Novara, Reggio Emilia, Sassari, Padova, Napoli, Verona. Felice Casorati, vuoi nell’infanzia vuoi negli anni maturi, sembra non aver avuto pace e si è trasferito durante tutta la sua vita in varie città italiane. Prima per “colpa” del padre, contabile dell’esercito italiano, poi per una sua personalissima smania. Ha vissuto in Veneto, sui colli Euganei, a Padova e a Verona. E alla Biennale di Venezia ha trovato la fama.
La mostra appena inaugurata a Palazzo Reale di Milano (allestita fino al 29 giugno, curata da Fernando Mazzocca, Giorgina Bertolino e Francesco Poli e organizzata da Marsilio Arte) è stupenda. Grande partner della mostra è il Gam di Torino, che conserva la maggior parte delle opere di Casorati ma anche l’Archivio Felice Casorati ci ha messo del suo.
Cento opere tra pitture, sculture, disegni e arredi raccontano un pittore che era visto come cerebrale, freddo e passatista, ma non lo era. Non era affatto un isolato e un solitario, come lo accusavano di essere. Anzi: era sodale e amico di molti artisti, è stato scenografo e sindaco. Non era un Morandi che guardava solo fuori dalla sua finestra e viveva con le vecchie sorelle. Certo, i suoi ritratti sembrano ieratici, persi nel vuoto, le sue donne (ha quasi sempre dipinto donne, nude o vestite, il suo microcosmo) sono immobili e glaciali, senza espressione. Per questo lo hanno accusato di fare una pittura dissociata dalla vita.
In realtà la vita c’è, ma era stata sconquassata dalla Prima Guerra Mondiale e l’uomo (o la donna) non sapeva più chi fosse e doveva recuperare la sua identità. Questo Casorati dipingeva. Possiamo biasimare le sue donne con lo sguardo perso nel vuoto?
La mostra segue un percorso un po’ cronologico un po’ per temi.
La prima opera è il ritratto della sorella Elvira, di profilo. Un omaggio al ritratto rinascimentale.

Il ritratto della sorella di profilo, secondo la moda rinascimentale, apre la mostra di Felice Casorati a Milano
Di lui si dice che ha ripulito l’aria da Carducci, D’Annunzio e Gozzano. Invece mostra similitudini e influenze con Klimt e De Chirico e in questo senso la sua solitudine dechirichiana è palpabile.
Le Signorine, una delle opere più importanti di Casorati è inequivocabilmente ispirato alla Primavera di Botticelli, a cominciare dal vestito a fiori di Violante (che simbolizza la malinconia). Certo, le sue signorine hanno un’aria triste (d’altra parte rappresentano lutto, malinconia e solo l’ultima che simboleggia l’appagamento coniugale sorride felice), ma quello si rifà alla poetica di Casorati, come abbiamo detto.
E passiamo all’elemento innovativo preso da Piero della Francesca, le uova, che compaiono nel 1914 e ricorrono più volte nelle sue tele, sul tavolo, sul tappeto, ovunque. E il ritratto di Silvana Cenni, nome di fantasia perché una donna chiamata così non esisteva, ricorda molto la Madonna dell’uovo di Piero.
Bella mostra, bella la pittura.



