Caldo torrido, soffocante, disumano. Sabbia dappertutto: negli occhi, tra i denti, nei vestiti e nel cibo. Scorpioni, scarafaggi, capre. E lo sguardo liquido dei cammelli, che ti guardano come a dire “Ma chi te l’ha fatto fare?”. Il deserto è una fatica immane, una sudataccia, un supplizio, quasi. Eppure, per migliaia di appassionati, la parte mauritana del Sahara è una vera ossessione, un luogo magico dove trovare una Coca ghiacciata può diventare un’esperienza quasi mistica e il bar del campeggio si trasforma in un crocevia di storie di viaggi, un po’ vere e un po’inventate, che non ci si stanca mai di ascoltare e raccontare. E, dopo la sabbia, le biblioteche islamiche scampate al deserto, le carovane e i dromedari, si può sempre fare un salto in spiaggia lungo la costa atlantica, oppure sbirciare il primo verde dell’Africa subsahariana tra i pascoli e gli arbusti del Sahel.

di Chiara Giovetti

Warning: a onor del vero, occorre dire che in Mauritania di donne che viaggiano sole se ne vedono proprio pochine. Questo non significa che i pericoli siano maggiori che altrove. Significa solo che se si è in più d’una è meglio e che è indispensabile, imprescindibile, essenziale parlare francese, organizzarsi bene e fare attenzione.

Muoversi

In città ci si muove a piedi (la Mauritania non ha certo grandi metropoli) o in taxi, pagando per una corsa l’equivalente di circa un euro o condividendo l’auto con altri passeggeri, nel qual caso il prezzo si abbassa. Per le grandi distanze, le possibilità sono varie ma per scegliere il mezzo è fondamentale aver ben chiare in mente due cose: il budget su cui potete contare e il tipo di viaggio che intendete fare. Non è solo questione di più o meno comfort: se optate per il trasporto in comune – i cosiddetti taxi brousse o gli autobus, peraltro piuttosto rari – allora potete muovervi di città in città, attraversando tratti di deserto ma rimanendo sull’asfalto. Se invece decidete di noleggiare un 4×4 con autista, allora cambia tutto: potete lasciare le strade principali e avventurarvi sulle piste o in mezzo alle dune.
Altra possibilità, almeno per quanto riguarda la tratta tra Nouadhibou– Choum – Zouerat, è la ferrovia che collega la costa al cuore del deserto mauritano. Gli orari variano in modo piuttosto arbitrario, i ritardi sono spesso mostruosi, ma una volta partiti l’esperienza è più unica che rara: viaggerete sul treno più lungo del mondo – due chilometri di vagoni passeggeri e minerali – che sfreccia in pieno Sahara trasportando verso la costa il ferro delle miniere di Zouerat. Quando viaggia nella direzione opposta, invece, porta l’acqua agli abitanti del deserto e accompagna i profughi saharawi fino al capolinea, da cui continueranno attraverso la sabbia per raggiungere Tindouf, in Algeria.

Se invece arrivate con un mezzo di trasporto vostro, significa che siete habitué di siti come www.sahara.it, www.africaland.it e se non lo siete è meglio che lo diventiate: nessuno può seriamente pensare di organizzare un viaggio nel deserto su un mezzo proprio – macchina, moto o jeep che sia – senza aver almeno scorso le pagine e soprattutto i forum di questi siti. In ogni caso, è utile sapere che i camping-hotel La Baie du Levrière di Nouahdibou, Bab Sahara di Atar o Auberge Menata di Nouakchott sono punti di incontro da non perdere: ci troverete una varia, a tratti surreale, umanità fatta di giapponesi con lo zaino in spalla e il turbante blu da tuareg in testa, personaggi strani e perlopiù socievoli che cercano o danno un passaggio o una dritta e patiti del Sahara che si coordinano tra loro per formare un convoglio di 4×4 e partire alla volta degli erg più nascosti. Oltre a qualcuno con cui fare un pezzo di strada, raccoglierete senz’altro informazioni fresche (e per questo preziose) grazie al tam tam tra viaggiatori: stato delle piste, disponibilità di acqua o benzina, posizioni di massima di altri gruppi o individui che sono partiti prima di voi sono il pane quotidiano sia dei clienti che dei gestori degli alberghi sahariani.

Dormire

Nouahdibou
La Baie du Levrière
Boulevard Médian
Telefono + 222 746 536

Di gran lunga la migliore sistemazione della città in fatto di camping – auberge. Le camerette che danno sulla corte interna in sabbia sono piuttosto spartane ma linde, con i materassi appoggiati per terra alla maniera della gente del deserto. I bagni sono in comune ma sono puliti praticamente dopo ogni uso e la cucina, pure condivisa, ha un frigo e quattro fornelli dove si può preparare da mangiare senza intralciare il vicino. Senza dubbio l’attrazione principale dell’albergo è Alì, il proprietario: lui sa tutto di tutti in città, compreso dove andare per comprare le aragoste migliori.

 

Sotto la tenda stile beduino, ingurgitando litri e litri di tè, Alì e i suoi ospiti – europei di tutte le età che lo trattano come un vecchio amico – si scambiano notizie sulla salute dei conoscenti comuni, discutono di politica mauritana e internazionale, raccontano storie di esploratori folli partiti in groppa a un cammello e mai più tornati. Certo, tra Nouadhibou e Cap Blanc ci sono anche un paio di grandi alberghi di lusso, ma Alì e gli incontri che si fanno al suo campeggio valgono più di un bagno in camera e dell’aria condizionata.

Atar
Bab Sahara
Ouartier Adebay, Route d’Azuogui,
Tel +222 5464573
Dopo i trecento e passa chilometri di pista rovente da Nouadhibou a qui, la Porta (Bab, appunto) del Sahara è quanto di più vicino a un oasi si possa immaginare. La struttura è molto simile a quella del camping di Alì a Nouahdibou, salvo che ci sono anche payotte chiuse da cinque-sei posti e una veranda con servizio bar dalla quale non si riesce più a muoversi. I due europei che gestiscono e abitano la struttura – olandese lui, tedesca lei – si muovono indaffaratissimi sullo sfondo spostando oggetti, riparandone altri, o semplicemente si leggono un libro nella quiete della sera sprofondati nelle note di Miles Davis e nelle amache del giardino. Anche in questo caso, i consigli, le informazioni o semplicemente le chiacchierate con Justus e Cora – che parlano più di dieci lingue in due – possono rivelarsi estremamente utili.

Nouakchott
Auberge Menata
Tra i boulevard De Gaulle e Kennedy
Telefono +222 525 755
Stanze pulite, vari bagni in comune, un tetto e una veranda ricoperti di materassi, un paio di tavoli e panchine nel cortile e una cucina dove farsi da mangiare o ordinarlo alla cuoca. Questa è la scenografia in cui si muove la fascinosa proprietaria dell’albergo: la francese Olivia, per gli arabi Zituna. Mentre scivola da un angolo all’altro del Menata assicurandosi che tutti i clienti siano a loro agio, Olivia incarna un insolito mix di sorriso perenne, occhioni blu e pugno di ferro. L’Auberge Menata (che Cora, del Bab Sahara, vi consiglierà alla vostra partenza da Atar) è in una zona abbastanza centrale ma silenziosa e tranquilla di Nouakchott e raccoglie turisti in 4×4, motociclisti e viaggiatori zaino in spalla. E un settantenne austriaco su una jeep indiana che risolve integrali matematici mentre fa colazione… Il Menata ha anche una versione più lussuosa (camere con aria condizionata, sala da pranzo, salone, balcone e giardino) non lontano dall’auberge. Basta chiedere a Olivia. I prezzi sono il doppio.

Mangiare

Capra e sabbia è il piatto certamente più diffuso in Mauritania, se è vero che te lo propongono perfino sulle spiagge del Banc d’Arguin, il parco nazionale sulla costa atlantica, dove certo ci si aspetterebbe di mangiare pesce.
A parte la carne caprina, comunque, Nouakchott, Nouadhiboue Atar hanno vari ristoranti più o meno “all’occidentale” che non sono difficili da individuare a colpo d’occhio. Pochi, ovviamente, servono bevande alcoliche. La Lonely Planet ne consiglia alcuni, ma più affidabili ancora sono come sempre i gestori degli hotel, specialmente per quanto riguarda la cucina locale.

Da vedere

Nouahdibou: a parte il treno più lungo del mondo (vedi sopra in Muoversi), la città non presenta grandi attrattive. Sulla costa si possono ammirare numerosi relitti di barche e pescherecci, che fanno di Nouadhibou una specie di cimitero delle navi. Nei dintorni della città, però, ci sono spiagge praticamente incontaminate: tutta la penisola di Cap Blanc, dove sorge Nouadhibou, ne ha di molto belle. Sulla pista che corre parallela al treno verso Choum c’è il secondo più grande monolite del mondo, il Ben Amera.

Cinguetti: almeno finché resisterà all’avanzata della sabbia, Cinguetti resterà la settima città santa dell’Islam. Grande centro universitario, culturale e commerciale dal tredicesimo secolo fino all’Ottocento, Cinguetti è oggi una cittadina sonnolenta, martellata dal sole e insidiata dal Sahara. Quello che resta del suo splendore è conservato nelle biblioteche dell’Islam, dove si trovano i manoscritti antichi che arrivavano in città da tutta la Umma musulmana. Ora sono proprietà di alcune famiglie che custodiscono questi tesori in casa e si guardano bene dal cederli a chiunque. Oltre all’orgoglio e al prestigio familiare, infatti, i libri garantiscono anche un’entrata costante: il prezzo del biglietto da pagare per la visita, corrisposto ogni anno da centinaia di turisti. La biblioteca Habbot, una delle più famose e meglio fornite, vanta millequattrocento manoscritti antichi, decorati con incisioni in oro, rosso ferro e blu indaco e suddivisi in dodici campi della conoscenza, dal Corano all’astronomia, dalla grammatica araba alla medicina. Il giovane Habbot, curatore del museo, si infila un paio di guanti di lana rattoppati prima di toccare i libri e indica rassegnato i secchi d’acqua accanto agli scaffali, unica difesa contro la siccità che rischia di sbriciolare i manoscritti.

Il passo di Amogjâr: tra Atar e Cinguetti, il passo di Amogjâr e la zona montuosa circostante sono imperdibili. Tra queste rocce è stato girato Fort Saganne, film interpretato da Gérard Depardieu, Sophie Marceau e Philippe Noiret. Con i suo canyon e le vallate di pietra, l’area – che fa parte della regione dell’Adrar – è nota anche per i siti archeologici dove si possono vedere le pitture rupestri millenarie scoperte dal famoso esploratore Theodore Monod.

Nouakchott: la capitale è lontana dall’essere un luogo indimenticabile, ma un giro la mattina presto al Port de Pêche è da fare. Verso le cinque, la barche rientrano dalla pesca notturna e il porto si anima. È un’ottima occasione per acquistare pesce fresco e scattare foto diverse da quelle con le solite dune.

Parc National du Banc d’Arguin: è il parco nazionale che si estende lungo la costa tra Nouadhibou e Nouakchott. Ospita una grande varietà di uccelli, tartarughe marine, pesci e cetacei.
Raggiungibile in 4×4, è la terra degli Imraguen, i pescatori di probabile origine senegalese che vivono della pesca del cefalo. Ciò che ha dato la fama a questi abitanti della spiaggia rendendoli protagonisti di svariati documentari è il loro modo di pescare facendosi aiutare dai delfini. Dopo aver scrutato il mare per avvistare i banchi di cefali, gli uomini cominciano a battere l’acqua dell’oceano con grandi bastoni, richiamando così i delfini. Questi, muovendosi in file serrate dal mare verso la costa, spingono i cefali tra le reti dei pescatori. La pesca più abbondante avviene di solito in dicembre, e la tecnica dei delfini è utilizzata tra ottobre e gennaio. Durante il resto dell’anno, gli Imraguen prendono il mare a bordo di lanches – piccole barche a vela – e gettano le reti senza scomodare i delfini.

Il Sahel: la strada da Aleg a Nema corre parallela ai confini con il Senegal e il Mali e attraversa un buon pezzo di Sahel, la terra di mezzo tra le sabbie del Sahara e la savana di arbusti. L’attrazione principale, non essendoci grandi centri o siti storici, è il primo verde che sfida l’ocra della sabbia, in una lotta all’ultimo centimetro che la dice lunga sulla precarietà dell’ecosistema circostante. Gli onnipresenti dromedari si alternano ora agli asinelli e agli zebù, vacche dalle grandi corna che hanno una minuscola gobba alla base del collo. Nelle principali città – Aleg, Kiffa, Ayoun El Atrous – ci sono alberghi accettabili dove passare la notte. Nella maggior parte dei casi, ad attraversare questa zona sono quei turisti che poi si spostano in Mali o in Senegal. Meglio informarsi prima di partire se la situazione intorno a Nema è tranquilla o se sono stati segnalati attacchi da parte di predoni, cosa rara ma possibile.

Consigli

Il deserto non è una specie di esclusivo circolo velico dove possono andare solo pochi adepti con velleità (e equipaggiamenti) da esploratori professionisti. Al tempo stesso, però, non è uno scherzo, una passeggiata, una cosa da prendere sottogamba. Una leggerezza (non portare abbastanza acqua o benzina, o esporsi troppo a lungo al sole, ad esempio) può costare caro. Ma è anche vero che, una volta entrati in contatto con altri viaggiatori, commettere errori diventa sempre più improbabile. Organizzare carovane di 4×4 nei punti d’incontro alle porte del deserto – i camping e gli hotel di cui sopra – ha esattamente questo scopo: evitare traversate in solitaria o lasciarle fare ai più esperti e, anche in quel caso, segnalare a qualcuno i propri spostamenti. Tra l’altro, gli esperti sono i primi ad essere entusiasti di avere qualche “allievo” e di poter fare mostra della loro abilità tra le dune, quindi non siate timide e chiedete. Per affrontare un viaggio tra le sabbie del Sahara bisogna prepararsi, leggere, informarsi e fare ricorso a tutto il proprio spirito di adattamento. Anche perché solo così ci si gode fino in fondo gli scenari, gli incontri con le popolazioni del deserto e gli arrivi alla meta. Tra le tante possibili, una lettura imprescindibile è certamente quella della guida scritta da Attilio Gaudio: Mauritania: alla scoperta delle antiche biblioteche del deserto, Vicchio di Mugello, Ed. Polaris, 2002, 27€, che è povera di informazioni di servizio ma estremamente ricca di notizie e informazioni geografiche, storiche e antropologiche presentate in modo molto godibile. La Lonely Planet perde sempre più colpi, ma vi dice dove mangiare e dormire se non avete voglia di cercarvelo da sole.

La carità: fate un po’ voi

Quando una jeep di turisti o anche solo un singolo europeo arrivano nelle polverose cittadine sahariane, un gruppetto di bambini li accoglie con un tripudio di Bonjour, ça va? e Donne-moi un cadeau (fammi un regalo). Molti turisti, al grido di “Guarda che carini i bambini”, lasciano monetine, penne, lattine di Coca Cola e quant’altro. Per quanto mi riguarda, lo trovo deleterio, specialmente se lo si fa all’inizio e poi, al centocinquantesimo bambino, ci si spazientisce e si finisce per prendere tutti a male parole (s’è visto anche questo). Mollare il regalino ai bambini, tra l’altro, rischia di convincerli che tutto quello che devono fare è aspettare la prossima carovana di turisti e chiedere un altro regalo. Se proprio avete voglia di fare qualcosa di concreto, visitate il sito dell’organizzazione Bambini nel deserto (www.bnd.org) e vedete se potete rendervi utili. Se volete lasciare qualcosa ai locali, com’è tradizione tra viaggiatori sahariani, allora potete scambiare (troquer) un oggetto con qualcuno che offre a sua volta qualcosa di valore più o meno equivalente, più per il gesto simbolico che per il bene scambiato in sé. Molto gradito è anche fermarsi, salutare, fare quattro chiacchiere e rispondere alle domande della gente, che parla in francese stentato o a volte in buon spagnolo e che di solito si informa sulla nazionalità e sulla destinazione dei viaggiatori.

Sconsigli

Le donne hanno in Mauritania più libertà di quanta ne abbiano in altri Paesi della Umma islamica, se è vero che già nel milletrecento il celebre esploratore marocchino Ibn Battuttah, si indignava davanti a signore che “non hanno vergogna degli uomini, hanno amici e compagni tra gli estranei e non usano il velo, pur essendo assidue nella preghiera”. Ciò non toglie che siamo in un Paese musulmano e l’emancipazione femminile non sembra si sia evoluta dai tempi di Battutah: ad esempio, nella maggior parte dei casi gli uomini non vi stringeranno la mano – come fanno invece i marocchini o tutti gli africani subsahariani – spiegandovi gentilmente che nel loro paese non si toccano le donne per salutarle. Evitate quindi di porgere la mano per prime, servirebbe solo a mettere in imbarazzo il vostro interlocutore. Se poi potete sopravvivere senza la minigonna, gli stivali a punta e la canotta con scollo ombelicale abbinata al push-up e è decisamente meglio per tutti, voi comprese. Già le goffe offerte di matrimonio da parte di intraprendenti mauritani non sono rare. Inutile e tedioso attirarne altre.
Mai guidare di notte. Se proprio dovete, state attentissime agli animali che attraversano la strada all’improvviso e ricordatevi che i dromedari si imbizzarriscono se abbagliati dai fari delle auto.

Salute

La vaccinazione contro la febbre gialla bisogna averla in tasca, e il sito del Ministero degli esteri italiano indica come obbligatoria anche quella contro il colera. Bevete solo acqua di bottiglie sigillate oppure bollita e filtrata. Se vi servono medicinali, andate in farmacia e non comprate per nessun motivo i farmaci di strada, nemmeno il classico ibuprofene per il mal di testa. Ci sono campagne su campagne in tutta l’Africa sulla pericolosità di questi prodotti, composti spesso artigianalmente e non testati. Occhio alla malaria nella zona al confine con il Senegal e, tra luglio e dicembre, anche nel resto del Paese. Per la profilassi antimalarica vedete la sezione Salute della guida di Dakar.

Numeri utili

Rappresentanza italiana a Nouakchott
Console Onorario Sig. Ahmed Baba Ould AZIZI
23, Av. Bourguiba B.P. 40031
Telefono: 00222/52.55.656 – 52.57.464
email: a.baba@transac.mr

Ambasciata della Repubblica Islamica di Mauritania a RomaVia Giovanni Paisiello 26 00198 Roma
Tel: 06/85351530-8557949

Consolato della Repubblica Islamica di Mauritania a Casablanca
382, route El-Jedida,
quartier Beauséjour
Qui il visto costa 200 Dirham (circa 20 euro).

Curiosità

Siete sovrappeso di una decina di chili? In Mauritania passerete per anoressiche indegne dello sguardo di un uomo. I canoni di bellezza femminile prevedono che una donna debba essere da molto grassa in su e, se non lo è, farà di tutto per diventarlo. La predilezione per le donne in carne deriva dalla tradizione: nei secoli passati, il grasso permetteva alle signore di sopportare i rigori della vita nel deserto e testimoniava la ricchezza dei loro padri e mariti, in grado di rimpinzarle di cibo e di circondarle di servitù la cui presenza rendeva l’attività fisica delle padrone di casa molto limitata.
Ma questo tratto culturale ha ovviamente risvolti inquietanti: ad esempio, alcune donne arrivano a tali livelli di obesità da non essere più autosufficienti. Inoltre, dietro a un’invidiabile stazza fisica c’è spesso un lavoro cominciato fin da bambine: si tratta del gavage, una specie di messa all’ingrasso – il termine è lo stesso che si utilizza per il regime alimentare delle oche destinate alla produzione di foie gras – a base di latte di cammello. Sebbene il fenomeno sia in netta diminuzione, almeno secondo le statistiche ufficiali, sembra che nella zona intorno a Kiffa ci siano ancora centri di gavage dove le anziane costringono le bambine a ingurgitare latte e cibi vari, anche sotto la minaccia di punizioni corporali che rasentano la tortura. Se si parla con le donne maritane, nella maggioranza dei casi vi diranno di non aver subito la “cura” personalmente ma di averne sentito parlare da altri, o di conoscere qualcuno che l’ha sperimentata suo malgrado. Fatto sta che guardandosi intorno ci si rende subito conto di una cosa: i modelli fisici à la Kate Moss, per quanto sbarcati in Mauritania grazie alla tv via satellite, sono lontani dall’aver fatto breccia.

I chili in più, comunque, non impediscono alle signore di essere protagoniste della vita sociale: sempre più spesso attive in politica, le donne sono da sempre ottime commercianti, e una passeggiata al mercato rivela come quello degli affari sia un mondo tutt’altro che precluso al gentil sesso. In fondo, tengono a precisare i mauritani, l’unica differenza che la loro società conosce non è quella tra un uomo e una donna, ma quella tra un buon commerciante e un commerciante incapace.

Denaro e comunicazioni

Attenzione: in Mauritania non ci sono bancomat abilitati al prelievo con carta di credito (né Visa, né Mastercard, né nessun’altra). È assolutamente indispensabile, quindi, essere dotate di denaro contante (euro o dollari, o anche dirham se si viene dal Marocco) da cambiare in banca o presso hotel e campeggi. Un euro vale circa 350 ouguiya, la moneta mauritana.
Si può telefonare in Europa dai Télécentres per prezzi ragionevoli, oppure potete comprare le sim card di delle compagnie cellulari (ce ne sono almeno tre). Nel deserto non c’è campo, ma nelle grandi città la copertura è buona.
Gli internet café si trovano nelle grandi città, ma sono quasi sempre di una lentezza desolante. Se dovete solo mandare un paio di email e cercare qualche informazione su internet, comunque, riuscirete a raggiungere l’obiettivo. Scaricare o inviare grossi file, invece, è da difficile a impossibile.

Documenti

Passaporto con validità superiore a sei mesi alla data d’ingresso in Mauritania e visto, ottenibile presso l’ambasciata mauritana a Roma o, se si viene dal Marocco, al Consolato mauritano di Casablanca.

Mauritania e’ raccontata da Chiara Giovetti