Museo della Follia, San Servolo

Venezia, i pazzi nel museo

Venezia Serenissima era troppo bella, troppo nobile, troppo delicata per ospitare persone o attività sgradite o pericolose. I soffiatori del vetro vennero quindi spostati a Murano, a Sacca Sessola vennero spediti i malati di tubercolosi, Poveglia era il ricovero degli appestati. E San Servolo dava ricovero ai matti. A quei «60 poveri schifosi, vaganti per la città» che la nobildonna Anna Vendramin Loredan (cuore grande, ma un modo di esprimersi un po’ rozzo, diciamocelo) fece sistemare nel 1809 nell’isola, precedentemente ospedale militare, un po’ per aiutarli, un po’ per toglierli dalla vista della Venezia-bene.

I manicomi non esistono più, da quando Franco Basaglia li fece chiudere nel 1978. Ma a San Servolo rimangono le testimonianze di come vivevano e come erano curati i 60 afflitti da malattie mentali.

Museo della Follia - San Servolo

Strumenti usati per la cura dei malati di mente

‘La follia reclusa’, è il nome del museo. Niente mezzi termini. Qui si vuole sottolineare la dimensione emarginante e segregante del manicomio stesso. Ci sono documenti (riproduzioni di cartelle cliniche, registri, stampe, fotografie) che raccontano la storia dell’ospedale, gli strumenti di contenzione (manette, blocca caviglie, manicotti) all’epoca molto usati, le docce per l’idroterapia, oggetti appartenuti ai pazienti e perfino un pianoforte,  a testimonianza che si provavano strade alternative, come la musicoterapia, insieme però all’elettroshock.

Delle malattie si sapeva poco. Per studiarle si pensava fosse utile guardarci dentro. Ecco quindi il tavolo anatomico originale e la raccolta di 11 crani e 12 cervelli, tutti patologici.

Non posso garantire che sia una visita ‘leggera’. Ma utile sì. E interessante anche. Oltre al fatto che sei a San Servolo, la piccola isoletta di fronte a San Marco, ti allontani per qualche ora dalla pazza folla (che virus o non virus affolla sempre l’area marciana) e scopri cosa c’è dietro l’angolo. E dietro ogni angolo c’è sempre qualcosa che vale la pena vedere.

San Servolo chiesa

Se il Museo della Follia è troppo, puoi sempre rifugiarti nella chiesa.

 




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