Mario Giacomelli è nato 100 anni fa, a Senigallia. E Palazzo Reale di Milano gli dedica una mostra, intitolata Mario Giacomelli, il fotografo e il poeta.
Che non comprende solo quello per cui è più famoso, le sue foto più poetiche e più dolci, ma anche drammatiche, quelle sui seminaristi che vanno sotto il titotlo di “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, da un verso di Padre David Maria Turoldo.
I due curatori, Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, hanno saputo tirare fuori tutti i temi di Giacomelli, ma proprio tutti e la mostra mi ha piacevolmente sorpresa.
I seminaristi felici
I seminaristi che giocano nella neve, fanno il girotondo e ridono felici, sono ciò per cui Mario Giacomelli è più conosciuto. Sono in effetti fotografie piene di poesia, delicate, dove il bianco è bianchissimo e il nero delle tonache è profondo. C’è la riflessione sulla vita dei pretini, sul loro desiderio di ritagliarsi un momento di divertimento “normale”. Il seminario di Senigallia era vicino alla casa in cui Giacomelli viveva e il fotografo lo frequentò a lungo, per conquistare la fiducia dei seminaristi, prima di tirare fuori la macchina fotografica. Siamo all’inizio degli anni ’60 e Giacomelli era giovane e autodidatta. Il figlio del fotografo, Simone, spiega che la serie nasce dl desiderio di mettere in luce il divario tra una vita contadina, magari faticosa ma libera, e quella dei seminaristi, a volte obbligati dai genitori a intraprendere la vita religiosa, che speravano di dare un futuro migliore ai loro figli.
Giacomelli ricorda l’incontro con un padre contadino che porta il figlio in seminario. Il bambino ha 11 anni e piange. Preferirebbe fare il contadino, lavorare la terra con le mani, soffrire magari. Ma il padre è irremovibile. Giacomelli scattò ma poi non ebbe il coraggio di stampare quelle foto.
Il cappllano della parrocchia, don Enzo Formiconi, nominato rettore del seminario, lo introdusse a quel mondo. Le foto, una volta circolate, non piacquero alla Chiesa, che le trovò offensive e colpevoli di ridicolizzare la tunica talare. Don Enzo venne sollevato dal suo incarico e mandato a insegnare a Fano. A Giacomelli venne interdetta l’entrata nel seminario.
Le giostre e non solo
Non solo pretini ci sono nella mostra milanese. Anzi, il grosso della mostra è fatto di altro. Di foto dure, dei contadini emigranti, di foto della terra, di foto dei fili di metallo accartocciati, e foto delle giostre, apparentemente leggere e felici ma tragiche. Tutte le sue foto provengono da poesia (e il titolo della mostra lo sottolinea), con sezioni dedicate a Leopardi, Corazzini, Cardarelli e Montale.
La mostra chiude il 7 settembre 2025.


