Dopo 40 anni torna a Milano, e in grande spolvero, Edward Munch, pittore norvegese assai famoso per l’Urlo, ma creatore di molta altra pittura, tutta ugualmente angosciante.

Non sono certo la tipa che si tira indietro davanti a un quadro, un libro o un’opera che parlano di angoscia. Quindi la mostra l’ho vista e mi è anche piaciuta. Ma ammetto che di allegro non c’è assolutamente niente, tranne il fatto che Munch usa dei colori intensi, che potrebbero sembrare allegri (non lo sono) che a volte possono forse tirarti su di morale, almeno se ami il colore. (E a questo proposito ci sono dei punti di approfondimento proprio sul colore e sul simbolismo usato da Munch).

I suoi titoli di solito si chiamano Malinconia, Malattia, Lotta contro la morte. D’altra parte la mostra si intitola Munch, il grido interiore, è stata organizzata da Arthemisia, è stata appena aperta a Palazzo Reale di Milano dove resta fino al 26 gennaio.  Curatrice, un’esperta di Munch come Patricia G. Berman. Certo, il pittore, già nato sotto cieli non proprio allegri, ha avuto una vita segnata da grandissimi dolori: la madre e la sorella muoiono di tubercolosi, poi muore il padre, poi ha una relazione tormentata e infelice con Tulla Larsen. Insomma, tanto tantissimo male interiore, che si riversa nella sua pittura. E non solo. Perché Munch sperimenta anche con cinema e fotografia, come si può vedere dai video in mostra, da lui girati.

Un'opera di Edward Munch

Edward Munch, Self-portrait in Bergen

In mostra 100 opere che arrivano dal museo di Oslo, bellissimo e fatto di tredici piani tutti dedicati al pittore. C’è una delle tante versioni dell’Urlo (non il dipinto ma una litografia), una delle opere più copiate al mondo.

Edward Munch viene annoverato tra gli artisti maledetti, insieme a Bacon, Van Gogh, Pollock, Frida Kahlo. Artisti in cui la vita, segnata da dolori, lutti, tragedie, ne ha segnato l’umore e l’arte. La sua vena è assolutamente introspettiva, dopo un periodo (lungo) in cui l’arte si dedicava a rappresentare l’esterno, la natura, i paesaggi e gli edifici.

Un'opera di Edward Munch

Persone senza volto, senza occhi, senza fattezze. Photo: Daniela de Rosa

La mostra, comunque, ha un vantaggio. Si conosce Munch solo per l’Urlo, quando in realtà c’è molto di più e questa è l’occasione per scoprirlo.

Dato che per capire un artista bisogna inserirlo nella sua cultura, nei suoi luoghi e nella sua epoca, parallelamente alla mostra, e con il contributo dell’Ambasciata Norvegese, ci saranno film e concerti di artisti e musicisti norvegesi, alla Cineteca Milano Arlecchino.

Come tutte le mostre che si rispettino anche questa ha i suoi sponsor, che vanno giustamente celebrati.  Statkraft, Generali, special sponsor come Ricola e soprattutto Trenitalia. Chi arriva con un biglietto di una delle Frecce può usufruire di uno sconto del 25% sul biglietto d’ingresso.