Che bello il titolo della nuova mostra di Tracey Emin alla Tate Modern: a second life. La seconda vita di Tracey Emin arriva dopo che la prima era stata piena di dolore: violentata da bambina, due aborti, un cancro. Emin non si è risparmiata niente, ma ha superato tutto con una forza notevole e con la capacità di mettere nei suoi lavori tutta questa sofferenza.

Non è una mostra da vedere a cuor leggero e c’è molto a leggere, perché Tracey Emin scrive molto nelle sue opere. Si mette anche molto in prima fila, senza timore di mostrare il lato più doloroso. C’è molto corpo, molto sangue, molto dolore.

Una delle coperte di Tracey Emin

Le coperte di Tracey Emin diventano un quaderno/diario

Ma è una mostra bella, da vedere. Tracey Emin ha vinto nel 1999 il Turner Prize (uno dei premi d’arte più importanti del Regno e non solo) con l’opera My bed, mostrata poche volte e della quale le generazioni più giovani non hanno conoscenza.

 

My bed, di Tracey Emin

Un letto sfatto, condom, alcool, sigarette, pile, fazzoletti. Con quest’opera Tracey Emin ha vinto il Turner Prize.

 

La mostra resta aperta fino al 31 agosto alla Tate Modern.