Vuoi vedere le opere di Gaudì a Barcellona?
Ieri si sono celebrati, con una messa solenne celebrata dal Papa alla Sagrada Familia, i cento anni dalla morte di Antoni Gaudí, il genio visionario che ha cambiato per sempre il volto di Barcellona e che io farei santo patrono della città al posto di Sant Jordi.
A un secolo dalla sua scomparsa, le sue opere continuano ad attirare milioni di visitatori da tutto il mondo e a stupire architetti, artisti e semplici viaggiatori. Più che un architetto, Gaudí è diventato il simbolo stesso della capitale catalana.
Nato nel 1852 a Reus, in Catalogna, Antoni Gaudí mostrò fin da giovane una grande capacità di osservazione. A causa di problemi di salute (era affetto da reumatismi) trascorse molte ore da solo, studiando la natura. Alberi, montagne, conchiglie e animali sarebbero poi diventati la principale fonte di ispirazione per la sua architettura. Non è un caso che le sue opere sembrino spesso organismi viventi più che edifici.
Tra i suoi capolavori più celebri spicca la Sagrada Família, il monumento che ancora oggi domina lo skyline di Barcellona. Quando assunse la direzione del progetto nel 1883, Gaudí lo trasformò radicalmente, immaginando una basilica senza precedenti. Le colonne interne ricordano tronchi d’albero che si ramificano verso il soffitto, mentre la luce filtra attraverso le vetrate creando un’atmosfera quasi mistica. Oggi, con la posa della Torre più alta, è quasi completata.
Ma la Sagrada Família è solo una parte della sua eredità. Il coloratissimo Park Güell, la fantasiosa Casa Batlló e la monumentale Casa Milà testimoniano la sua capacità di fondere arte, ingegneria e natura in modo unico.
La vita di Gaudí è ricca di curiosità. Una delle più sorprendenti riguarda il suo metodo di lavoro. Invece di affidarsi soltanto ai disegni, costruiva complessi modelli tridimensionali. Per progettare gli archi della Sagrada Família utilizzò persino corde appese con piccoli pesi. Fotografando il modello capovolto otteneva strutture perfettamente equilibrate, anticipando tecniche che sarebbero state studiate dagli ingegneri molti decenni dopo.
Un’altra curiosità riguarda il suo rapporto con le linee rette. Gaudí sosteneva che “la linea retta appartiene all’uomo, la curva appartiene a Dio”. Per questo motivo nelle sue opere predominano forme sinuose e organiche, ispirate ai movimenti della natura.
Negli ultimi anni della sua vita, l’architetto divenne sempre più riservato. Rinunciò a molti incarichi per dedicarsi quasi esclusivamente alla Sagrada Família. Viveva in modo estremamente semplice e trascorreva gran parte delle sue giornate nel cantiere della basilica.
La sua morte, avvenuta il 10 giugno 1926, fu tragica e quasi incredibile. Mentre camminava per le strade di Barcellona, venne investito da un tram. A causa del suo abbigliamento modesto e dell’aspetto trasandato, molti lo scambiarono inizialmente per un senzatetto e i soccorsi tardarono ad arrivare. Morì tre giorni dopo, all’età di 73 anni.
Il funerale fu seguito da una folla immensa. Migliaia di cittadini si riversarono nelle strade per rendere omaggio all’uomo che aveva dedicato la propria vita alla città. Oggi Gaudí riposa nella cripta della Sagrada Família, il suo capolavoro incompiuto.
A cento anni dalla sua scomparsa, la sua influenza è più viva che mai. Le sue opere sono patrimonio dell’umanità UNESCO e continuano a ispirare architetti in ogni continente. Nel frattempo prosegue anche il percorso di beatificazione avviato dalla Chiesa cattolica, un riconoscimento rarissimo per un artista.
