone, sono stato parte di quella fetta di società diseducata ai sentimenti. Questa storia nasconde soprattutto una storia di fraintendimento, prendiamo l’amore per altre cose: il desiderio di amare o di essere amati. Il sentimento che dovrebbe essere migliorativo si fraintende con altri tipi di rapporti manipolativi, la sofferenza d’amore è una delle tante possibilità di fraintendimento. E quando fraintendi le tue scelte non ti portano alla gioia ma alla sofferenza, che in amore non dovrebbe esistere. Il titolo del film è La Gioia, non gioia (che è il nome della protagonista, ndr)“.
La storia è quella di una professoressa non giovane e bruttina, che vive a casa con i genitori e che viene irretita da uno studente diciottenne che le prende tutti i soldi che ha facendole credere che servono per fuggire insieme. Storia vera, accaduta in Piemonte, e con un esito tragico come nel film.
“La protagonista è spregiudicata, si butta, ha una spinta vitalistica che le fa perdere qualsiasi freno”.
Perchè come protagonista hai scelto Valeria Golino, che è bella, e l’hai fatta diventare brutta?
“L’ho fatta diventare invisibile, più che brutta. È stata una sfida bellissima sia per me che per lei. Gli attori, tutti, si sono messi in una situazione scomoda. Anche Saul, che fa la parte del ragazzo, che nella vita è molto empatico, nel film non lo è. Nel film deve diventare un lupo che aggredisce la propria vittima”.
La scena più difficile da girare?
“L’ultima. È stata difficile anche per gli attori Quando ho sentito che avevamo raggiunto il ciak giusto, alla fine ho pianto”.
Il film rispecchia la storia vera?
“Il film è liberamente tratto dalla cronaca. Abbiamo rispettato le tappe ma non sappiamo cosa c’è stato in mezzo”.
Parliamo di truffe romantiche?
“Le app di incontri e l’intelligenza artificiale hanno amplificato questo problema. Donne e uomini entrano in relazione con persone che non esistono, che sono state create ad hoc. Noi abbiamo di fronte la proiezione del nostro desiderio, non persone reali”.
Qui il trailer del film.
