Matita e kalashnikov

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L’attacco disumano del fondamentalismo a Charlie Hebdo ha aggredito stavolta la Francia, la nazione che ha la laicità nella sua bandiera e la libertà di satira come uno dei capisaldi.

Ad essere colpito a morte – dodici vittime – è stato il riso e, come ricordava Umberto Eco nel suo “Il nome della rosa” : “ Il riso libera il villano dalla paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile. Ma questo libro potrebbe insegnare che liberarsi della paura del diavolo è sapienza…”

Questo è il dialogo fra Jorge e Guglielmo, due frati cattolici nel Medioevo, ma il riferimento può adattarsi benissimo al nuovo medioevo che stiamo vivendo, e ai suoi integralismi. E diventato un obbligo morale contrastare questa logica (logica?), anche per chi non vive solo di penna e di matita.

Credamo che nessuna pretesa libertà – di un pensiero, una penna, una macchina da presa – possa venire prima del dialogo, della tolleranza, del rispetto reciproco: i valori che realmente definiscono noi occidentali e che costituiscono i veri obiettivi degli integralisti.

Ricordiamo qui perciò uno dei vignettisti più noti, anche in Italia, e che non c’è più: Wolinski e le sue donne, sinuose, licenziose e deliziose. Wolinski è stato, con le sue vignette, tra i fondatori di Hara-Kiri, da cui nel 1969 nascerà poi Charlie Hebdo – che evoca nel nome Charlie Brown, l’immortale personaggio di  Schulz  – e di cui sarà redattore- capo fino al 1981.

Era convinto che lui e Reiser fossero i primi disegnatori “erotici” che hanno fatto ridere le donne: «Le facciamo belle, e soprattutto vittoriose» diceva: come Paulette, la sua principale eroina a fumetti : una ricca ereditiera annoiata e sensuale, che legava le sue avventure amorose col comunismo, il Vietnam, l’attualità politica.

In Italia  è stato pubblicato da Linus, Il Male e da Cuore, tra gli anni Settanta e Novanta: “…Nei suoi stilizzati personaggi visti senza pietà, nei suoi raccontini agri e beffardi, c’è un’ironia secca e disperata”, ebbe a dire Ranieri Carano su Linus. Mai maschilista, disegnava donne disinibite e libere, mentre  i suoi maschi erano spesso inutilmente pieni di sé: tra tutti: “le rois des cons”, cioè il “re degli stupidi”, un essere tronfio entrato nei modi di dire della più diffusa gergalità francese.

La matita e l’ironia erano le sue armi:  molto più robuste e durature di quelle che lo hanno eliminato, al suo tavolo da lavoro, una mattina di inizio gennaio 2015.




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