Dopo quindici anni trascorsi a insegnare filosofia alla New School for Social Research di New York è rientrata in Italia. Ed è a Carrara, sua città natale, che Chiara Bottici racconta come si vive sotto il secondo mandato di Trump: “Dal gennaio 2025 c’è stata una svolta fascista.
Ci siamo giocate l’America?
Razzismo, nazionalismo e sessismo hanno sgretolato qualsiasi garanzia democratica”, esordisce la docente, che si occupa anche di femminismo e di intersezionalità delle diverse forme di oppressione. E’ stata invitata dalla Commissione Progetto Donna, l’Assessorato Pari Opportunità e il Comune di Carrara che progetta di fondare una scuola pubblica con i docenti americani in fuga dalle università, prese di mira dal governo federale. “Alcuni miei colleghi sono stati prelevati dall’Ice per aver fatto dei post pro Palestina. Il clima è questo. Dalla rabbia si è passati alla paura”, precisa la filosofa. “Sono approdata alla New School for Social Research nel 2010, carica di entusiasmo, si respirava una grande libertà intellettuale. Ho organizzato un convegno sull’anarchismo, abbiamo occupato Wall Street con le tende per sei mesi, era come vivere una rivoluzione”. Scenario oggi lontanissimo se Bottici, autrice del saggio Trumpismo – Un mito politico (Castelvecchi), è stata consigliata di non pubblicarlo in inglese per evitare ritorsioni. “Oggi gli emarginati di sempre dicono a noi europei bianchi: “Welcome to our world!”, come dire, ora capite come si vive da persone non gradite”. Bottici parla di fascismo perché lo Stato federale esercita violenza illegittima attraverso l’Ice. A questo si aggiungono modifiche costituzionali e l’uso sistematico dei social da parte del presidente con messaggi infamanti verso i suoi nemici. “Trump incita all’odio. Il suo parlare sopra le righe è una vera tattica di governo”, prosegue. “Nel 2017 è stato votato molto dalle donne, nonostante circolasse uno dei suoi tanti slogan osceni: “Grab them by the pussy” (Afferrale per la figa). Trump dice che le donne opprimono gli uomini, ma al tempo stesso le vuole ‘difendere’ dall’ideologia di genere e ristabilire la ‘verità biologica’. Per fortuna il femminismo è molto radicato negli Usa, grazie anche agli insegnamenti delle donne native che avevano ruoli di potere nelle tribù del territorio nordamericano”.
Rematriation
Tuttora nel movimento Land Back le donne sono molto attive e si ispirano al concetto di rematriation (rimpatrio in senso matriarcale): non solo per riavere le terre ancestrali, ma per ristabilire una relazione sacra con la natura e la comunità. Diverse tribù hanno ottenuto storiche vittorie legali, altre si battono ancora. “Spesso riesumano le ossa degli antenati per dimostrare che le terre espropriate erano luoghi di sepoltura. Come nel caso del Shinnecock Hills Golf Club, nello stato di New York, costruito su un cimitero nativo oltre un secolo fa”, spiega la docente. “La resistenza anti-Trump passa anche attraverso la lotta per la decolonizzazione, ovvero restituire la terra agli americani delle origini”. Niente di più lontano dall’arroganza del trumpismo che incarna più che mai il concetto ottocentesco di ‘Destino manifesto’, il diritto divino ad espandersi legittimando la cacciata dei nativi. E oggi anche dei migranti. “Il patrimonio culturale dei nativi è stato cancellato, la loro è la vera filosofia americana, censurata negli atenei con la scusa che è solo orale. Eppure, per anni, ho insegnato la filosofia di Talete che non ha mai scritto un libro”. Dunque l’America progressista, leader di tante battaglie per i diritti civili, non esiste più? “Le grandi manifestazioni “No Kings” rievocano lo spirito della Rivoluzione francese, ma non hanno grandi rivendicazioni”, conclude Bottici. “Occorrono scelte radicali, nuove organizzazioni sociali, modelli di economia alternativa. È necessario tornare alle grandi utopie”.
