Fino al 27 luglio alla Villa Reale di Monza si può vedere la prima mostra italiana in assoluto dedicata a Saul Leiter, fotografo americano destinato a fare il rabbino come il padre ma fuggito a New York per amore della pittura e della fotografia.
Le foto di Saul Leiter, molte in bianco e nero, qualcuna a colori, sono sempre prese nella città in cui viveva: usciva a fare un giro del suo isolato con la macchina fotografica e tornava con scatti che sarebbero diventati iconici. Non la New York del progresso, dei grattacieli, della frenesia, ma quella quasi sussurrata delle giornate di pioggia, della nebbiolina, delle persone prese di spalle o semi coperte da un lampione, da un palo.
La mostra si intitola “una finestra punteggiata di gocce di pioggia” perché è questa la sensazione che Leiter cercava: il sottile, il non detto, lo sfumato.
A New York doveva piovere molto negli anni ’40 e ’50, oppure Leiter non scattava mai nei giorni di sole. L’atmosfera grigia e bagnata, il fumo che sale dai tombini, gli ombrelli aperti, le sedie abbandonate e rovesciate gli si confacevano di più. I suoi sono haiku fotografici più che foto vere e proprie.
Le foto in mostra sono 126 in bianco e nero e 40 a colori, tutte di piccolo formato. Poi ci sono le foto su cui dipingeva a distanza di anni e alcuni acquarelli (Leiter nasce come pittore prima che fotografo).
La mostra è curata da Anne Morin e organizzata da Vertigo Syndrome.


