C’è bellezza ma c’è anche dolore, sangue, capelli, nastri e tessuti. La mostra Unravel: The Power and Politics of Textiles in Art, allestita al Barbican di Londra, è potentissima e se vai a Londra entro il 26 maggio devi vederla.

La mostra presenta una serie di artiste (e qualche uomo, pochi) che lavorano con tessuti ma anche con capelli umani, come Angela Su di Hong Kong, che ricama con i capelli e ricama qualcosa di fastidioso, come un ago che attraversa un capezzolo, o cuce le labbra in un tentativo di silenzio.

Il nome più famoso è probabilmente quello di Louise Bourgeois, che con la stoffa rosa costruisce un pupazzetto appeso al soffitto con un filo, ma per quanto io la ami non ho trovato il suo lavoro particolarmente potente.

Molto di più lo è il lavoro di Tschabalala Self, che ricostruisce la comunità nera di Harlem, in procinto di sparireeppure colorata, gioiosa e danzante, o quello di Malgorzata Mirga-Tas, che racconta, con la stoffa, la vita della comunità rom in Polonia.

Out of Egypt di Malgorzata Mirga-Tas

Out of Egypt di Malgorzata Mirga-Tas. Photo Daniela de Rosa

Sheila Hicks ha chiesto agli amici di donare un abito a cui fossero molto affezionati e ne ha fatto delle palle, una specie di sassi di tessuto avvolt in fili colorati. Un’opera che racchiude le vite di molte persone, i loro sogni, i loro dolori. Vista così non può non toccare da vicino.

Igshaan Adams, sudafricano, costruisce un intero paesaggio con fili, perline, bronzo, conchiglie nel quale passeggiare.

Un'opera di Igshaan Adams

Un’opera di Igshaan Adams, Photo Daniela de Rosa