Non possiamo saperlo con certezza, ma è molto probabile che i coniugi Jacquemart-André, sempre a caccia di opere d’arte italiane, non avrebbero disdegnato di arricchire la loro splendida collezione parigina con un dipinto di Artemisia Gentileschi. All’epoca non ci riuscirono, ma a distanza di oltre un secolo dalla loro scomparsa, la bellissima casa-museo di Boulevard Haussmann ha dedicato alla pittrice barocca più conosciuta una mostra che ha raccolto una quarantina di opere provenienti da tutto il mondo.

Le mostre a Parigi sono spesso affollate

Pittrice ritrattista prima ancora che collezionista, Nélie Jacquemart avrebbe probabilmente apprezzato la scelta dell’Institut de France, che dalla sua morte nel 1912 gestisce il museo, anche se i grandi quadri raffiguranti soprattutto eroine dell’antichità classica come Cleopatra e del Vecchio testamento come Susanna o Giuditta avrebbero meritato spazi più ampi e un minore affollamento delle sale. Ma questo dell’eccessivo afflusso di pubblico è un problema comune alle mostre internazionali di grande richiamo, soprattutto a Parigi.

Artemisia e i suoi soggetti

Oltre che per la sua “bellissima mano che maneggia così bene il pennello e la penna da conferirle immortalità” come scrisse il contemporaneo Pietro della Valle, Artemisia, formatasi alla bottega romana del padre Orazio, affermato pittore caravaggesco, è conosciuta per la sua tormentata biografia e soprattutto per quello stupro, subito in giovanissima età, che ne segnò la vita e il destino. L’epoca non era certo favorevole alle donne, tantomeno alle numerosissime vittime di violenze, e Artemisia affrontò senza saper leggere nè scrivere un processo in cui fu umiliata e anche torturata. Al termine, il suo aguzzino, collega e amico del padre, fu condannato ma se la cavò con un breve periodo di esilio da Roma, mentre la vittima fu costretta a sposarsi per salvare la reputazione e a trasferirsi a Firenze. Qui fu ammessa all’Accademia del disegno e fu al centro della vita culturale della città. Alcuni dei suoi quadri più belli risalgono a questa fase della sua vita artistica, in cui conobbe illustri colleghi come Michelangelo; ma successivamente viaggiò anche a Genova, Venezia, Londra e Napoli, su richiesta di ricchi committenti che ne apprezzavano la bravura e l’originalità. Pur inserendosi nel filone della pittura caravaggesca, Artemisia Gentileschi si è distinta per l’originale scelta di protagoniste femminili non consuete, ritratte in pose espressive e sensuali, e per i numerosissimi più meno dichiarati autoritratti. La mostra di Parigi segue le tappe della ricostruzione di una identità personale e artistica: Artemisia Gentileschi è stata una delle rare pittrici del ‘600 a godere di fama in vita, fino ad essere chiamata alla corte di Re Carlo I di Inghilterra. Dopo la morte, avvenuta a Napoli nel 1953 quando aveva 60 anni, fu però dimenticata, almeno fino alla seconda metà del secolo scorso, quando è stata riscoperta anche grazie all’emergere di una corrente “femminista” della storia dell’arte. Alla sua epoca, era difficile per un’aspirante pittrice superare gli ostacoli sociali e riuscire ad esprimersi; nonostante le sue personali ulteriori difficoltà, Artemisia ha unito al naturale talento una tecnica impeccabile e uno stile originale, rappresentando, anche a quattro secoli di distanza, un esempio di forza e determinazione femminile.

Artemisia Gentileschi, Giuditta e la serva, v. 1615, Olio su tela, 114 x 93,5 cm,Florence, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina crédit : Su concessione del Ministero della Cultura

Photo: Ministero della cultura

Francesca Venturi