Sedute davanti a una mini-commissione di tre persone, due maschi e una femmina, per affrontare un colloquio di lavoro, si cerca di apparire molto interessate alla posizione proposta, nascondendo le eventuali perplessità e mostrandosi costruttive e disponibili. Ci si trova però inevitabilmente di fronte alla più o meno cortese ostilità legata ai nostri probabili impegni familiari, in quanto donne e in quanto madri.
Le “Inequalities” sono ovunque
Oltre a essere un grande classico che molte di noi hanno vissuto, è anche quello che accade se si entra nella stanza creata alla Triennale di Milano nell’ambito dell’esposizione internazionale in corso, dal titolo Inequalities. Una delle mostre si intitola Not for her e nella stanza a gestire il colloquio è l’intelligenza artificiale, che mette in scena un colloquio solo apparentemente sessista: si tratta in realtà di una simulazione assolutamente realistica. Le ragazze che regolano l’ingresso nella stanza dei colloqui raccomandano di inventarsi una condizione che permetta ai “reclutatori artificiali” di dare il meglio di se’: giovane, sposata da poco, con figli piccoli. Ma non è necessario, perché anche la sola condizione femminile basta a molti addetti delle risorse umane nelle aziende per essere prevenuti sulla capacità di dedicarsi al lavoro delle candidate. I molti maschi che partecipano alla simulazione escono dai pochi minuti del colloquio piuttosto a disagio: un conto è sentirlo raccontare, un altro mettersi nei panni di una donna che affronta una conversazione cercando di ottenere un lavoro. Per fortuna è un gioco, dicono.
Gender Gap
Ma per tante donne che affrontano ogni giorno una prova del genere non lo è affatto, visto che ne va del loro futuro. Le disparità di genere nel mondo del lavoro sono una realtà che non riguarda solo il salario (quello di cui si parla di più) ma anche le possibilità di carriera, il clima e le condizioni di lavoro. Secondo il World Economic Forum, non certo un’organizzazione femminista, ci vorrà più di un secolo per colmare il divario a livello mondiale. Con la sua installazione, la Triennale, spiegano i curatori della mostra, “stimola una riflessione collettiva sulle discriminazioni di genere e sfida le nostre convinzioni più radicate”.
