Mezz’ora di treno o poco più. Certo, i treni non sono un granché, somigliano ai regionali italiani, vecchi e male in arnese. Però puntuali. Si parte dalla stazione principale di Barcellona, Sants, ma anche da quella di Paseo de Gracia. Si arriva a Sitges, che è piccolina e si gira bene a piedi.

Sitges è sulla costa, e questo le fa già bene. Aria di mare, vento, sole, barche a vela e odore di pesciolino fritto. Già questo basterebbe per farne un luogo carino in cui passare un paio di giorni. Ma c’è di più. Il suo nome è legato al carnevale, alla comunità LGBT che la abita da tempo immemore, al festival del cinema horror che si tiene ad ottobre.

La chiamano la Ibiza in miniatura, la Saint Tropez della Spagna. Non so se questi nomignoli le rendono merito. Io cercavo dell’altro, e l’ho trovato. Nel mio caso, è stata la Ruta de los Americanos a portarmi fin là.

Nell’800 molti giovani di Sitges sono andati in centro America cercando fortuna. Hanno trovato un mercato che non vedeva l’ora di comprare (e di bere) il vino malvasia e moscatello e i vini del Penedès. In particolare molti sono andati a Cuba, che mantiene con Sitges un legame profondo. Alcuni sono rimasti, facendo fortuna. Come Facundo Bacardi, che ha fondato il rum Bacardi, per esempio. Altri hanno fondato città: Santiago de Cuba, per esempio.

Altri, che hanno ammassato notevoli ricchezze nel nuovo mondo, sono tornati. Ed essendo tornati ricchi, hanno voluto in qualche modo fare un po’ di show off presso i compaesani. Si sono fatti quindi costruire case molto belle e visto che erano gli anni del modernismo gli architetti ci hanno dato dentro con balconi di ferro battuto, finestre ornate, arzigogoli di ogni genere.

Uno degli edifici della Ruta de los Americanos a Sitges

Photo: Daniela de Rosa

Il risultato è la Ruta de los Americanos (così venivano chiamati quelli che tornavano dall’America), composta da 66 edifici, alcuni trasformati in albergo, altri ancora rimasti abitazioni, che si possono vedere tranquillamente in un giorno seguendo la piantina da ritirare all’Ufficio del Turismo, a due passi (ma due proprio) della stazione dei treni.

Difficile dire quale siano gli edifici più belli. Se posso segnalarne uno, la Villa Avelina de Bonaventura Blay, al numero 35 di Calle de la Isla de Cuba, è tra le più affascinanti. Ma farei un torto alle altre, davvero.

Uno degli edifici della Ruta de los Americanos a Sitges

Photo: Daniela de Rosa

A Sitges si stabilì il pittore Santiago Rusinyol, dando il via a una serie di artisti e intellettuali che lo seguirono.

Da ricordare anche il Museo Maricel, che vale una visita, non fosse altri che per il palazzo che lo ospita. E la Cattedrale, di fronte al mare, con un paio di retablos fantastici, barocchi ed esageratissimi, come si usa in Spagna, cultura che non ha paura del “troppo”.

Photo: Daniela de Rosa

La ruta, il museo e molto altro si possono vedere con una visita guidata, prenotandola da AgiSitges.