Le cinquantenni sono fuori mercato. La buffa (e drammatica) teoria di Francesca Comencini

Preparati a una brutta notizia. L’età percepita delle donne è frutto di un calcolo fatto di addizioni e sottrazioni e alla fine la donna ne esce molto più vecchia dell’uomo, comunque vada.
E’ la lezione di etero-capitalismo impartita da una androgina professoressa a un gruppo di basite quarantenni nel film ‘Amori che non sanno stare al mondo’ di Francesca Comencini.

“E’ la teoria dell’etero-capitalismo, che ho mediato da un saggio serissimo – mi spiega Comencini che ho incontrato a Londra in occasione di Cinema Made in Italy – Il testo è di Paul Preciado, si intitola Testo Tossico ragiona in maniera filosofica sugli stereotipi di genere. E’ la discussione sull’età reale di una donna e quella percepita nella nostra società”.

Un testo iluminante, che se non facesse ridere sarebbe disperante. Tra l’altro Paul Preciado nasce Beatriz Preciado e decide di cambiare sesso. Qualcosa sulle differenti aspettative della società rispetto all’essere donna o uomo deve averla pure elaborata. E quindi dobbiamo forse credere alla docente e alle sue teorie.

“Non so fare considerazioni sociologiche sull’età, ho solo cercato di raccontare una storia che mi sembrava emblematica, quella di un lutto amoroso, di un uomo e una donna che si lasciano dopo anni, che ho vissuto in prima persona e sul quale ho scritto il libro, dal quale ho poi tratto il film. Comunque, come dice Paul Preciado, nel mercato etero-capitalista una donna dopo i 45-50 anni ha un valore molto scarso. Ci tengo a dire che lo affermo con ironia”, continua Comencini con l’aria di quella che usa il riso per non piangere.

Sempre secondo Preciado, l’unico mondo in cui la donna cinquantenne viene ancora considerata giovane è quello lesbico. E infatti la protagonista del film, Claudia, ha una storia con una ragazza molto più giovane di lei.

“Certo, Claudia avrebbe potuto incontrare un uomo. Ma non era questo che mi interessava dire. Il mio non è un film d’amore ma un film sull’amore, e racconta, in maniera buffa, ironica e disperata, una condizione di guerra nei rapporti eterosessuali, di conflitto, come se riuscire ad amarsi alla pari fosse diventato estremamente conflittuale“.

Dire ‘alla pari’ significa sollevare un polverone. Le donne che pretendono di affermare una loro soggettività diventano delle rompiscatole. “E’ quasi doveroso per una donna porre problemi, ma quando lo fa, agli occhi dei maschi diventa scomoda”.
E anche Comencini diventa scomoda quando si ostina a fare film in un mondo maschile. “Il 90,7% dei film prodotti in Italia sono diretti da uomini. Impressionante. Anche per questo ho voluto fare l’occhiolino a questa visione delle donne in un mondo maschile”.

 




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