Ottant’anni fa il bikini fece scandalo. Oggi è uno degli oggetti più comuni dell’estate. In mezzo c’è una rivoluzione lunga decenni, fatta di arresti per oscenità, atlete che sfidarono tribunali e convenzioni, stilisti visionari e persino un atollo del Pacifico trasformato in metafora dell’esplosione sociale che quel minuscolo costume avrebbe provocato.

Se pensiamo che il bikini sia un’invenzione moderna, basta visitare la Villa Romana del Casale, vicino a Piazza Armerina, in Sicilia. Nei celebri mosaici del IV secolo d.C. compaiono giovani donne impegnate in attività sportive indossando una fascia sul seno e uno slip molto simile a un bikini contemporaneo. Naturalmente non era un costume da bagno, ma un abbigliamento atletico. Dimostra però che l’idea di un indumento in due pezzi esisteva già nell’antichità.

Per secoli, tuttavia, il corpo femminile venne nascosto. Tra Ottocento e primi Novecento, fare il bagno significava indossare pesanti abiti di lana, calze e perfino scarpe, perché l’obiettivo non era nuotare ma preservare il decoro.

Ma il bikini non nasce nel vuoto. Quando Louis Réard lo presenta alla piscina Molitor nel luglio del 1946, qualcuno aveva già combattuto la vera battaglia: quella per permettere alle donne di muoversi. Senza Annette Kellerman e Gertrude Ederle probabilmente il bikini sarebbe rimasto soltanto un provocatorio esperimento di moda.

Annette Kellerman nel 1907 si presenta sulla spiaggia di Revere Beach con un costume aderente cucito da lei. Lascia scoperte braccia e gambe. Per la polizia è osceno. Viene arrestata. Il giudice la rimette in libertà imponendole una sola condizione: coprirsi fino all’ingresso in acqua.

Gertrude Ederle nel ’26 è la prima donna ad attraversare a nuoto il canale della Manica nel ’26. Quando la famiglia la implora di uscire dall’acqua, esausta tra nebbia e meduse, lei risponde semplicemente: «Per quale motivo?». Continuerà a nuotare ancora per ore, entrando nella storia.

Donna che nuota in bikini

Photo: @Delia Rayman per Pexels

Il bikini è sopravvissuto alle censure, ai divieti e agli scandali. Perché, in fondo, non ha mai riguardato soltanto un costume da bagno. Ha sempre riguardato il diritto delle donne di decidere quanto del proprio corpo mostrare. E nessun capo d’abbigliamento, in appena 194 centimetri quadrati di stoffa, è riuscito a cambiare così tanto la società.