Il titolo è un a citazione della canzone dei Dik Dik, che ti puoi ricordare solo se hai più di una certa età.

L’Isola di Wight si trova a sud dell’Inghilterra, di fronte a Portsmouth, alla quale è collegata da un ferry, e ospita ogni anno un festival musicale molto ambito. La canzone dei Dik Dik è vecchiotta (lo sono anche i Dik Dik, ammesso che siano ancora tutti in vita) ma il festival continua a richiamare un sacco di cantanti e musicisti famosi. 

Non è più un festival di contro cultura, come era negli anni ’70, e ha perfino uno sponsor molto mainstream come Barclays, ma se ti piace ascoltare musica sguazzando nel fango e dormendo in tenda (pare sia un must dei festival britannici, ai quali ci si deve presentare con gli stivali di gomma, magari sopra una gonna di tulle) è il luogo per te.

Io, che ai festival non vado perché non mi interessano, all’Isola di Wight ci sono andata in tempi non musicali.

Prima di farti l’elenco delle cose che puoi vedere sull’isola (la macchina è di rigore per girare perché con il bus temo ci si possa mettere molto ma molto di più) ti dico che l’isola ha un piccolo microclima che fa sì che piova poco, nonostante questo è molto verde, è un posto molto amato dai velisti e le spiagge, lunghe e bianche, non sono usate come intendiamo noi usare la spiaggia, cioè mi sdraio ad acciuga e chiamatemi alla fine della giornata quando sono abbrustolita come un peperone. Gli inglesi in spiaggia passeggiano, in acqua fanno dello sport (surf, per esempio, che ho visto fare in maggio alle 8 di sera quando io indossavo un giubbottino sopra un maglione e per stare all’aperto il ristorante mi aveva offerto una copertina), giocano con i bambini, passeggiano con i cani.

Una cosa la vedi a colpo d’occhio: appena esci da Londra la gente diventa più brutta, peggio vestita, molto più in carne (non uso la g word perché qualcuno se ne avrebbe a male, ma ci siamo capiti, eh?) e con delle pettinature fuori moda che non si vedono in giro da lustri.

Ho dormito in un hotelino pulito, dove i proprietari erano gentilissimi, ma la mia stanza era piena di quelle cose che Guido Gozzano avrebbe definito “piccole cose di pessimo gusto”.

Ho mangiato bene molto pesce (molto pesce, ti servono un branzino intero e non c’è modo di smezzarlo) in un paio di ristoranti  (The Smoking Lobster e The Crab and Lobster)  e  ho visto tutto il vedibile.

Una villa romana, per iniziare, la Brading Roman Villa, che doveva essere appartenuta a qualcuno di importante, vista la dimensione e la bellezza dei mosaici sul pavimento.

Brading Roman Villa

Photo: Daniela de Rosa

Il tutto è molto ben conservato, molto ben presentato e molto didascalico, con tanto da fare per i bambini, che in questo modo imparano qualcosa giocando e senza annoiarsi. Una guida volontaria ti spiega tutto sulla villa, i suoi abitanti, i mosaici, le abitudini dei romani e via elencando.

Non distante da lì c’ è Appuldurcombe House, una casa nobiliare molto bella, diventata un guscio vuoto dopo che una bomba della seconda guerra mondiale l’ha distrutta.

Appuldurcombe House

Photo: Daniela de Rosa

Nonostante l’interno sia praticamente vuoto, l’esterno è stato accuratamente restaurato in modo da permettere ai visitatori di aggirarsi tra le stanze, capire qualcosa dei proprietari (coinvolti in uno scandalo cornificatorio da “Uomini e donne” della De Filippi), passeggiare nel magnifico giardino.

Dimbola, la casa di Julia Margaret Cameron, è forse la cosa che mi è piaciuta di più. Margaret Cameron è stata una grandissima fotografa vittoriana, nata bene, con ottime frequentazioni che volentieri fotografava, tipo Darwin e Dickens. Ha abitato a Freshwater, sull’isola, e la sua casa è stata trasformata in piacevole museo, dove ho trovato non solo le sue foto, tutte molto belle, con una malinconia di fondo che le rende struggenti, e la ricostruzione della sua camera da letto (cioè come avrebbe potuto essere una camera da letto vittoriana), ma anche la mostra di una fotografa, Syd Buron, che usa gli specchi come carta fotografica.

Altro luogo da visitare sull’isola è Carisbrooke Castle, a Newport, un enorme castello fortificato nel quale ha vissuto, per un periodo, Princess Beatrice, l’ultima figlia della regina Vittoria.

Castello di Carisbroke

Photo: Daniela de Rosa

E se sei a Newport e non disdegni la natura c’è un percorso di un’oretta a Dodnor Creek, in mezzo alle paludi e alle saline, con tanto di casetta per l’avvistamento degli uccelli.

Marsches all0Isola di Wight

Photo: Daniela de Rosa

Le spiagge sono lunghe, bianche,  poco frequentate.

Scogliera all'Isola di Wight

Photo Daniela de Rosa

Chiunque voglia può sdraiarsi a prendere il sole: rischia di essere in mezzo a pochissimi, perché quella della lucertola al sole non è un’attività nella quale gli inglesi eccellono.

Se poi vuoi vedere la parte marina più spettacolare, prendi la seggiovia (sì, proprio una seggiovia) e scendi alla spiaggia dei Needles, degli spunzoni di roccia bianca affioranti dal mare.

The Needles

Photo Daniela de Rosa

Oppure fai una romantica passeggiata a Bambridge all’ora del tramonto, quando trovi solo pochissima gente, qualche pescatore, qualcuno che fa passeggiare il cane. E basta.

Tramonto a Bambury

Photo Daniela de Rosa

Quando dico basta è proprio basta. Un luogo così bello sarebbe ideale per aprirci un baretto carino e bere un aperitivo con vista tramonto. Ma non c’è. Peccato. Se qualche mediterraneo dotato di spirito imprenditoriale volesse cimentarsi nell’impresa troverebbe poca concorrenza.

Il luogo più amato dai velisti sembra essere Cowes, nel nord dell’isola, dove infatti ci sono tante barche da regata. E dove ho trovato Neil Williams, un fotografo che ha visitato tutte le oltre 30 stazioni di previsioni per i naviganti (hai presente quei bollettini che trasmette la radio?) e li ha fotografati. Trattandosi di Gran Bretagna le stazioni possono anche essere molto a nord, molto difficili da raggiungere e con un tempo molto impervio. Neil Williams le ha fotografate tutte e ne ha fatto un libro, fatto di mari in tempesta, onde altissime, schiuma. Affascinante.