Le tre ciotole che il supermercato regala a Marta (Alba Rorhwacher) a fronte della spesa, che lei accetta e che il compagno chef Antonio (Elio Germano)  non vorrebbe hanno un significato profondo. Sono il simbolo di consapevolezza, cura e rinascita. Invitano a lasciare andare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale.

Il film, diretto dalla regista catalana Isabel Coixet, è tratto dal libro omonimo di Michela Murgia, scritto quando lei già sapeva della malattia. E nel libro (e nel film) la storia si ripete: Marta non solo viene lasciata dal compagno dopo anni di convivenza, ma scopre di avere un cancro incurabile. La malattia la rende però più forte e la porta a una serenità che non sapeva di avere.

La genesi del film

“La prima persona che mi parlò di Michela Murgia fu Roberto Saviano, che mi regalò una traduzione della Accabadora. Poi un produttore italiano mi propose il film tratto da Tre Ciotole e io dissi di no. Sapevo che il libro era autobiografico. Conoscevo la dimensione iconica della Murgia, che era morta da poche settimane. Oltretutto io sono spagnola, sapevo l’importanza della Murgia per gli italiani e non mi sembrava il caso. Ma lui insistette molto. Io lessi il libro e vidi soprattutto la storia di Marta, che mi interessava”.

Marta ha un destino simile a quello della Murgia: malattia e poi morte.

“La Murgia aveva una vitalità pazzesca. Poco prima di morire si sposò e fece una gran festa, dove tutti erano vestiti di bianco. Quando ha fatto l’ultimo scan ha chiesto che le mettessero musica pop”.

La solitudine del personaggio

Marta ha in casa il  cartonato a grandezza naturale di un cantante coreano con cui parla. Ha un significato questo personaggio di cartone?

“La Murgia, prima di morire, aveva sviluppato una passione per la musica k-pop e aveva iniziato a imparare il coreano. Ho lasciato tutto questo, anche se a me la musica coreana non piace, come omaggio alla scrittrice. Il cantante coreano sottolinea la solitudine di Marta ed è un parlare a se stessa più che a lui. Comunque lo faccio anche io: nel mio ufficio ho un cartonato di Agnes Varda a grandezza naturale e le parlo”.

Come ha scelto gli attori?

“Mi piace rendermi la vita facile e ho preso i migliori su piazza”.