Per chi associa il Seicento spagnolo esclusivamente a Velázquez, la grande mostra dedicata a Francisco de Zurbarán alla National Gallery rappresenta una rivelazione. Fino al 23 agosto 2026, il museo londinese ospita infatti la prima grande retrospettiva britannica dedicata all’artista dell’Estremadura ma consoiderato sivigliano, una figura fondamentale del Barocco spagnolo ma ancora poco conosciuta al grande pubblico fuori dalla Spagna. La rassegna riunisce oltre quaranta opere provenienti da prestigiose collezioni internazionali e offre l’occasione rara di immergersi nell’universo spirituale e poetico di uno dei pittori più intensi del XVII secolo.

Nato nel 1598 In Estremadura ma attivo soprattutto a Siviglia, Zurbarán fu contemporaneo di Diego Velázquez e Bartolomé Esteban Murillo. Tuttavia, a differenza dei suoi celebri colleghi, non frequentò le grandi corti europee né cercò il favore dei potenti. La sua carriera si sviluppò principalmente all’interno di conventi, monasteri e istituzioni religiose, in una Spagna profondamente segnata dalla Controriforma. Da questo contesto nacque una pittura unica, capace di trasformare la fede in immagini di straordinaria forza visiva.

La mostra londinese segue l’intero percorso artistico del maestro, dalle prime commissioni religiose alle nature morte più celebri. Fin dalle prime sale emerge quella che è forse la caratteristica più sorprendente della sua arte: la capacità di rendere il soprannaturale incredibilmente reale. I santi di Zurbarán non appaiono come figure lontane e idealizzate, ma come uomini e donne in carne e ossa, illuminati da una luce intensa che ne esalta la presenza fisica. Le pieghe degli abiti (era un esperto nel dipingere i tessuti, una caratteristica che proviene dal padre, commerciante di tessuti) le mani rugose, i tessuti preziosi o le semplici tonache monastiche sono dipinti con una precisione quasi tattile. E il quasi è pleonastico, I tessuti sembra che tu li possa toccare.

Un'opera di Zurbaràn

Non è meraviglioso questo abito?

Tra i capolavori esposti spicca The Crucifixion del 1627, un’opera che, secondo una testimonianza del XVIII secolo, era talmente realistica da sembrare una scultura vista nella penombra di una sacrestia. Il corpo di Cristo emerge dall’oscurità con una presenza quasi fisica, dimostrando l’eccezionale padronanza della luce da parte dell’artista.

Altrettanto emozionante è la presenza di Agnus Dei, probabilmente l’immagine più iconica di Zurbarán. Un semplice agnello legato, ma ancora vivo, rappresentato su uno sfondo nero, diventa simbolo di sacrificio e innocenza. La resa del vello è così minuziosa da sfidare la percezione dello spettatore, mentre la composizione essenziale trasforma una scena apparentemente semplice in una meditazione sulla vita e sulla morte.

L'agnus dei di Zurbaran

Un altro gioiello della mostra è Still Life with Lemons, Oranges and a Rose, l’unica natura morta firmata e datata dall’artista. Limoni, arance e una rosa sono (riferimento alla Vergine Maria) disposti con un equilibrio quasi mistico. Nulla sembra casuale: ogni oggetto acquista un valore simbolico e contemplativo. In un’epoca dominata da grandi scene religiose, Zurbarán riesce a conferire una straordinaria dignità spirituale agli oggetti più umili.

Ciò che rende questa esposizione particolarmente affascinante è la sua capacità di parlare anche ai visitatori contemporanei, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose. La forza delle opere non risiede soltanto nei soggetti sacri, ma nella capacità dell’artista di indagare temi universali: il silenzio, la meditazione, il sacrificio, la sofferenza e la speranza. Critici e storici dell’arte hanno sottolineato come le sue visioni possiedano una qualità quasi surreale, sospesa tra osservazione scientifica e misticismo.

La National Gallery ha costruito un percorso espositivo elegante e rigoroso, che permette di apprezzare sia la dimensione monumentale delle grandi tele religiose sia l’intimità delle nature morte. Il risultato è una mostra che restituisce finalmente a Zurbarán il posto che gli spetta accanto ai giganti del Barocco europeo.

Per chi visita Londra quest’estate, questa esposizione è molto più di un appuntamento artistico: è un viaggio nel cuore spirituale della Spagna del Seicento e l’occasione per scoprire un pittore capace di trasformare la luce, il silenzio e la fede in immagini di straordinaria modernità.