Non è un problema nuovo, ma resta urgente: molte donne non si sentono sicure negli spazi urbani pubblici, soprattutto di sera. L’illuminazione insufficiente, le fermate dei mezzi poco visibili, i quartieri silenziosi, la mancanza di reti sociali — tutto contribuisce a creare un sentimento diffuso di vulnerabilità. Ma oggi, in Europa, ci sono diverse città e organizzazioni che stanno sperimentando soluzioni concrete, politiche urbane con prospettiva di genere, iniziative dal basso che guardano al corpo femminile come soggetto che reclama diritto allo spazio.
Perché “spazi insicuri” sono più di una sensazione
Camminare da sola al tramonto. Prendere la metropolitana tardi la sera. Tornare a casa con i mezzi. Sono situazioni in cui molte donne modificano i propri comportamenti: evitano determinati percorsi, scelgono mezzi privati, organizzano la propria vita in base all’orario. Disagio, ansia, paura diventano fattori di normalità. Studi e indagini dimostrano che le preoccupazioni spesso non sono infondate: la mancanza di visibilità, spazi mal illuminati, zone isolate sono fattori di rischio reali.
Il tema non riguarda solo la criminalità, ma la progettazione urbana, la cultura, la presenza di servizi; il modo in cui la città è pensata molto spesso riflette criteri costruiti da uomini, spesso senza considerare il punto di vista di chi usa spazi diversi, a diverse ore, con responsabilità familiari, spesso anche sola.
Iniziative europee: città, progetti, politiche
Ecco alcune iniziative interessanti in Europa che cercano di cambiare le cose, spesso con approcci sperimentali ma che possono essere fonte di ispirazione per altre città.
#SafePlace4Women – Una campagna del PES Group nel Comitato delle Regioni. L’idea è che città e regioni dichiarino impegno concreto a rendersi luoghi sicuri per le donne. Misure previste: campagne educative, formazione scolastica, rivedere l’arredo urbano, assicurare rifugi per vittime di violenza, vietare pubblicità sessiste.
GenderedLandscape (URBACT) – Rete europea in cui sette città (tra cui Barcellona, La Rochelle, Celje, Trikala, Umeå) lavorano per integrare l’uguaglianza di genere nella pianificazione urbana. Si tratta di riconoscere che uomini e donne usano città in modo diverso, e che le politiche urbane spesso ignorano questa differenza. Si promuovono pratiche come la miglior visibilità notturna, la qualità del trasporto pubblico, la distribuzione dei servizi vicini ai quartieri residenziali, spazi che favoriscano l’inclusione.
Women-Friendly Cities 3 (Turchia / EU / UNFPA) – Partito nel 2025, questo programma coinvolge 25 municipalità che proveranno a rendere gli spazi urbani più sicuri e accoglienti per le donne: azioni che vanno dal trasporto al supporto nei servizi, dalla partecipazione delle donne nei processi decisionali locali a piani d’azione con pari opportunità.
Women in Cities Initiative (WICI) / Efus – L’European Forum per la Sicurezza Urbana ha integrato WICI (Women in Cities Initiative), che lavora da oltre vent’anni sul tema di come le donne vivono lo spazio urbano e su quali interventi migliorativi servono: sicurezza, illuminazione, costruzione partecipata, prevenzione della violenza di genere negli spazi pubblici.
“Exploratory walks” / passeggiate esplorative – Banja Luka, Bosnia & Herzegovina – Uno degli strumenti pratici usati nell’ambito dell’iniziativa Safe Cities and Safe Public Spaces di UN Women: donne, studentesse, associazioni camminano insieme per valutare direttamente le criticità dello spazio pubblico (mancanza di illuminazione, passaggi angusti, aree isolate) e proporre soluzioni concrete. La percezione, il vissuto diventano mappe reali di bisogno urbano.
Cosa si può fare — Spunti pratici
Perché queste iniziative non restino marginali, ma diventino prassi diffuse, alcune idee che città e cittadine possono adottare:
Passeggiate esplorative: un metodo semplice ed efficace, che coinvolge donne e ragazze direttamente per mappare spazi insicuri e proporre miglioramenti.
Mappatura partecipata: creare mappe pubbliche in cui le donne possano segnalare lampeggianti spenti, zone male illuminate, fermate isolate, che poi vengano utilizzate da autorità locali per interventi.
Illuminazione urbana migliore e arredo urbano sicuro: illuminazione adeguata, segnaletica visibile, panchine, stazioni/corse bus ben progettate, percorsi con visibilità e non troppo isolati.
Trasporti pubblici più sicuri: corse più frequenti, controlli, presenza notturna di personale visibile, porte ben illuminate, fermate protette, sistemi di chiamata d’emergenza.
Politiche urbane con prospettiva di genere: budget inclusivi, partecipazione femminile, formazione di chi progetta la città (urbanisti, politici locali) per sensibilizzazione.
Conclusione
Donne e città hanno bisogno di un accordo esplicito: che lo spazio pubblico non sia neutro, che si pensi anche con occhi femminili. Le iniziative in Europa dimostrano che non è solo una questione di sicurezza percepita, ma di progettazione, politica urbana e cultura.
Ogni città può diventare più accogliente se ascolta, se include, se progetta spazi in cui le donne possano muoversi liberamente anche di notte. Serve coraggio politico, ma anche partecipazione civica. E soprattutto serve che le donne che viaggiano, vivono, osservano — anche semplicemente camminando — parlino, segnalino, chiedano che la città sia davvero casa per tutte.

