Fiorenza De Bernardi, la prima donna a pilotare un aereo di linea, avrebbe compiuto 98 anni il 22 maggio. Non ci è arrivata, ma ha fatto qualcosa di più grande: ha aperto il cielo alle ragazze e ha messo il genere femminile nella cabina di pilotaggio.
Il 23 maggio, giorno del compleanno di Fiorenza De Bernardi, è stato istituito dall’Associazione Donne dell’Aria il Fiorenza Day, dedicato alla promozione del volo femminile.
Ho intervistato Donatella Ricci, la presidente dell’associazione, pilota e istruttore di ultraleggero, con circa 2-3000 ore di volo all’attivo. Ecco cosa mi ha raccontato.
Se chiude gli occhi e pensa alla prima volta in cui ha volato, che immagine le viene in mente?
Il mio primo volo è stato in mongolfiera, a cui mi sono dedicata per diversi anni. Il primo volo in aereo mi ha dato la sensazione che in volo ci sono solo io. Lasci a terra uno zaino immaginario e sali, solo tu. Questa sensazione mi capita anche adesso.
Per molto tempo il cockpit è stato raccontato come uno spazio maschile. Oggi quel racconto è davvero cambiato o esistono ancora stereotipi difficili da scardinare?
Nel mondo del diporto il primo approccio è ancora maschile. Il primo che fa il passo all’interno di una coppia è l’uomo. La donna segue, eventualmente. Venti anni fa avrei detto che ci sono problemi economici, ora non più. Il discorso economico vale in certe classi sociali ma non in tutte. Purtroppo le donne tendono a non investire tempo e denaro in una passione, tanto quanto gli uomini. Però (e qui sta il grande valore del Fiorenza Day), nelle giovanissime generazioni, sto parlando di bambine di 10-15 anni, c’è l’idea che si possa fare tutto quello che fanno i maschi. Ovviamente io vedo bambine i cui genitori sono appassionati al volo, quindi già predisposte. Se i genitori hanno paura del volo anche i figli lo avranno.
C’è una storia incontrata lungo il percorso — una giovane pilota, una donna che ha cambiato vita grazie al volo — che riassume meglio di altre il senso della vostra missione?
Ho tante storie. Nell’associazione ci sono circa 200 donne e ognuna ha una storia da raccontare. Per il prossimo Fiorenza Day vorremmo raccogliere le storie di tutte. Il fare gruppo è già positivo. Avere un distintivo, riconoscersi.
Se potesse parlare alla ragazza che guarda un aereo passare e pensa “non è un mondo per me”, cosa le direbbe oggi?
Che sbaglia, ovviamente. Ma in alcuni ambienti temo le le ragazze pensino proprio questo. Il mondo non è ancora ripulito da alcuni preconcetti .Le statistiche dicono che ci vogliono 120 anni per raggiungere la parità, quindi figuriamoci. Io stessa ho dovuto lottare in famiglia quando ho scelto di fare fisica invece di una materia letteraria. Non parliamo del volo. I miei genitori urlavano.
Quando vengono a fare i corsi, le istruttrici donne sono ancora viste con sospetto. Ci sono uomini a cui bisogna mandare un istruttore uomo perché una donna non la riconoscerebbero come in grado di insegnare. C’è ancora tanto lavoro da fare.
