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A Maiorca in cerca di mare, poeti e musica

Dopo Francoforte, Dusseldorf e Berlino viene Palma. Di Maiorca. Una delle città tedesche più popolose. Te ne accorgi quando scendi dall’aereo e le scritte sono in catalano (la lingua locale nella versione mallorquinesca), tedesco, inglese, spagnolo. In quest’ordine.

Te le accorgi quando la proprietaria dell’hotel che hai prenotato è tedesca, la cameriera pure e se ti perdi e chiedi la strada è un tedesco a indicarti il cammino.

Te ne accorgi anche dall’abbigliamento della gente che incontri. E non ditemi che faccio la snob, ma tutti quei sandali su piedi maschili e quelle birkenstock su quelli femminili non sono il massimo in fatto di stile. Per non parlare del taglio di capelli anni ’70 (su teste che di anni ne hanno veramente quasi 70).

Ma non divaghiamo. Siamo qui per stabilire se Maiorca vale un viaggio. E la risposta è sì. A patto di non andare nemmeno sotto minaccia di morte dalle parti di Magaluf (cheap booze, giovinastri e giovinastre che celebrano gli addii al celibato e al nubilato annegando la paura per la vita matrimoniale in fiumi di birra) e di prendere Palma di Maiorca cum grano salis. Visita alla straordinaria cattedrale chiamata La Seu sì, passeggiata tra le vetrine del centro forse, cena in calle … anche no, grazie. C’è vita, è vero, ma non c’è un maiorchino a pagarlo oro. Solo tedeschi ad affollare i ristoranti e i bar della capitale. E allora è meglio prendere la macchina ed esplorare la costa alla ricerca di quella suggestione che affascinava gli artisti inglesi del secolo scorso.

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La Costa Tramontana è quella ad ovest, probabilmente la più bella, punteggiata di paesini con le case in pietra come Soller e Deja, dove ci sono spiagge piccole e non sempre facilmente raggiungibili (e questo le rende meno frequentate). A Soller (e anche a Puerto Soller, sul mare) si può arrivare anche con un trenino del XX secolo e una volta lì si può visitare Can Prunera, il museo modernista delle Baleari (Carrer de la Lluna 86).

Scegli di dormire al Can Xorc, una vecchia casa ristrutturata e accogliente, chic senza essere impegnativa. E prova anche il ristorante, davvero ottimo.

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Oppure si prosegue per Deja, ancora più bello. Qui Chopin soggiornò nel 1838 insieme alla scrittrice George Sand, alloggiando nella cella numero 4 del Monasterio de la Cartuja de Valldemossa.

A Deja abitò per gran parte della sua vita il poeta inglese Robert Graves, la cui casa è ora un museo.

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NIente contro i teutonici, ma nonostante la loro presenza massiccia (e un po’ snaturante) Maiorca puo’ essere un ottimo luogo per un long-weekend. Piu’ varia di Minorca, meno hiper di Ibiza, meno “italiana” di Formentera.




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