La mostra “Picture Making” di Cecily Brown alla Serpentine South Gallery è bellissima e uno degli eventi più rilevanti della stagione artistica londinese del 2026, non solo per la qualità delle opere esposte, ma anche per il suo valore simbolico. Si tratta infatti di una sorta di ritorno a casa: Brown, nata a Londra ma residente a New York da oltre trent’anni, presenta qui la sua prima grande mostra istituzionale nel Regno Unito dopo più di due decenni.

La carriera di Cecily

Che fosse così brava non lo sapevo. L’esposizione, aperta dal 27 marzo al 6 settembre 2026, riunisce un corpus significativo di lavori che attraversano oltre vent’anni di carriera, affiancando dipinti storici a opere recenti, disegni e monoprint. Questa stratificazione temporale consente di cogliere l’evoluzione del linguaggio pittorico dell’artista, caratterizzato da una tensione costante tra figurazione e astrazione.

Un'opera di Cecily Brown alla Serpentine

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L’importanza del verde

Uno degli elementi centrali della mostra è il dialogo con il contesto: situata nel cuore di Kensington Gardens, in mezzo al verde, la Serpentine diventa parte integrante dell’esperienza espositiva. Brown ha infatti concepito molte delle opere in relazione diretta al paesaggio circostante, trasformando la natura in un repertorio iconografico e emotivo. Scene boschive, passeggiate, coppie immerse nel verde evocano tanto la tradizione pittorica europea quanto memorie personali dell’artista.

Questa dimensione naturale, tuttavia, non è mai puramente idilliaca. Le composizioni di Brown, dense e vibranti, contengono sempre una componente ambigua, quasi perturbante. Figure che appaiono e scompaiono, corpi che si fondono con il paesaggio, gesti appena riconoscibili: tutto contribuisce a creare una sensazione di instabilità percettiva.

I primi disegni per l’infanzia

Un aspetto interessante della mostra è anche il riferimento al mondo dell’infanzia e dell’illustrazione. Alcuni disegni esposti richiamano l’estetica dei libri per bambini, introducendo un registro apparentemente più leggero e narrativo. Tuttavia, anche qui emergono sottotracce più oscure, come nelle fiabe tradizionali, dove il meraviglioso convive con il perturbante.

In un’epoca dominata dalle immagini digitali, la sua opera riafferma il valore della manualità e della materia.

La mostra assume anche una dimensione emotiva e quasi esistenziale. Come suggerito dall’artista stessa, l’arte rappresenta una sorta di “mondo parallelo”, un luogo in cui perdersi e allo stesso tempo riflettere sulla realtà.

C’è nelle sue opere una continua tensione tra bellezza e inquietudine, tra memoria e immaginazione. Se sei a Londra vai a vederla.