Nel 1926, in Spagna le donne non votano, molte non possono aprire un conto in banca senza il permesso del marito, e le università le guardano ancora con sospetto. Eppure, proprio in quell’anno, nasce un luogo dove le donne possono incontrarsi, discutere, esporre, suonare, scrivere. Si chiama Lyceum Club Femenino ed è, a tutti gli effetti, il primo club femminista della storia spagnola.
L’idea arriva da lontano: il modello è quello dei Lyceum Club nati a Londra nel 1904 dalla scrittrice britannica Constance Smedley. A Madrid la scintilla la accende Maria Martos e María de Maeztu, pedagoga straordinaria e direttrice della Residencia de Señoritas, insieme a un gruppo di donne con un’energia fuori dal comune. Tra le socie, nomi che oggi sono pietre miliari: Victoria Kent e Clara Campoamor, Zenobia Camprubí, Maruja Mallo e Victorina Durán. La riunione costitutiva si tiene nell’Instituto Internacional, e la prima sede è la Casa de las Siete Chimeneas, che oggi ospita il Ministero della Cultura.
Che cosa si faceva, lì dentro? Quasi tutto. Conferenze, concerti, mostre, serate di teatro, corsi, una biblioteca. Si cercava di migliorare la condizione della donna spagnola dell’epoca. Si fondarono la Casa de los Ninos, per i bambini delle famiglie meno abbienti, e il Comitato del libro per i Ciechi, per avvicinare alla lettura le persone non vedenti o ipovedenti. Le socie, che non dovevano condividere una linea ideologica, erano scrittrici, pittrici, scienziate, avvocate, musiciste: circa cinquecento donne che sceglievano di prendersi sul serio a vicenda. Alcuni, con la solita ironia, lo chiamavano “il club delle mogli”, perché tra le iscritte c’erano anche le consorti di molti intellettuali. Ma chi lo pensava leggero si sbagliava di grosso: era una palestra di libertà. O peggio: il club era considerato pericoloso per la morale tradizionale e dato che aveva carattere aconfessionale era considerato anticattolico.
Poi arriva la guerra civile, e con essa la fine. Quando nel 1939 il franchismo prende il potere, Franco chiude il club e scioglie l’associazione. Molte socie finiscono in esilio, altre nel silenzio, alcune nell’oblio. E per aggiungere beffa al danno, al Lyceum subentra un “Medina Club” gestito dalla Sección Femenina, l’organizzazione femminile del regime: un’idea di donna esattamente opposta. Il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha detto che il franchismo ha spento la musica del liceo, consegnando il Paese alla violenza e all’esilio.
Ma la musica, a distanza di cent’anni, si sente ancora. Per il centenario, Madrid dedica al Lyceum una grande mostra alla Fundación Ortega-Marañón, che fu proprio la Residencia de Señoritas di María de Maeztu: un cerchio che si chiude, insomma. L’esposizione è stata inaugurata il 16 settembre 2026 ed è curata dalla ricercatrice Tània Balló. Resta aperta fino al 22 gennaio 2027 e presenta 184 opere, distribuite in cinque grandi ambiti tematici che ricostruiscono la storia del club.
Il club aveva una biblioteca con 3000 libri. Ne restano solo 4. Quattro volumi, a testimoniare ciò che il tempo e la dittatura hanno disperso. Il lavoro di ricerca, però, ha fatto un passo importante: il censimento delle socie è il più completo mai realizzato e si può consultare liberamente su www.lyceumclub.es. Molte famiglie hanno ritrovato e custodito per decenni lettere, foto, ricordi.
Se capitate a Madrid in autunno o in inverno, è una di quelle visite che consiglio con il cuore. Perché il Lyceum non è solo storia: è il promemoria che gli spazi di libertà si costruiscono con coraggio, e che a volte bastano un salone, un gruppo di donne e un po’ di ostinazione per cambiare il corso delle cose.

