“Cara, ti porto in gita alla metro”. Per chi, passato il Giubileo, avesse voglia di fare un salto a Roma, è de rigueur una visita alla nuova fermata della metro C, proprio sotto al Colosseo, pena il biasimo sociale per non essersi aggiornati sull’ultima novità della Capitale. E in effetti una visita questa fermata la merita. Annunciata decenni fa e alfin realizzata, seppure in un ritardo che solo i romani veri o acquisiti possono metabolizzare, la nuova infrastruttura si fa perdonare per fascino e cultura, come un’anziana signora. Non a caso sta attirando migliaia di visitatori: turisti di passaggio o romani partiti apposta da casa e finalmente orgogliosi, in tanti ogni giorno affollano questo spazio che unisce antico e moderno.
La storia di Roma, dalla Repubblica all’Impero
La storia è nota. La Metro C che unisce i quartieri a sud-est della città al centro, fa ora tappa anche al Colosseo, collegandosi con la linea B che raggiunge le zone dell’estremo nord e dell’estremo sud. Gli scavi per la realizzazione dell’opera hanno ovviamente investito un’area archeologica tra le più importanti e fragili del mondo e il compromesso trovato per non distruggere il nostro passato senza restarci imbottigliati (letteralmente) è stato di recuperare, restaurare ed esporre i reperti trovati dagli operai in questi anni. La cornice è una serie di atri molto ampi, lineari e moderni, ma nei toni del nero e oro imperiale; all’interno diverse teche, con infografiche e didascalie in italiano e inglese, spiegano che qui, nella Roma repubblicana, c’erano pozzi e domus, vestigia di terme e mura. Poi l’età imperiale, l’avvento di Nerone, la costruzione della Domus aurea e infine il devastante incendio del 64 d.C.
Studi di ingegneria ed archeologia all’avanguardia
Per chi volesse approfondire, oltre all’impatto storico ed artistico, la storia di questi scavi è una piccola-grande storia di innovazione. I lavori infatti, oltre ad avere un impatto sui reperti, insistevano su un’area fragilissima, tra Colosseo, Domus aurea e Fori imperiali e si è utilizzata la futuristica tecnica del “top-down archeologico” per scavare e costruire i quattro piani sotterranei. Tutti i vicini capolavori, dalla Basilica di Massenzio al Tempio di Venere, sono dunque ora monitorati con sensori di stabilità, i carotaggi sono stati fatti con tecniche a basso impatto, i camion per il trasporto materiali erano a basse emissioni.
La caserma del II secolo dopo Cristo
Con mezz’ora di tempo in più, sempre senza uscire dalla metro (il biglietto costa 1,5 euro e dura 100 minuti), si può proseguire per l’altra fermata archeologica della metro C, Porta Metronia, in cui sono esposti i reperti di affreschi e mosaici della Casa del Comandante, del II secolo d.C..
Prossima fermata piazza Venezia, con calma
La prossima fermata della linea C della metro sarà piazza Venezia, un’altra zona ad altissima densità archeologica, ai piedi del Campidoglio. I lavori sono già avviati ma la fine non si avrà prima del 2033, tra otto anni esatti. I romani e i turisti non sembrano però particolarmente turbati da questa notizia, felici di poter visitare praticamente gratis due musei sotterranei e infatti accorrono a frotte, attirati dall’eco della stampa che ha raggiunto anche molti media stranieri.

