Andare all’Hangar Bicocca è sempre un’esperienza bellissima, anche quando la si fa con i mezzi pubblici (metro lilla, fermata Ponale, non è nemmeno tanto male). C’ero andata solo una volta e portata in auto, ma ho voluto tornarci per la mostra su Jean Tinguely, artista svizzero che usava solo materiali di scarto e metteva in movimento le sue opere d’arte.
La mostra, aperta fino al 2 febbraio, è a cura di Camille Morineau, Lucia Pesapane e Vicente Todoli con Fiammetta Griccioli. È la più ampia retrospettiva dedicata a Tinguely dopo la sua morte, avvenuta nel 1991.
Si tratta di quaranta opere, fatte di pezzi di risulta e che si muovono in momenti prestabiliti, creando una cacofonia di metalli che sbattono, oggetti che cozzano, penne che stridono su fogli di carta. Il rumore, oltre al movimento, era un’altra delle parti importanti per l’artista.
Tinguely (Friburgo, 1925 – Berna 1991) è stato un artista eversivo, un pioniere, si è auto definito “un artista del movimento”, che ha cercato ossessivamente in tutta la sua carriera. La sua ricerca si è tutta svolta intorno al movimento della macchina, al rumore, alla sua interna poesia.
Le opere, all’interno delle grandi navate dell’Hangar Bicocca, hanno una suggestione notevole. Da una, in fondo alla sala, si deduce che Tinguely era il compagno di Niki de Saint Phalle (in mostra al Mudec, leggi qui).

Come si vede che era il compagno di Niki de Saint Phalle! Le Champignon Magique è una loro collaborazione.
Non stupisce che tutto questo movimento, questa cacofonia, siano tipicamente maschili. La differenza con la delicatezza e i colori di Niki de Sain Phalle, sua compagna di vita, salta all’occhio.
Ma è una mostra interessante e l’occasione per vedere o rivedere le Torri di Anselm Kiefer.
