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Guida di Modena, la godereccia

Sicome Modna l’è nèda in di padòi, bastèva piantèr in tèra un cavéc per fer ‘na funtanèina; alora i mudnés, anch per via del decoro, al post di cavéc i tachén a druvèr la trivèla per fer di pàz“. (Luigi Zanfi) (Siccome Modena è nata nelle paludi, bastava piantare un bastone appuntito per fare una fontanina; allora i modenesi, anche per via del decoro, invece dei bastoni iniziano a usare la trivella per fare i pozzi).

Scavare: ecco la parola d’ordine per scoprire Modena. La passione per i dettagli è decisamente uno strumento che chi vuole immergersi nell’atmosfera geminiana deve ricordare di infilare nello zaino, più di qualsiasi cartina o guida turistica. Molto accogliente già al primo impatto, Modena dischiude al visitatore meno superficiale meraviglie inattese, e rivela la cura, mai affettata, che i modenesi mettono nel vivere e nel plasmare la loro città: dalle scenografiche vetrine dei negozi di gastronomia alla luminosa magnificenza di piazza Grande.

Un po’ di storia

I segni della prima consistente civilizzazione risalgono alla presenza degli Etruschi, fra il VI e il IV secolo a.C., seguiti poi dai Celti. Mutina, l’antico nome latino della città, sembra derivare da Mut, termine etrusco che stava ad indicare un piccolo rialzo del terreno, mentre altri studiosi fanno risalire l’origine del nome della città al termine celtico Mouden, dal significato molto simile a quello etrusco. Nel 183 a.C. Modena divenne colonia romana e, in seguito alla costruzione della Via Emilia (187 a. C.), che collegava Rimini a Piacenza per una lunghezza di 255 km, la città divenne uno snodo fondamentale per i commerci fra Roma e le regioni settentrionali dell’impero. A quel tempo Modena godeva di una fitta rete di canali navigabili collegati al Po (e di cui resta ancora traccia nei nomi di alcune strade cittadine, come Corso Canalgrande, Corso Canalchiaro e via Canalino). Secondo quanto riporta Plinio il Vecchio, Mutina era già rinomata per le sue produzioni di tessuti, di ceramica e di vino. Semidistrutta dai barbari nel corso del IV secolo, abbandonata nei secoli V e VI a causa di guerre e alluvioni, la città risorse attorno all’episcopio e, sotto il governo vescovile (secoli VIII-X), poté godere di privilegi imperiali ed entrare nella sfera di influenza dei signori di Canossa. Attorno al nucleo antico della Mutina romana, si sviluppò la Modena medievale e rinascimentale, a pianta pentagonale, chiusa entro la cerchia delle mura fatte costruire da Ercole I d’Este, sostituite, dopo l’unità d’Italia, da un ampio anello di viali alberati. Gli Estensi governarono dal 1289 al 1306, dal 1336 al 1510 e tornarono nuovamente in città nel 1527, dopo un periodo di governo prima imperiale e poi papale. Nel 1598 trasferirono la Corte da Ferrara a Modena, che diventò così capitale e vide sorgere il nuovo Palazzo ducale (1634). Nel 1796 entrarono in città le truppe francesi e diedero inizio ad un dominio che durò, tra alterne vicende, fino al 1814. Da quell’anno, i duchi austro-estensi Francesco IV e poi Francesco V governarono lo Stato fino al 1859.

Dormire

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Mangiare

Un cappuccino e una brioche non sono certo difficili da trovare in nessun bar di Modena, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Vale la pena comunque di segnalare il forno San Giorgio in via del Taglio, la Torrefazione di via Farini a due passi dall’Accademia militare e il Caffè del Collegio che si trova in una zona particolarmente vitale all’incrocio tra l’università, piazza Grande e il mercato coperto di via Albinelli. Per gli spuntini e due chiacchiere in relax è particolarmente indicato il nuovo Caffè Santeufemia 26, nell’omonima via che offre una grande varietà di te, caffè e cioccolata in tazza. Appuntamento imperdibile è quello dell’aperitivo: il bar Embassy di via Bellinzona (angolo via Vignolese) ha un buffet irresistibile e un’atmosfera molto glamour (qualcuno si è spinto a definirlo “il locale della Modena-che-va”, altri lo evitano come la peste bubbonica, beffandosi di chi sostiene di essere arrivato all’”Emba” direttamente dal mare pur esibendo il pareo perfettamente stirato e i capelli freschi di piega…). Il Caffè dell’Orologio, in piazzetta delle Ova (cioè letteralmente sotto la Ghirlandina) – noto per aver offerto liquori per 24 ore a tutti modenesi nella notte della Liberazione nel 1945 – è un’alternativa molto gradevole, così come la Bodeguita e il Cavatappi di via Gallucci. Anche chi vuole qualcosa di più sostanzioso non faticherà a trovare un ristorante all’altezza delle aspettative dei turisti enogastronomici che girano l’Emilia in lungo e in largo. Facendo attenzione ai pochi locali con menu a prezzo fisso per turisti sprovveduti, il centro storico pullula di trattorie ruspanti, osterie raffinate e ristoranti di qualità.  Molti ristoranti servono ottimi vini, anche per chi non ama il verace (ma, ahimè, frizzante) Lambrusco locale. Solo per citarne alcuni:

Cucina Del Museo
via Sant’Agostino 7
tel 059 217429

Cinque tavoli in tutto, cucina eccellente, esperienza unica. Non esattamente a buon mercato.

Stallo Del Pomodoro
Largo Hannover, 63
tel 059 214664

Cucina creativa, frequentato dai più giovani.

La provincia modenese offre una scelta di ristoranti talmente ampia che citarne solo tre non rende giustizia alla varietà e alla qualità della proposta gastronomica locale. A chi è dotata di un’automobile, consiglio semplicemente di spingersi nell’entroterra, sia verso la “bassa”, a nord, sia verso le montagne, e di farsi tentare dagli agriturismi, dalle trattorie e dai ristorantini che sorgono a decine un po’ ovunque. In primavera, chi volesse godersi lo spettacolo dei ciliegi in fiore può senz’altro muoversi in direzione di Vignola e le colline alle sue spalle seguendo la Strada dei vini e dei sapori, o magari spingersi fino a Sestola e godersi un lauto pranzo di ritorno da una passeggiata alle pendici del monte Cimone.

Shopping

Chi volesse fare incetta di aceto balsamico, tortellini, amaretti, lambrusco, zampone, prosciutto, parmigiano, tigelle (o crescentine, per chi viene dalla montagna modenese), nocino e sassolino potrà fare un passaggio presso la salumeria di Fini in Piazzetta San Francesco, presso la Salumeria Giusti (presente a Modena dal 1605) in via Farini o in uno qualunque dei negozi di gastronomia che non mancano nel centro storico. Un discorso a parte merita poi il Mercato coperto di via Albinelli, vero e proprio cuore pulsante della città, sempre fornitissimo di ogni genere di specialità alimentari, dai salumi e formaggi alla frutta e verdura, e circondato di bar e caffè dove i clienti del mercato si incontrano e scambiano opinioni in un’atmosfera ancora “vecchia Modena”. È lì, e in piazza Grande, che si ascolta il dialetto più puro, il vero mudnés. Via Emilia centro ha per ora resistito alla deleteria invasione dei centri commerciali che abbondano nella semi-periferia della città. Negozi di abbigliamento, di antiquariato, di dischi e libri, di articoli sportivi, oreficerie e negozi “etnici” continuano a ricevere le visite dei modenesi e non che si godono l’isola pedonale estesa a tutta la via Emilia.

Da vedere

Il Duomo di Modena ha da poco compiuto 900 anni e li porta piuttosto bene: tra i più fulgidi esempi di romanico al mondo, è stato dichiarato nel 1997 patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Si affaccia sulla piazza Grande e fa bella mostra dei bassorilievi scolpiti da Wiligelmo sulle architetture essenziali e possenti pensate da Lanfranco. Tra il 1099 e il 1120 e dal 1160 al 1322 vi furono attivi, di padre in figlio, i Maestri Campionesi. All’interno del duomo, nella cripta, sono custodite le spoglie del santo protettore della città, San Geminiano. La torre del Duomo, orgoglio dei modenesi e simbolo di Modena, è la Ghirlandina e deve il suo nome alle balaustre che ne incoronano la guglia. Al suo interno è custodita una copia della Secchia Rapita celebrata nell’omonimo poema di Tassoni. La statua della Bonissima (per tutti i modenesi Bunéssma), nell’angolo di piazza Grande dove inizia via Castellaro, veglia dal 1268 sui geminiani che si ritrovano in centro per scambiare opinioni sugli eventi che interessano la città. La Bonissima, sotto la quale erano incise le unità di misura, sarebbe la garante simbolica dell’onestà del commercio. Ma la fantasia popolare preferisce un’altra spiegazione, che parla di una signora ricchissima, «nomata Bona», che spese molto per aiutare i poveri. Sullo stesso lato della piazza di trova la Preda ringadora (pietra delle arringhe), enorme masso di marmo usato in età comunale come palco per gli oratori che arringavano la folla. Molte chiese della città, sorte in epoca romanica, sono state poi rifatte in stile barocco. Tra queste, le chiese di San Biagio, San Bartolomeo e Sant’Agostino. La chiesa di San Vincenzo ospita la Cappella funebre degli Estensi, mentre la Chiesa del Voto fu costruita nel Seicento in ringraziamento alla Vergine per aver fatto cessare la peste. Cinquecentesca è invece San Pietro, la prima chiesa sorta a Modena, innalzata secondo la tradizione sulle rovine di un tempio pagano. Tra i suoi tanti tesori spiccano sei statue in terracotta di Antonio Begarelli, celebre artista modenese del XVI secolo, le cui opere si possono ammirare anche in San Francesco (la Deposizione) e San Domenico. Il settecentesco Palazzo dei Musei ospita la mostra permanente Del Codice Miniato, che comprende fra l’altro la Bibbia di Borso d’Este (XV secolo) e il De Sphaera. È inoltre sede di importanti musei: la Galleria Estense con Museo Lapidario, il Museo Civico d’Arte, il Museo Civico Archeologico ed Etnologico, L’Archivio storico comunale, La Biblioteca civica d’arte Poletti, la Biblioteca Estense e la Gipsoteca Giuseppe Graziosi. L’Accademia militare sorge all’interno del Palazzo Ducale di Modena, che fu eretto a partire dal 1635 sulle fondamenta dell’antico castello della città. Nel 1678 l’edificio divenne la prima accademia militare al mondo. Al progetto pare abbiano partecipato anche Francesco Borromini, Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cordona. Il Teatro Comunale fu costruito nel 1838 per volontà del podestà di Modena per sostituire la vecchia sala di via Emilia. La sala in stile neoclassico è ellittica e ha una capienza di circa 900 spettatori. Contiene 116 palchi distribuiti su quattro file, mentre nella quinta fila è situato il loggione. L’eccellente acustica e l’eleganza architettonica ne fanno uno dei più preziosi teatri italiani. (La biglietteria è in corso Canalgrande, 85) Il Teatro Storchi prende il nome da Gaetano Storchi, commerciante modenese che fece costruire l’omonimo teatro a proprie spese al fine di soccorrere i malati e i bisognosi con l’utilizzo di una parte degli introiti serali. (La biglietteria si trova in largo Garibaldi, 15). Infine, per chi vuole godersi la Modena dei vicoli e dei portici, è d’obbligo una passeggiata nella graziosissima via Sant’Eufemia, nell’animata via del Taglio e sotto i portici del collegio San Carlo. Al parco Novi Sad (che si estende oltre il Foro Boario, sede della facoltà di Economia, e che ospita annualmente la manifestazione Pavarotti & Friends) si tiene la terza domenica di ogni mese il mercato dell’antiquariato, che ha fama di essere uno dei più prestigiosi d’Italia.

La sera

Recentemente rivitalizzato dopo una lunga serie di anni bui, il centro storico offre ora moltissime possibilità per bere una birra, sorseggiare un bicchiere di vino, fare due chiacchiere con gli amici o anche solo sedersi a guardare il passeggio. Il Caffè Concerto merita certamente una menzione, se non altro per il fatto di trovarsi in piena piazza Grande, nell’edificio del Comune a pochi metri dal Duomo e giusto accanto alla preda ringadora (la pietra delle arringhe, sulla quale la leggenda narra siano passati, tra gli altri, anche Francesco Guccini e Victor Sogliani dell’Equipe 84). I concerti sono di solito di buon livello. Il Griffin’s di largo Hannover è un frequentatissimo Irish pub dove si danno appuntamento specialmente gli studenti universitari, gli amanti della birra e gli anglofoni. La vicina via Gallucci, poi, è particolarmente animata, specialmente d’estate, e offre pub, baretti, osterie e enoteche (spiccano i Picari, la Bodeguita e Mr. Brown). Da segnalare anche la Vecchia Scarpa, nella vicina via Scarpa e la Vecchia Pirri, proprio dietro al Teatro Storchi. Una gradevolissima novità (degli ultimi due – tre anni), è la piazzetta della Pomposa, piena di gente che si incontra e si “inchiacchiera” durante l’estate, ma animata anche d’inverno. Lo Juta è il principale locale che si affaccia sulla piazza, animato una sera alla settimana (di solito il sabato) dai dj di Antenna 1 Rock Station, emittente storica per gli amanti della musica beat, glam, punk, new wave, pop ed elettronica. Seguendo l’adiacente via del Taglio si arriva poi all’Enoteca della Compagnia di via del Taglio, probabilmente una delle migliori di Modena. Poco lontano, dirigendosi verso il Palazzo dei Musei, ci sono il Pernilla, piccolo e raccolto jazz club, e l’Exalumeria, un caffè pub dallo scenografico bancone. Il 212, un po’ fuori dal centro, è un altro ritrovo molto frequentato; il servizio merita una nota di merito per la rapidità e l’efficienza. Il Baluardo della Cittadella, edificio noto per aver fatto da cornice all’impiccagione del patriota e rivoluzionario Ciro Menotti, ospita happy hour letterari e concerti jazz. Altri punti di riferimento per le serate cittadine sono il Red Lion Pub e il Rock Café. Per chi volesse avventurarsi nella provincia, in estate c’è il Parco Rio Gamberi di Castelnuovo Rangone: il bar all’aperto, che serve anche pranzo e cena, è inserito in una gradevole cornice verde e si avvale di personale giovane e dinamico guidato dal mitico Luciano. Offre buona musica, cocktail d’autore e un ambiente quasi da spiaggia. Da provare anche la Tosteria di Bomporto per la larga scelta di vino al calice e il pantagruelico buffet al bancone. Chi pensa che le due di notte sia un orario da educande, troverà nei dintorni della città locali per tutti i gusti. La Crepa, sulla via Emilia ovest a Tre Olmi, è una discoteca famosa per la presenza dei giocatori del Modena calcio e per vari ospiti più o meno alla moda. Più vicino al centro c’è lo Snoopy che ha conosciuto nelle ultime due stagioni un grande successo. Altrettanto note sono Le Scuderie di Spilamberto, locale con ampio giardino – quindi prevalentemente frequentato d’estate – il Joia di Rubiera e il Moro, locale molto “in” vicino all’uscita di Modena Sud. Tutt’altro genere di locale sono il Vibra e il MORe, circoli culturali con una proposta musicale e artistica alternativa d’avanguardia. Consigliatissimo (almeno da me) è il Vox di Nonantola, locale a due piani con una divisione degli spazi che permette di scatenarsi nelle danze, ma anche di passare una serata ascoltando buona musica e facendo due chiacchiere. Il Vox è noto in tutta l’Emilia per il suo programma di concerti che comprende artisti internazionali e italiani. Di solito ha una variante estiva che si chiama Mata Hari. Per essere sempre aggiornati sugli eventi e sui locali a Modena, comunque, è utile consultare il News, rivista gratuita che si trova facilmente nei locali pubblici e che offre una panoramica sulla vita notturna della città. Anche il sito web del Comune di Modena è una fonte preziosa di informazioni.

Consigli

L’ideale per muoversi nel centro di Modena è usare mezzi propri, cioè… camminare. Che si percorra la via Emilia partendo dal lato del teatro Storchi o da quello del Palazzo dei Musei, l’importante è farsi guidare dal caso, dalle indicazioni dei modenesi e magari anche dagli odori che provengono dalle pasticcerie, dai negozi di gastronomia e dalle torrefazioni. Se proprio vi perdete, la torre della Ghirlandina è sempre un’ottima stella polare. I modenesi stanno gradatamente abituandosi alla presenza di turisti e stranieri. Francesco Guccini l’ha chiamata “Piccola città, bastardo posto”, e un motivo c’è. Probabilmente Modena sconta ancora un certo provincialismo che – anche in tempi di internet e globalizzazione – si manifesta a volte in una tendenza ad essere abitudinari e poco curiosi di scoprire che cosa c’è dietro l’angolo. È vero che qualche amico “forestiero” mi ha chiesto, piacevolmente stupito, come mai a Modena le ragazze non ti mandano a quel paese immediatamente se rivolgi loro la parola, e si fermano invece a parlare con te del più e del meno; ma è altrettanto vero che nel muro di gente che popola via Gallucci si trovano anche gruppi di persone che si conoscono e frequentano da anni, se non da generazioni, e raramente vedono turbata la loro quiete. In realtà, spesso basta chiedere un’informazione, magari proprio sui locali e sugli eventi della serata, e ci si trova all’istante coinvolte nella conversazione.

Sconsigli

La zona della stazione delle corriere e di quella dei treni non sono particolarmente raccomandabili durante la notte, così come l’area intorno allo stadio. Se vi muovete in auto, non incaponitevi a voler parcheggiare il più vicino possibile al centro: potete lasciare il mezzo leggermente all’esterno dei viali che circondano il centro e guadagnare a piedi via Emilia, evitando così estenuanti ricerche di un posto libero e corse affannose contro il parchimetro.

Hanno detto di Modena

Modana siede in una gran pianura, Che da la parte d’austro e d’occidente Cerchia di balze e di scoscese mura Del selvoso Apennin la schiena algente; Apennin ch’ivi tanto a l’aria pura S’alza a vedere nel mare il sol cadente, Che sulla fronte sua cinta di gelo Par che s’incurvi e che riposi il cielo.
Alessandro Tassoni 1622/1630

Piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi, o fu il fato che in tre mesi mi spinse via? Piccola città, io ti conosco: nebbia e fumo, non so darvi il profumo del ricordo che cambia in meglio; ma sono qui nei pensieri le strade di ieri, e tornano visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano. (…)
Francesco Guccini, 1972

Ho pranzato a Modena, la più pulita e gaia città italiana che ho fin’ora visitato.
Stendhal, 1816

Questo mio compagno mi fece vedere tutto quanto c’era di più interessante in città. Tra l’altro il Palazzo Ducale, che è di grandissima bellezza e magnificenza, e la preziosa collezione di quadri che allora stava ancora a Modena e che il re di Polonia acquistò. Ero curioso di vedere quella celebre secchia che è soggetto della Secchia rapita del Tassoni; la vidi nel campanile della Cattedrale dove sta sospesa ad una catena di ferro: Mi divertivo assai bene, e credo che il soggiorno a Modena mi sarebbe andato a genio, specie per la società dei letterati che vi è abbondante, per gli spettacoli che vi sono frequentissimi…
Carlo Goldoni 1787

Modena, ogni volta che rientro le belle sue mura sogguardate maestosamente dall’Appennino, mi mette addosso una gran voglia di pensamenti e di studi severi. Bologna fu la città dotta, Modena è la città studiosa: Ferrara fu la città epica, Modena è la città storica: altre città parecchie d’Italia saranno artistiche, Modena è critica.
Giosuè Carducci 1872

Era un tempo piacevolissimo, quando entrammo in Modena, e la penombra in cui erano immersi i cupi portici situati sui marciapiedi ai due lati della vita principale, appariva fresca e piacevole, per contrasto col cielo luminoso e meravigliosamente turchino…
Charles Dickens, 1844-45

Il più bel duomo dell’Emilia ed il più famoso libro miniato d’Italia si trovano a Modena. Il duomo di Modena è un’antologia e una miniera della scultura romanica…
Guido Piovene, 1953-56

(Tranne la canzone di Guccini, le citazioni sono raccolte sul sito www.circuitocittadarte.it)

Modena e’ raccontata da Chiara Giovetti




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