Bruges, insieme a Ghent, è la città che ho scelto per la mia piccola fuga solitaria. Erano nella mia mente da molto tempo. Avrei voluto aggiungere Anversa, ma il tempo non era abbastanza e ho dovuto lasciarla fuori. Rimane nel mio elenco “to do” e la affronterò in un futuro, che spero prossimo.
Comincio con Bruges, allora. L’ho raggiunta velocemente da Bruxelles (un’oretta di treno) e me la aspettavo più o meno come l’ho trovata: una bellissima cartolina. Ma cartolina, appunto.
Le cartoline sono belle, a volte bellissime. Ma un pochino finte. Pur bella, Bruges mi ha dato questa impressione. Per esempio, non ho trovato, in centro, nessun negozio diverso da quelli che vendevano cioccolata e waffles che, ci giurerei, gli abitanti disdegnano e fanno andare in sollucchero i turisti. Per quanto mi riguarda, li ho disdegnati. Non perchè il cioccolato di Bruges non sia buono e i waffle lo stesso ma vedere SOLO questo mi ha fatto salire l’insulina e mi ha fatto passare la voglia.
Detto questo un paio di giorni le vanno dedicati, perché di cose belle da vedere ce ne sono molte. Nel film del 2008 In Bruges, con Colin Farrell e Brendan Gleeson, i due ne danno una definizione molto diversa. Il cinico Farrell la definisce uno shithole (posto di cacca), Gleeson, più romanticamente, un posto fatato.
Cosa vedere a Bruges
Prima di tutto la piazza del Mercato, Markt, indiscutibilmente bella, su cui si affaccia il Belfort Brugge, il campanile della città (lo vedi qui sopra un po’ elaborato da una foto con doppia esposizione). Su Belfort (nel film In Bruges ti ricorderai che i due killer ci salgono e hanno una discussione lassù in alto) si può salire a piedi, ma bisogna prenotare il biglietto perché l’ascesa è limitata a un certo numero di persone alla volta. Nella piazza ci si va per forza, anche non volendolo ed è inutile dire che è lì che trovi il maggior numero di turisti.
Dalla piazza del Mercato in tre minuti si raggiunge la seconda piazza più famosa, De Burg. Piazza bellissima, lo ammetto. Dove trovi il Museo comunale (che vale una visita.
Oltre alla sala affrescata puoi vedere, in una sala adiacente, un piano illuminato e interattivo che spiega come Bruges sia una città di mare senza avere il mare.
Sempre nella stessa piazza, a destra del Comune, c’è la Basilica del Santo Sangue e anche questa non te la vorrai perdere, anche solo fosse per capire da dove viene il nome.
È una chiesa vecchissima, costruita nel XII secolo e contiene una reliquia del Santo Sangue, guardata a vista da un prete: puoi sfilare davanti all’ampolla, guardarla per qualche secondo ma lo sguardo del prete, che controlla che non venga toccata o rubata o rotta, non ti abbandonerà nemmeno per un secondo. Inizialmente era una cappella da preghiera, ma la presenza della reliquia (e che reliquia, mica il dito di un santo qualunque!) fece sì che la chiesa dovette essere ingrandita per accogliere fedeli e pellegrini.
Nella Chiesa di Nostra Signora, invece, puoi trovare una scultura di Michelangelo, la Madonna di Bruges, l’unica opera fuori dall’Italia dello scultore.
Il bello di Bruges sono i canali, su cui si riflettono le case dal tetto a punta.
Quindi fatti un giro in barca. Una cosa turistica che però va fatta perché le città viste dall’acqua hanno un altro aspetto.
Di compagnie che fanno il giretto in barca ce ne sono diverse, hanno tutte lo stesso tipo di imbarcazione (elettrica), il capitano spiritoso che ti dice due battute in varie lingue, lo stesso giretto. Ma fallo, che vale la pena.
Se vuoi vedere un po’ di arte fiamminga (e vuoi non vederla?) vai al Museo Groeninge, dove trovi Jan van Eyck, Hans Memling ma anche Magritte e molto altro.
Infine, il Beginhof, dove vivevano le beghine, donne sole, spesso ragazze madri o prostitute, che venivano accolte in questo luogo di silenzio e pace a patto che seguissero delle regole (i cancelli si aprivano alle 6 del mattino e si chiudevano alle 6 di sera). Un tempo di donne ce n’erano un centinaio. Oggi sono solo cinque o sei suorine di San Benedetto.
Se riesci a resistere al cioccolato e ai waffle, ti toccheranno le patatine fritte, sopesso da mangiare insieme alle cozze. Io l’ho fatto a pranzo, vicino al Beghinhof. Ma mi sono anche concessa una cena più comme il faut nel ristorante Pieter Pourbous, l’unico ristorante costruito all’interno di un edificio storico.







