Petra

Guida alla Giordania, terra di re

La faccia rubiconda di Abdullah II, il re, la troverai dappertutto; con i baffi, senza baffi, con la barba o sbarbato, con la kefia o a capo scoperto. I giordani lo adorano, il loro re. Ma adorano anche la bellissima Ranja, la regina, che invece nelle foto ufficiali compare sempre vestita all’occidentale, truccata, affascinante. Al velo in testa preferisce le borse di Prada e, francamente, non possiamo darle torto.

La Giordania, indipendente dalla Gran Bretagna dal 1946, ha una popolazione di 5 milioni di abitanti, il 45% dei quali vive ad Amman, la capitale. Il Paese conta 120 mila siti archeologici registrati, dalle pietre miliari a città intere, come Petra. Di questi una cinquantina sono visitabili e almeno 10 sono quelli da non perdere.
Il territorio è diviso in tre zone: la Rif Valley, la più grande depressione visibile sulla terra dalla luna, che arriva a 412 metri sotto il livello del mare sulla superficie del Mar Morto e 800 metri sul fondo, una seconda zona formata dalle montagne, dove vive il 90% della popolazione e una terza zona desertica, che rappresenta il 70% del Paese.
La valle del Giordano è una delle più fertili della terrasanta; non a caso i pomodori vengono raccolti quattro volte all’anno. Intorno al Mar Morto, invece, non si riesce a cavare un rapa da una terra troppo salata per consentire qualunque coltivazione.

Trovandosi schiacciata tra Israele da una parte e Iraq dall’altra, la Giordania ha ingiustamente subito gli effetti della paura internazionale nei confronti del terrorismo. Ingiustamente, appunto: la Giordania vive una situazione assolutamente tranquilla e in nessun momento del nostro viaggio abbiamo sentito la minima tensione. Tra l’altro, nonostante il Paesia sia privo del petrolio che rende ricche le nazioni confinanti, qui c’è un leggero benessere diffuso, anche se non mancano sacche di vera povertà.

Quanto alla condizione della donna, be’ siamo sempre in un paese musulmano e le donne vanno vestite quasi tutte a volto scoperto ma a capo coperto e con vesti lunghe e ricamate che magazi coprono pantaloni e magliette scollate. Però su 29 ministri 3 sono donne e si possono contare diverse donne sindaco delle varie città. La percentuale delle donne che va a scuola è superiore a quella degli uomini (52%) e lo stesso vale per l’Università (54%). Il matrimonio sotto i 18 anni non è consentito, le ragazze madri sono pochissime così come sono sporadici i casi di violenza alle donne.Insomma, una Arabia felix tutta da scoprire.

di Daniela de Rosa

Muoversi

Muoversi ad Amman non è difficile, visto che i taxi costano davvero pochissimo: grosso modo 1 dinaro per un percorso breve e due dinari per un percorso più lungo. I taxi “normali” sono gialli. Queli bianchi sono taxi collettivi che fanno una rotta prestabilita, molto usati dai giodani; li fermi con un gesto della mano e costano anche meno.
I luoghi in cui una turista può desiderare di andare sono conosciuti a tutti, basta che li indichi al tassista (in inglese). Non usare, invece, indirizzi postali per indicare un luogo: quelli non li conosce quasi nessuno, dato che la posta viene sempre consegnata nelle cassette postali. E’ quindi più facile dire il nome dell’albergo o del ristorante – o di un punto di riferimento preciso nelle vicinanze – per essere portate a destinazione.
Amman è divisa in zone, che corrispondono più o meno ai colli sui quali è costruita la città. Dato che un tempo in cima ai colli c’era una rotonda – chiamata circle – la definizione è rimasta per indicare la sommità della zona (First Circle, Second Circle e così via fino all’Ottavo).
Per girare la Giordania (da Amman dovrai spostarti per raggiungere i luoghi che ti interessano) la soluzione migliore è il noleggio di un’auto. Le strade non sono certo paragonabili alle nostre (più strette, talvolta con il fondo stradale sconnesso) ma nemmeno il traffico somiglia al nostro. Sono tutte a due corsie, frequentate spesso da pullmini e camion: prenditela calma, perchè c’è ben poco da correre…
In alternativa puoi prendere i pullmann, che collegano Amma con tutti i centri di interesse. Ti consigliano la compagnia Jett Bus (tel +962 6 5664146).

Amman, la capitale

Una specie di Roma del mondo arabo è Amman (chiamata nei secoli Rabba, Filadelfia, Ammoun e detta “La Bianca” per il colore delle case) costruita su sette colli inizialmente diventati poi diciannove, con un altezza che va dagli 820 ai 1072 metri sul livello del mare. E’ divisa in due parti: la Cittadella, cioè la parte antica, e downtown, la parte moderna, all’americana, con larghi viali pieni di traffico, ville eleganti, negozi.
La Cittadella è formata da tre strati successivi: quello romano, quello bizantino e quello ommayade o islamico. Un luogo magico per le amanti dell’archeologia: qui aveva sede l’antica Rabath Ammon, con templi bellissimi che a poco a poco, con un lavoro di pazienza, stanno tornando alla luce: il Tempio di Ercole, la Chiesa Bizantina, il Palazzo Omayyade.
Ai piedi della Cittadella è da vedere il Teatro Romano, costruito da Antonino Pio nel 138 d.C., il resto più imponente della città. Ha 6000 posti e un’acustica eccezionale tanto che ancora oggi viene usato per rappresentazioni.

La parte downtown è ovviamente meno monumentale, a parte qualche bella moschea nella quale i non islamici non possono entrare. Ma è piacevole girare senza meta per le strade punteggiate di mille negozietti dove le donne, tutte con il lungo abito di solito nero e ricamato, vanno a fare la spesa per la famiglia o fanno shopping per sé. Puoi passeggiare tranquillamente con i tuoi abiti tradizionali (senza esagerare con ombelichi al vento e scollature abissali, naturalmente) e puoi fare shopping nel bazaar.

Jerash

Uno dei siti archeologici romani meglio conservati del mondo, semplicemente spettacolare. Vacci alla mattina abbastanza presto se la tua visita in Giordania avviene d’estate, altrimenti ti troverai a boccheggiare cercando riparo all’ombra delle colonne, dietro alle quali, per fortuna, spuntano numerosi i venditori di bottigliette d’acqua minerale che saranno anche carrissime – almeno per gli standard giordani – ma sono assolutamente indispensabili.
Il nome viene dal fatto che c’erano molti alberi di ciliegie (ceraza) ed era probabilmente la più importante delle città che formavano la lega dei dodecapoli, grazie anche alla sua posizione a metà tra Damasco e Amman. Con l’arrivo dei Traiano nel 106, Jerash diventò ancora più importante e venne dichiarata colonia romana. Ma chi veramente cambiò il volto di Jerash fu Adriano, che arrivò nel 130 d.C. e si fece costruire un arco splendido, dando poi un’impulso notevole alla costruzione di dimore e palazzi.

Si entra dalla porta di Filad, del 2° secolo d.C. in una città che doveva essere molto grande, visti gli 8 km di mura. Non perdere il foro, un enorme spazio ovale da cui parte il cardo, la strada principale e il teatro, costruito quando i romani non erano ancora arrivati ma con criteri romani (orchestra circolare riservata al coro, spalti semicircolari divisi in due, imma e summa). Tra le chiese, quella di Cosma e Damiano, fratelli medici di Jerassa, è decorata con mosaici, fatti con diversi pezzi di pietra di diverso colore.

Madaba, la città dei mosaici
Abitata da 4.500 anni venne costruita da un re morabita per celebrare le sue vittorie nei confronti degli israeliti. Quando nel IV secolo l’imperatore Costantino si convertì al cristianesimo, i vescovi di Madaba ordinarono l’abbellimento delle chiese esistenti con pavimenti a mosaici.
I mosaicisti locali iniziarono così a creare dei veri capolavori, utilizzando non tessere colorate ma pezzetti di pietre locali di diverso colore. I mosaici di Madaba, perciò, hanno colori tenui tra il rosa, il marrone e il grigio e una resistenza superiore agli altri mosaici. Gli artisti utilizzavano libri di schemi, che fanno sì che – pur con sottili differenze – i disegni si ripetano da un mosaico all’altro, passando da elementi naturali (fiori, foglie, frutta) al lavoro dell’uomo a disegni astratti, come bordi e disegni geometrici.
L’invasione persiana del 614 d.C. e il terremoto del 749 d.C. portarono purtroppo alla distruzione di molti mosaici. Mentre Jerash e Petra vennero riportate alla luce all’inizio dell’800, Madaba e i suoi mosaici vennero scoperti un secolo più tardi, quando un gruppo di duemila cristiani emigrò da Kerak a Madaba e costruì case e chiese usando i resti di edifici crollati, riportando alla luce i mosaici.

I luoghi della Bibbia
Israeliani e giordani si contendono il luogo in cui Gesù fu battezzato da Giovanni Battista. Indubbiamente è sulle rive del Giordano, ma dato che questo divide perfettamente Israele dalla Giordania, quale sarà la riva benedetta?
I giordani giurano che è la loro e che il Battista aveva vissuto in quella parte del deserto, scegliendo un ruscello (non proprio il Giordano, dunque) situato in un punto di passaggio per battezzare il Messia. Comunque, fede o non fede, visitare questi luoghi è affascinante. C’è un punto, quello in cui avvenne il battesimo, in cui potresti toccare quasi con la mano l’altra riva del Giordano. Ma non lo fai: di là è Israele e le guardie armate di tutto punto che presidiano la riva ti fanno subito passare la voglia.

Petra, la città rosso-rosa
In assoluto la parte più affascinante del viaggio. Una delle cose da non perdere della tua vita di viaggiatrice.
Ci arrivi in auto, in taxi o in pullmann, lungo la Desert Highway, che collega Amman a petra (260 km.)
E’ meglio dormire in qualche albergo e arrivare alla città vera e propria la mattina presto. In questo modo eviterai il caldo soffocante (non c’è nemmeno un misero alberello sotto il quale ripararti) e le orde dei turisti (purtroppo immancabili).
Quando arrivi all’ingresso della zona scavi, una volta pagato il biglietto, verrai avvicinata da beduini che ti consigliano di compiere il tragitto fino al siq a cavallo: non vale la pena. E’ una tragitto molto breve. Il siq è una spaccatura nella roccia lunga poco più di un km, in alcuni punti altissima e strettissima, che porta alla città vera e propria; scelta precisa dei Nabatei, fondatori di petra nel 4°-3° secolo a.C., che avevano deciso di fondare la loro capitale in un punto poco visibile alle bande di beduini e ai popoli invasori.
Il cammino lungo il siq è dà già di per sè una grande emozione e ancora non hai visto niente…

All’improvviso, alla fine del siq, ti trovi davanti agli occhi uno degli spettacoli più straordinari del mondo: il Tesoro, un edificio di pietra rosso-rosa, largo 30 metri e largo 43, probabilmente scavato come tomba per un Re Nabateo. Impossibile descriverlo a parole. Bisogna solo essere lì, in silenzio, incuranti dei beduini intorno che cercano di venderti collanine, giri in cammello, rullini di foto. Dimentica tutto, dimentica anche le storie di Harrison Ford, che qui ha girato la scena finale di Indiana Jones e l’Ultima Crociata e guarda lo spettacolo davanti a te.
Il tesoro venne scavato da squadre specializzate e ben pagate, non da schiavi. Il lavoro veniva svolto dall’alto verso il basso e in profondità. La pietra arenaria, che contiene parti di metallo, cambia colore a seconda del momento della giornata. Ricordatene quando ripasserai, alla fine della tua giornata a Petra, per uscire dalla città.
Si pensava che al suo interno contenesse un tesoro (da qui il nome). Abbandonata a poco a poco dopo che i Romani conquistatori spostarono la capitale a Bosra, venne poi abitata da gruppi di beduini che , sempre pensando al tesoro mai trovato, impedivano a chiunque di varcare il confine del siq. Fu l’archeologo Burkhard che, nel 1812, trovò il coraggio di entrare nella città fantasma e la riscoprì al mondo.

Da qui in poi si svolge la città vera e propria, con tombe, case-caverna scavate nella roccia, mausolei. Cammina liberamente, esplora l’esplorabile. E se sei stanca o hai sete, fermati nei due o tre chioschetti che ti vendono una bibita e un migliaio di collanine.
Alla fine della città, dove arriverai probabilmente stremata, hai ancora da vedere una delle parti più belle: il Monastero, l’edificio più grande da raggiungere dopo una scalata di 800 gradini. Non pensare nemmeno per un momento di lasciar perdere e tornare in albergo a farti una doccia. Perderesti una delle viste più spettacolari dell’intero viaggio. Piuttosto accetta l’offerta dei beduini che per pochi dinari (trattabili) ti offrono di salire a dorso di mulo. Non credere che sia una viaggetto agevole: il mulo, che ti viene lasciato in custodia, conosce la strada (la fa una decina di volte al giorno, nei momenti “buoni”) e corre come un pazzo per scalini di roccia ripidi, dissestati e affacciati su strapiombi. Tu guardi preoccupata il beduino che corre (a piedi!) di fianco a te e ti vedi già sfracellata qualche decina di metri più in basso e invece niente di tutto questo succede. Il mulo si ferma, tu scendi, non fai in tempo a renderti conto di dove ti trovi che il beduino è già sceso in cerca di nuovi clienti (il ritorno, dunque, si fa a piedi).
A questo punto raggiungi il Monastero e lasciati condurre dalla vista, dall’aria, dall’atmosfera: sei in cima a una collina dalla quale vedi il mondo, il deserto, Israele, le montagne. sali sulla cima del cocuzzolo più alto. Lì troverai un beduino che si è scelto, per vendere i suoi monili, la posizione migliore. Pochi arrivano fin lì e i suoi affari forse sono meno brillanti di quelli dei colleghi, anche se i suoi monili vengono fabbricati dalle donne della Queen Nuhr Foudation e sono di buona qualità. Ma lui, con un sorriso, ti dice che non cambierebbe il suo posto con nessun altro, perchè lassù è padrone del mondo. E tu con lui.

Il deserto del Wadi Rum
“Vasto, echeggiante e somigliante a Dio”. Così Lawrence d’Arabia descrive il Wadi Rum, uno dei paesaggi desertici più affascinanti al mondo, ampio 300 km quadrati di territorio protetto che si allargano ogni anno. Ci si arriva lungo la Desert Highway, in auto, taxi o pullmino, lungo un percorso bellissimo e lungo – 300 chilometri di sabbia, sassi, scarse case, poche auto.
Poi, lasciata la strada, si entra nel deserto. Sabbia, rocce, rocce, sabbia. Nient’altro. Si dorme in uno dei pochi accampamenti, semplici e affascinanti, cena sotto le stelle, notte in tenda, e poi in jeep alla scoperta delle incisioni che migliaia di anni fa lasciarono gli antichi abitanti di queste terre.

Figure agili, svelte, stilizzate, che indicano che tra la sabbia e il nulla c’era vita, passaggio di carovane e cammellieri. Ce ne sono 120 mila, suddivise in 4000 punti diversi e le più antiche risalgono a 700 anni prima di Cristo.
Gli abitanti di oggi vivono in modo simile a quelli di un tempo. Tirano su delle semplici tende, accendono il fuoco per un the, viaggiano a dorso di cammello. Tutti uomini, naturalmente. Le donne rimangono nei villaggi, tra la civiltà.
Può darsi che ti offrano un the, che si lascino fotografare (chiedi sempre il permesso, prima di farlo). Sono ospitali e gentili.

Poi, al ritorno al campo, trovi che qualcuno ti sta preparando un altro the o un caffè, da bere insieme prima di ripartire.

Il Mar Morto
A un certo punto della strada che da Amman porta al Mar Morto troverai un cartello come quello che vedi nella foto. Significa che stai iniziando la discesa nel ventre del mondo: il Mar Morto, il punto più basso della terra, è nove volte più salato del Mediterraneo, è ricche di cloruro, sodio, magnesio, potassio e altri minerali ma, soprattutto, si trova a 410 metri sotto il livello del mare alla sua superficie e 800 nel punto più profondo.
La calura è opprimente, l’umidità anche e ti senti come oppressa dall’aria sopra di te. Condizione perfetta per un tuffo (per modo di dire! non osare tuffarti nel Mar Morto perchè se ti schizzi gli occhi rimani accecata per un bel quarto d’ora) in un’acqua che non ha uguali al mondo: salatissima, ti tiene a galla in tal modo che non solo puoi leggere un libro a mollo nell’acqua ma non riesci a sdrariardi a pancia in giù e se hai ferite o piccoli tagli li senti pizzicare. In compenso l’acqua (e il fango, soprattutto) rendono la pelle liscia come seta.
Il trucco è entrare nell’acqua, cospargersi di fango raccolto sul fondo, lasciarlo seccare al sole e sciacquarsi… un velluto.
Tutto intorno a questo grande lago salato sono sorti alberghi e centri di bellezza, veramente fantastici, con piscine di tutti i generi e trattamenti per ogni esigenza. Noi abbiamo provato il Movenpick resort, dove al prezzo di un albergo tre stelle nelle nostre carissime città dormi in camere graziose disposte in piccole costruzioni tipiche, ti bagni nel mare o nelle piscine, sorseggi drink e ceni nei vari ristoranti – con cucina araba o internazionale.
L’unica cosa che ti consigliamo di evitare è lo spettacolino serale con la danzatrice del ventre di Kiev….

Dormire

Clicca qui per trovare il tuo hotel

Sheraton Amman
5th Circle
Amman
tel +962 6 5934111

In perfetto stile arabo ridondante ma moderno, un hotel di grandi dimensioni (268 camere) della catena Starwood, con camere dotate di ogni confort ma che somigliano a simili alberghi in ogni angolo del mondo. D’altra parte ad Amman questo è lo standard e qui, per lo meno, hai una bellissima piscina sul tetto all’aperto, accesso wireless in ogni spazio pubblico.

Captain Camp Site
Wadi Rum
tel +962 3 2016905

Perfetto, se vuoi fare un’esperienza da The nel deserto. Arrivi su una jeep al limitare del deserto, al tramonto, secondo consuetudine. Il tempo di appoggiare la valigia (se hai portato quella con le rotelle peggio per te, la devi trascinare sulla sabbia e non è facile) e la cena, davanti al fuoco, cullata da musiche arabe suonate dal vivo, è pronta. Quando il fuoco si spegne è l’ora di alzare lo sguardo: il cielo non ti è mai sembrato così vicino e le stelle sono tante e tanto luminose che ti sembra ti possano cadere addosso da un momento all’altro. Si va a letto presto e si dorme in tenda, su una brandina ma con coperte e lenzuola; la mattina un uomo berbero dagli occhi nerissimi ti offre per colazione un caffè bollente. Una roba da film. Ma se vuoi il rovescio della medaglia, eccoti accontentata: il bagno è uno solo (per le donne, e uno per gli uomini), con un paio di lavandini davanti ai quali ti tocca fare la coda per lavarti in denti. La doccia? Un filo d’acqua (siamo sempre nel deserto). La sabbia ti entra dappertutto, tra i capelli e in valigia. Le camere sono tende, singole ma separate dal vicino da una tenda leggera leggera (e se questo russa sono guai). Insomma, la privacy non è un granchè ma per una notte puoi veramente farne a meno.

Mövenpick
Sweimeh, Dead Sea Road
Amman

tel +962 5 3561111
Le camere sono tante (340) e rischi di perderti tra le piccole costruzioni in stile, l’aspetto è quello di un villaggio vacanze, chic ma comunque villaggio; ma quando arrivi alla piscina a picco sul Mar Morto, alla piccola spiaggia privata, alla bellissima spa Zara (nove stanze-trattamenti, quattro mud rooms, due soap massage rooms) ti senti in un luogo fuori dal tempo e hai solo voglia di galleggiare nell’acqua salatissima del mare. Puoi andarci con i figli: fino a 16 anni non pagano se dividono la camera con i genitori.
Un pacchetto tre giorni di trattamenti costa 183 dollari giordani.

Mangiare

Gustosissima la cucina mediorientale, se ti piacciono un certo tipo di sapori. Il piatto forte è il mezzeh, un antipasto composto da così tanti piccoli (o grandi, dipende dall’appetito) assaggi, da servirsi di solito da sole in un tavolo da buffet, che di solito non ti resta spazio per il resto, ovvero per la carne, spesso di montone, cucinata in vari modi ma spesso stufata.
I dolci sono veramente… dolci, a base di miele e mandorle, appiccicaticci e deliziosi. Il vino o la birra li trovi dappertutto: i musulmani non ne bevono ma non impediscono a te di farlo. Per finire, un buon the alla menta, rinfrescante anche quando fa caldo.

Tra i ristoranti Kan Zaman (Airport road, tel 4128391) è un ex-villaggio ottomano completamente rinnovato e trasformato in un complesso artigianale con botteghe e artigiani al lavoro. Il ristorante si trova all’interno di quello che era il caravanserraglio. Dopo aver mangiato puoi lanciarti nella danza del ventre. Al Bustan (Tla’a Ali-Ali, tel 5661555) è frequentato sia da giordani che da turisti e la musica dal vivo fa da sottofondo alle cene.

Shopping

Da comprare non c’è l’abbondanza di cose che trovi in altri paesi arabi, come il Marocco, ma gli abiti lunghi ricamati (attenta alla composizione del tessuto, molti sono in poliestere) vanno benissimo come abiti da casa o da sera in estate. Quasi tutti poi cadono nella tentazione di comprare una kefia, che gli uomini giordani usano come copricapo e da noi è una sciarpa “politicamente scorretta”. La trattativa per ottenere un prezzo adeguato (pochi euro, in generale) può durare delle mezz’ore. Sono belli anche i tappeti beduini, ma sono tutti piuttosto spessi e di non grandissime dimensioni. Se ne trovi uno che fa al caso tuo potrai spuntare un buon prezzo se ti armi di santa pazienza. I monili beduini di solito non sono memorabili ma puoi trovare qualcosa di carino per pochi euro. Attenta che il metallo lascia qualche volta un fastidioso segno scuro a contatto con la pelle. Un tipico prodotto locale, le bottiglie riempite con sabbia colorata messa in modo da formare disegni di cammelli nel deserto, finiscono di solito per impolverarsi in qualche scaffale occidentale. Scatoline e pugnali con pietre incastonate vengono venduti dai beduini lungo le strade che portano al deserto. La maggiore concentrazione di venditori è ovviamente a Petra, dove i prezzi sono più alti. E, infine, non dimenticare i prodotti di bellezza fatti con i fanghi del Mar Morto: saponette per pochissimi dinari, creme e altro per poco più.

Consigli

• Se chiedi un’indicazione stradale troverai tante persone dispostissime ad aiutarti fino al punto da salire in macchina con te (se ne hai una). E’ una cosa piuttosto diffusa, un atto di gentilezza senza secondi fini. Quanto al contrario (salire in macchina di qualcuno che ti vuole indicare una strada) evita per prudenza di farlo se sei sola.

• Le donne occidentali sono considerate più “facili” e disponibili delle musulmane. Se intendi smentire questa credenza, comportati in modo da non lasciare adito a dubbi.

• Quando fai shopping tratta la cifra quanto più puoi.
Ricorda che il cambio è il seguente: 1 euro=0.887040 dinaro giordano,
1 dinaro giordano= 1,1273 euro.
Le carte di credito sono accettate ovunque.

• Se pensi di andare a fare il bagno nel Mar Morto porta con te un costume vecchio. Il tessuto, a contatto con l’acqua super salata, si rovina parecchio.

Numeri utili

Tutte le informazioni che non trovi in queste pagine puoi chiederle a:
Jordan Tourism Board
c/o Adam & Partner Integrated Communications
corso Marconi 33
Torino
Linea Verde 800 339 198
tel 011 66 87 550
e-mail: giordaniainforma@adam.it

La Giordania e’ raccontata da Daniela de Rosa




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