Isa Grassano, giornalista e scrittrice, ha un libro appena uscito, A volte è complicato (Giraldi), che parla di donne e di luoghi. Nel libro la protagonista è Arabella, una donna che lavora nell’ambito funerario 3.0 e che è stata definita “la Bridget Jones italiana”.
Soprattutto il libro parla di noi e del coraggio di smettere di aspettare.
Isa, dieci anni fa, ha fondato il blog Amiche si parte che parla, lo si deduce dal titolo, di donne che viaggiano tra donne. Un blog, come recita il claim, “per sole donne, ma non per donne sole“.
Ecco il risultato della nostra chiacchierata.
Intervista
Nel tuo nuovo libro il viaggio è molto più di uno spostamento geografico: è spesso un’occasione di trasformazione personale. Quanto c’è della filosofia di “Amiche si parte” in queste pagine e cosa speri che le lettrici portino con sé dopo averlo letto?
«Per me il viaggio non è mai stato soltanto una destinazione. È il momento in cui, lontano dalle abitudini e dai ruoli che ci siamo cucite addosso, troviamo il coraggio di guardarci con più sincerità. È la stessa filosofia con cui è nato il blog: partire per scoprire un luogo, certo, ma soprattutto per ritrovare una parte di sé. Anche in A volte è complicato (Giraldi) il viaggio accompagna la trasformazione della protagonista. Roma, Sorrento, Bologna, le Dolomiti Lucane non fanno semplicemente da sfondo: ogni luogo mette Arabella davanti a una scelta, a una consapevolezza, a un pezzo di sé che aveva smesso di ascoltare. Perché cambiare città, a volte, è il modo più semplice per cambiare prospettiva. Mi piacerebbe che le lettrici, chiudendo il libro, portassero con sé una certezza: non è mai troppo tardi per scegliere sé stesse. Che si tratti di prenotare un viaggio rimandato da anni, di chiudere una relazione che non fa più stare bene o semplicemente di concedersi una giornata tutta per sé. In fondo ogni partenza, anche la più piccola, comincia sempre da una decisione: smettere di aspettare che la vita accada e iniziare a vivere».
Da anni, attraverso Amiche si parte, incoraggi le donne a viaggiare con curiosità e autonomia. Hai notato un cambiamento nel modo in cui le donne italiane affrontano il viaggio oggi rispetto a quando hai aperto il blog?
«Assolutamente sì. Quando ho aperto Amiche si parte, oltre dieci anni fa, molte donne mi scrivevano chiedendomi soprattutto se fosse sicuro partire da sole. Oggi le domande sono cambiate. Chiedono itinerari insoliti, esperienze autentiche, consigli su cammini, ritiri nella natura, viaggi culturali o enogastronomici. È un segnale importante: significa che, per molte, il tema non è più se partire, ma come vivere al meglio quel momento. Naturalmente esistono ancora paure e resistenze, ma vedo una maggiore consapevolezza. Le donne viaggiano per curiosità, per celebrare un nuovo inizio, per elaborare un cambiamento, per regalarsi tempo di qualità o semplicemente perché ne hanno voglia, senza sentirsi in dovere di trovare una giustificazione».
Nel libro racconti luoghi, incontri ed esperienze che lasciano un segno. C’è un viaggio che ha cambiato il tuo modo di guardare il mondo e che, in qualche modo, ha ispirato anche la scrittura di questo volume
«Quel viaggio è New York. Mi ha ispirata così tanto da diventare uno dei luoghi centrali del mio precedente romanzo, Un giorno sì un altro no (Giraldi). Arabella – senza svelare troppo – decide di partire da sola per la città che non dorme mai. New York ha un’energia difficile da spiegare: ti fa sentire minuscola davanti alla sua immensità e, nello stesso tempo, incredibilmente libera. È una città che allarga lo sguardo e rimette in movimento i pensieri. Tra le pagine scrivo: “New York resta sempre New York. Truman Capote la definiva un’isola che galleggia sull’acqua del fiume come un iceberg di brillanti e sono sicura che questa particolare atmosfera mi aiuterà a rimettere in moto la testa e lo sguardo”. Ed è esattamente quello che è successo anche a me. Ogni volta che torno nella Grande Mela (si ritrova anche in A volte è complicato), rientro con idee nuove, una curiosità più viva e la sensazione che tutto possa ancora accadere. C’è poi un’altra frase che amo molto, di Simone de Beauvoir: c’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile. È una definizione perfetta. New York ti tiene sveglia, nel senso più bello del termine: risveglia l’immaginazione, l’entusiasmo, la voglia di osservare e di raccontare. E credo che chi scrive abbia bisogno, prima o poi, di una città capace di fare proprio questo».
Il tuo blog è diventato un punto di riferimento per chi cerca itinerari autentici e storie che vadano oltre i classici circuiti turistici. Quanto è importante, oggi, raccontare il viaggio attraverso le persone e le emozioni, più che attraverso le destinazioni?
«Per me è fondamentale. Mi definisco una “spacciatrice di storie” perché è quello che faccio da sempre: le cerco ovunque. Nelle parole di un tassista che mi accompagna all’aeroporto, tra i racconti di una signora che prepara la pasta a mano, nelle indicazioni di un albergatore che parla di un luogo fuori dalle guide. Sono convinta che siano le persone a dare un’anima ai luoghi. Una destinazione può essere bellissima, ma senza le storie che custodisce rischia di restare soltanto una cartolina. Sono le emozioni, gli incontri, i dialoghi e perfino gli imprevisti a trasformare un viaggio in un’esperienza che ci cambia davvero».
Se dovessi scegliere una sola meta da consigliare alle lettrici del tuo libro e alle follower di “Amiche si parte”, un luogo capace di rispecchiare il messaggio che vuoi trasmettere, quale sarebbe e perché?
«Lo so, rischio di essere terribilmente campanilista. Anzi, lo sono. Ma la meta che consiglierei è la mia Basilicata. Partirei da Matera, perché la sua forza va ben oltre la bellezza dei Sassi. È una città che racconta la possibilità di rinascere, di trasformare una ferita in una ricchezza, e credo che questo sia anche uno dei messaggi di A volte è complicato. Poi continuerei verso le Dolomiti Lucane, che fanno da sfondo in alcuni capitoli del romanzo, dove le montagne sembrano sfidare il cielo e ricordano che, a volte, basta cambiare prospettiva per vedere tutto in modo diverso. E farei tappa anche a San Mauro Forte, il mio paese natio. Tra vicoli e palazzi baronali, dove il tempo sembra custodire ancora il valore delle relazioni, e dove un bambino di nome Domenico Modugno iniziò a strimpellare la sua chitarra prima di diventare la voce di Volare. Farei una sosta davanti ai calanchi: un paesaggio così surreale che, per un attimo, sembra di essere sulla Luna. I luoghi più belli non sono sempre quelli più famosi: sono quelli che qualcuno riesce a raccontarti con gli occhi che brillano. Ecco, quando parlo della Basilicata, a me succede esattamente questo».
