Ogni capitale che si rispetti ha una grande strada di riferimento, quella su cui avvengono i fatti principali, dove sfilano le parate militari e le manifestazioni di protesta, dove nei giorni normali scorre il traffico, ci si incontra e dove si può anche semplicemente passeggiare certi di trovare qualcosa di interessante da vedere. A Parigi ci sono gli Champs Elysées, a Roma i Fori imperiali, a Berlino Unter den Linden, a Madrid la Gran Vìa. Anche Tbilisi ha i suoi Champs Elysées, si chiamano Rustaveli Gamziri. Il lungo viale dedicato alla celebrità letteraria medievale della Georgia (Shota Rustaveli, una versione caucasica del nostro Dante) parte dall’attuale piazza della Libertà, al centro della quale ai tempi sovietici svettava una gigantesca statua di Lenin, ora sostituita da un più ecumenico ma sempre altissimo San Giorgio dorato nell’atto di uccidere un drago altrettanto lucente. Lungo Rustaveli hanno sede il parlamento, diversi musei e teatri, l’università, ed è da sempre il luogo in cui si manifesta il dissenso, che in questa ex repubblica socialista sovietica, terra natale del famigerato Stalin, è sempre vivace. Dalla fine del 2024 è principalmente rivolto contro il governo dominato dal partito dell’oligarca filorusso Bidzina Ivanishvili. Controverso vincitore di elezioni non del tutto trasparenti, ha deciso di sospendere il percorso di avvicinamento all’Unione europea, a cui la maggior parte dei georgiani si sente invece legato più che al vicino continente asiatico.

Sempre sul viale Rustaveli si svolgono alcune delle più tragiche vicende novecentesche narrate dalla scrittrice Nino Haratischwili nella saga best seller L’ottava vita: in particolare, è proprio qui che, durante le rivolte del 1989, muore, ormai più che ottantenne, una delle protagoniste del romanzo, la bellissima Christine. E sempre qui, di fronte al Parlamento e alle bandiere (nazionali, europee e ucraine) che sventolano sotto gli occhi della polizia anche nei giorni in cui non ci sono proteste, dal 2018 ha aperto il grande museo privato delle Belle Arti. Sulla facciata dell’imponente edificio, costruito una decina di anni fa sulle rovine della precedente Casa degli Artisti, una grande aquila accoglie i visitatori. E’ la riproduzione di un reperto archeologico proveniente dall’antica città tempio del Regno di Colchide, Vani. In quel luogo che ospitò l’epoca d’oro della storia georgiana, la leggendaria Medea cedette agli Argonauti, per amore del loro capo Giasone il vello d’oro custodito proprio sulle rive del Mar Nero.

Nei 5 piani del museo, suddivisi da una scala centrale in vetro e acciaio, sono esposte 3.500 opere d’arte che oltre 100 artisti georgiani contemporanei hanno realizzato nell’ultimo secolo, durante e dopo l’epoca sovietica. Sono stati acquisiti nel tempo dall’imprenditore Gia Jokhtaberidze e da sua moglie Manana Schevardnadze, figlia dell’ultimo ministro degli Esteri dell’Unione sovietica ed ex leader della Georgia negli anni ’90. I collezionisti hanno deciso di renderli disponibili al pubblico e di costruire il museo nello scorso decennio, per restituire, attraverso ritratti, paesaggi e opere astratte dei più famosi artisti locali uno spaccato della società georgiana del secolo scorso e di quello in corso.