L’ultimo viaggio che ho fatto, e mentre scrivo sono passati davvero pochi giorni, è stato in Mauritania. “Dov’è esattamente la Mauritania?” è stata la domanda che mi sono sentita ripetere più spesso.
Più che dov’è vorrei raccontare cos’è. È un posto remoto, magico, solo apparentemente respingente o pericoloso (la maggior parte dei Paesi, e tra questi l’Italia, sconsigliano categoricamente di visitarlo), dove arrivano 3000-4000 turisti all’anno: in nove giorni ne avrò incontrati a dir tanto cinque o sei e questo aumenta la bellezza dell’esperienza.
Il governo non fa niente per incentivare i viaggi da parte degli occidentali, anzi, ti mette i bastoni tra le ruote come può, per esempio rendendo difficilissimo ottenere il visto, che bisogna fare online ma poi non arriva mai e se arriva è spesso sbagliato. Se si vuole visitare la Mauritania bisogna proprio volerlo fortemente. E bisogna affidarsi a qualcuno che ti porta in giro nel deserto (farlo da soli è assolutamente sconsigliabile, ci si perderebbe nel deserto) come Mauritania Desert Voyages.
La Mauritania è deserto, Sahara, deserto a perdita d’occhio, chilometri da macinare tra le dune e la sabbia, le strade non ci sono, le piste poche. Le strutture sono scarse, non in grandi condizioni. Se apri l’acqua del rubinetto non esce niente dalla doccia e viceversa, la luce va e viene, cose così. Per il resto ci sono i campi tendati che i tour operator ti approntano nel mezzo del nulla ma, per quanto si sforzino, i bagni non esistono e devi ricorrere alle cunette dietro i cespugli (se ci sono). Insomma, ci sta che bisogna un po’ adattarsi. E se mi sono adattata io, che sono un po’ principessa e viaggio ricercando la bellezza anche negli asciugamani degli alberghi, si può adattare chiunque.
Le città sono poche. Nuakchott, la capitale (nella quale vivono 1 milione e mezzo di persone, su 4 milioni di abitanti) non ha niente di affascinante, ma ci devi arrivare e ripartire per forza. Il suo plus è la spiaggia e il mercato dei pescatori. La mattina presto o la sera prima del tramonto puoi assistere al ritorno (o alla partenza) delle barche, dipinte a colori vivaci, e alla compravendita del pesce, tutto della stessa specie, o della bottarga, che viene poi seccata e venduta.
Cinguetti, la settima città sacra dell’Islam, è un ammasso di case, una moschea e una biblioteca che conserva manoscritti preziosissimi ed è gestita privatamente. Si fatica a immaginare che fosse un grande centro universitario dal 13mo secolo in poi. Oggi rimane poco, la biblioteca (visitabile e raccontata), le dune appena fuori città da vedere al tramonto, un ex caravanserraglio trasformato in (brutto) mercato di chincaglieria varia e poco altro.
Ouadane è forse la più affascinante. Non tanto per la parte moderna, anche in questo caso quasi inesistente, quanto per quello che doveva essere quando era il punto di passaggio delle carovane che trasportavano il sale. Si trova nella regione di Adrar ed é la città più vicina all=cchio del Deserto (la struttura di Richat). Della città vecchia non rimangono che le rovine, ma si tratta di un luogo bellissimo, patrimonio Unesco, del quale si possono vedere le antiche mura.
L‘Occhio del deserto (Richat) si vede bene solo dallo spazio, ma non per questo non bisogna salirci e non serve essere dei geologi (anche se aiuta) per sentire che qui c’è un’energia speciale. Si tratta di una cupola geologica di 40 km di ampiezza e a spirale, formatasi qualche millennio fa, ricca di rocce magmatiche. Mano a mano che si sale i cerchi concentrici si stringono e sale l’emozione. È un po’ come trovarsi al centro della terra. Essere lì è solo una sensazione: non lo vedi, ma lo senti.
Platone l’aveva descritto come il possibile luogo in cui si trovata Atlantide.
Tra Cinguetti e Atar c’è il passo di Amojjar, luogo di grande fascino, dove si possono vedere le pitture rupestri scoperte da Theodore Monod. Qui il deserto è più roccioso ed è qui che è stato girato il film Fort Saganne, interpretato da Gerard Depardieu, Philippe Lerois, Catherine Deneuve e Sophie Marceau.
Ci si avvicina al confine con il Marocco (o per meglio dire con la Regione del Sahara Occidentale, un territorio conteso e difficile, con una sua bandiera e una sua capitale ma che risulta affidata al Marocco che la reclama dal 1975, con scarsi risultati). È qui che passa il treno più lungo del mondo, un treno che conta 200 vagoni e che fa la spola diverse volte al giorno portando polvere di ferro dalle miniere di Zouerate a Nouadibou, sulla costa atlantica, un tragitto di oltre 700 km. Non è un treno passeggeri (anche se qualcuno, bardato come se andasse a sciare, si catapulta all’interno dei vagoni e viaggia gratis a suo rischio e pericolo) ed è l’unica ferrovia di tutto il Paese, una specie di treno fantasma che corre nel nulla, affascinante da vedere.
Non distante da qui, e anche in questo caso nel nulla, ci sono due enormi monoliti, il Ben Amera (alto più di 600 metri e secondo solo a quello di Uluru, in Australia) e quello, più piccolo, di Aïsha, intorno al quale artisti contemporanei hanno disseminato varie sculture. Come si siano formati è un mistero. Il deserto qui è piatto, di colore più chiaro e punteggiato da ossa di dromedari sbiancate dal sole. Anche qui, essere geologi aiuta, ma non esserlo non toglie niente alla bellezza del luogo.
Il confine con il Sahara Occidentale è solo a 4 chilometri, mentre piano piano, attraverso piste che quasi non ci sono, si arriva alla costa e, in particolare, al Parco Nazionale di Banc d’Arguin, area protetta, patrimonio Unesco e rifugio per due milioni uccelli migratori (pellicani, gambecchi, cormorani, fenicotteri) che arrivano qui durante l’inverno dalla Groenlandia e dalla Siberia. Il deserto arriva fino al mare, il più pescoso dell’area e comunque bellissimo e spesso calmo. I pescatori si fanno aiutare dai delfini, che in branco spingono i pesci verso le loro reti. e manovrano barche con una vela sola, spostandola da una parte all’altra. I villaggi sono quanto di più misero si possa immaginare, fatti di baracche di lamiera.
Però è un posto magico, spiaggia e deserto che si toccano e si confondono, centinaia di uccelli migratori che aspettano sulla spiaggia e poi si alzano in volo tutti insieme. Al tramonto poi, pura poesia.
Sono uscita dalla mia comfort zone. Per nove giorni ho vissuto una vita diversa dalla mia. Ora non solo so dove è la Mauritania, ma so cosa è.











