La Catalogna è molte cose, oltre Barcellona. Tra queste la Garrotxa, una zona nella provincia di Girona dove un tempo si trovavano parecchi vulcani, ora spenti e visitabili con passeggiate nel verde e percorsi in bicicletta.
Ci si arriva da Barcellona con un’oretta e mezza di guida (traffico permettendo), oppure da Girona, e ci si perde molto piacevolmente tra paesini medievali e tanto verde.
La capitale della comarca (una zona che fa parte della provincia, ma più piccola) è Olot, un paesone piacevole con piazze ombreggiate e una popolazione di poco più di 30 mila abitanti, nessuno dei quali è disposto a rimanere a casa durante le Feste del Tura, l’evento più attedo dell’anno, a inizio settembre, quando nella Plaza Mayor si ritrovano a ballare dei pupazzi giganti di cartapesta e la gente, tanta, ma veramente tanta e di tutte le età, si ritrova a guardare.
Olot è una visita piacevole, ma Santa Pau ha un fascino speciale, piccolissima, medievale, con un castello diroccato, una piazza porticata, è sospesa in un tempo assente e lontano. Non ci sono, per fortuna, negozi di souvenir e troppi turisti. Quelli che ci sono, sono discreti, e sono camminatori, perché una delle caratteristiche della zona è poter camminare nel verde nei crateri dei vulcani, come il Santa Margherita, forse il più conosciuto della zona. Al centro del cratere, raggiungibile con una camminata facile di una mezz’ora, c’è una piccola ermita, putroppo chiusa, ricostruita un secolo fa dopo che un terremoto l’aveva rasa al suolo.
A Besalù, altro piacevolissimo paesino, questa volta un po’ più conosciuto dal turismo, a giudicare dal numero di negozietti che vendono spade di plastica e tartarughe in ferro battuto, ci sono due chiese da vedere: il Monasterio de Sant Pere, fondata nel 977, e la Iglesia de Sant Vicenç, del XIImo secolo, dedicata al patrono degli agricoltori. Si entra pagando un euro e ci si gode il silenzio e l’atmosfera rarefatta.
Castellfollit de la Roca è disteso lungo un costone della montagna, come se stesse riposando su un fianco.
Passeggi nelle due trade (due di numero) e in fondo al paese trovi una chiesa trasformata in museo per gli artisti locali.
In questa zona si assaggia la cucina vulcanica, qualunque cosa questo voglia dire. Potevo tirarmi indietro? Certo che no. L’ho fatto – e sempre con grande soddisfazione – da La Moixina, da Quinze Ous, all’Hostal dels Ossos, assaggiando i piatti “vulcanici” come le patate di Olot e i fagioli di Santa Pau, che a quanto pare si trovano solo qui.
Sono riuscita a passare un weekend bellissimo senza prendere in considerazione luoghi più turistici, come Cadaquès o Figueras che, seppur belli, sono molto più presi di mira dagli stranieri. Ho mangiato, bevuto, passeggiato, visitato. Ho dato un’altra chance alla Catalogna che non conoscevo. E non sarà l’ultima.



