Ci sono artisti che appartengono al mondo intero, ma che si comprendono davvero solo tornando nel luogo in cui tutto è cominciato. È il caso di Gino Severini. Per conoscere uno dei grandi protagonisti delle avanguardie del Novecento non basta ammirarne i dipinti nei musei di Parigi, Londra o New York: bisogna arrivare a Cortona, passeggiare tra le sue strade di pietra, guardare il panorama che si apre sulla Val di Chiana e immaginare il ragazzo che, alla fine dell’Ottocento, lasciò questa cittadina toscana per inseguire un sogno artistico destinato a cambiare la storia della pittura.
La mostra che Cortona dedica al suo cittadino più celebre è un invito a ripercorrere il viaggio di un uomo che ha attraversato le rivoluzioni artistiche del Novecento.
Nato a Cortona nel 1883, Severini parte giovanissimo per Roma, dove incontra Giacomo Balla e scopre il Divisionismo. Ma è il trasferimento a Parigi, nel 1906, a trasformarlo definitivamente. Nella capitale francese frequenta Picasso, Braque, Modigliani e gli ambienti più vivaci dell’avanguardia europea. Quando aderisce al Futurismo, nel 1910, diventa il collegamento ideale tra gli artisti italiani e quelli francesi, contribuendo a diffondere il nuovo linguaggio ben oltre i confini nazionali.
La mostra accompagna il visitatore attraverso questo percorso straordinario. Le opere raccontano la fascinazione per la modernità, la velocità, il movimento. Le celebri ballerine dei café-concert, i locali del Moulin Rouge, le luci della Parigi della Belle Époque esplodono sulla tela in una danza di colori e frammenti geometrici. Non sono semplici scene di vita quotidiana: Severini riesce a dipingere la musica, il ritmo, l’energia di un’epoca che corre verso il futuro.
Eppure la sua vicenda artistica non si esaurisce nel Futurismo. Dopo la Prima guerra mondiale sente il bisogno di ritrovare ordine e armonia. Si avvicina alla tradizione italiana, guarda ai maestri del Rinascimento e in particolare a Piero della Francesca, recuperando una misura classica che convive con le conquiste delle avanguardie. È questa continua capacità di reinventarsi che rende Severini uno degli artisti più affascinanti del Novecento.
Decora interamente 5 chiese nella Svizzera francese (i video le raccontano benissimo) e, in città, crea le via Crucis con mosaici bellissimi.
Ma il bello di questa esposizione è che non si esaurisce nelle sale del museo. Uscendo, Cortona diventa parte del racconto. È una città da vivere lentamente, senza una meta precisa. Basta salire verso Piazza della Repubblica, perdersi nei vicoli medievali, fermarsi a osservare le botteghe artigiane e raggiungere il Belvedere, da cui lo sguardo spazia fino al Lago Trasimeno.
Vale la pena visitare anche il MAEC, il Museo dell’Accademia Etrusca, che racconta le origini antichissime della città, e il Museo Diocesano, dove sono custoditi alcuni dei capolavori di Beato Angelico e Luca Signorelli. In pochi chilometri si attraversano oltre duemila anni di storia dell’arte: dagli Etruschi al Rinascimento fino alle avanguardie del Novecento.
Cortona, del resto, è una destinazione che sorprende chi sa guardare oltre la sua fama cinematografica. Pur essendo una delle città più amate della Toscana, conserva un’atmosfera raccolta, soprattutto al mattino presto o nelle ore del tramonto, quando i gruppi organizzati si diradano e le pietre delle sue mura assumono sfumature dorate.
La mostra dedicata a Gino Severini diventa così l’occasione per un fine settimana diverso: non solo una visita culturale, ma un viaggio dentro la storia di un artista che ha saputo tenere insieme provincia e cosmopolitismo, tradizione e innovazione, Toscana e Parigi.
