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La vita su al Nord, tra Norvegia e Svezia

Ho aspettato un bel po’ a pubblicare questo post perché non mi sembrava mai il momento giusto. Ma ora che fuori dalla mia finestra si stanno alternando tempeste di neve e strazzi di sole al ritmo di un cambio ogni cinque minuti ho pensato che questo è il momento giusto per parlare di Lapponia. tanto, neve più o neve meno, tanto vale alzare lo sguardo da quel nevischio marroncino nel quale si sarà già trasformata la neve nelle città e alzarlo sul bianco puro delle foreste.

Foreste a cavallo tra la Svezia e la Norvegia, nel mio caso. Per scelta non sono andata a Rovaniemi, il cosiddetto ‘paese di Babbo Natale’ in Finlandia dove immaginavo avrei trovato una specie di Disneyland del freddo fatta apposta per bambini più o meno cresciuti. Ho scelto invece una destinazione più autentica, Tänndalen, in Svezia ma a pochi chilometri dal confine con la Norvegia (tanto che ho volato su Røros, una piccola cittadina mineraria norvegese della quale vi parlo poco più sotto). Geograficamente siamo ‘quasi’ nella Lapponia svedese e norvegese. Ma di Babbo Natale e di quel genere di atmosfere non c’è ombra.

Diciamo che non sapevo esattamente cosa aspettarmi, a parte la neve e il freddo. E diciamo pure che quest’ultimo l’avevo sottovalutato. Sono arrivata poco attrezzata pensando che quello che avevo per andare a sciare andasse più o meno bene e che anzi potessi perfino lasciare a casa qualche pezzo. Non è cosí. Da quelle parti si passa all’aria aperta la maggior parte del tempo (anche perché al chiuso c’è ben poco da fare) e avere molti strati addosso è di assoluta importanza.

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Diciamo che il Grande Nord non è per tutti, ma se lo prendi per la parte giusta puoi fare delle esperienze incredibili. A parte quando sono andata nel deserto, non credo di aver mai visto nel mio girovagare un posto dove il numero degli abitanti è cosí scarso rispetto allo spazio naturale.

Se quindi soffri di agorafobia, magari devi cercare un altra destinazione. Ma se gli spazi aperti, e apertissimi, tutta-natura e con pochissimo intervento umano ti appassionano, qui ti troverai nel tuo habitat naturale.

Il giorno che sono andata sulla motoslitta, percorrendo chilometri e chilometri (la pista ne conta 200, totalmente in mezzo alla neve, io ne avrò fatti almeno 80) è tanto se ho incontrato 10 persone.

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In motoslitta si va in gruppo, in fila indiana, per motivi di sicurezza

Lo stesso vale per il giro con i cani. Già sento le animaliste affilare gli artigli e prepararsi a protestare. Questi cani sono fatti per correre e trainare slitte, non soffrono il freddo e semmai stanno male al caldo della loro cuccia. Sono sempre serviti, da tempo immemore, a trasportare cose e persone negli spazi coperti di neve e attraverso boschi e foreste. Il fatto che trasportino te non fa che aiutare il turismo che, comunque, non è che sia granché sviluppato. Quindi se sei pronta a gridare allo scandalo, ripensaci. O cambia pagina.

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Se invece pensi che ognuno abbia il proprio compito da compiere e quello degli husky siberiani sia quello di trascinare una slitta, guarda il video che ho girato.

Diciamo che in un viaggio di questo genere manca un po’ il fattore umano. Se pensi di andare alla scoperta di culture diverse, rimarrai delusa. C’erano un paio di Sami nel paese che mi ospitava, ma mi hann dato l’impressione degli indiani nelle riserve: gli avevano concesso di aprire un negozietto di paccottiglia (corna e pelle di renna, piccoli souvenir senza garbo) e niente più. Anche la parte ospitalità lascia un po’ a desiderare: ti sembra di dormire in un ostello che costa come un romantico chalet di montagna ma non ne ha le caratteristiche.

Quando ho voluto ritornare ‘nella civiltà’ sono andata a Røros, la città dotata di un piccolo aeroporto dal quale sono partita. Ha un fascino da città di frontiera un po’ addormentata ed è stata inserita nelle città patrimonio dell’Unesco nel 1980.

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La facciata della chiesa di Røros

Giri per le stradine, visiti la miniera di rame ora chiusa ma trasformata in piccolo museo, entri a rifocillarti in uno dei pochi caffè o ristoranti.

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Per fare contrasto con la neve quasi perenne le porte delle case sono colorate in colori vivaci

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Røros ha un feeling da città mineraria di altri tempi

Le miniere di rame di Røros sono state scoperte nel 1644 e per anni la cittadina ha vissuto di questo, costruendo case di legno per i lavoratori della miniera, abituati a condizioni di lavoro estreme. Røros è una delle città più fredde del mondo (il record è stato -50,4).




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