Da pochissimo è aperta a Roma, a Palazzo Bonaparte, una grande mostra dedicata a Fernando Botero, a un anno esatto dalla sua morte. È la più grande mostra mai realizzata sull’artista nato in Colombia nel 1932, che pure aveva scelto l’Italia per passarci molto tempo (viveva a Pietrasanta, in provincia di Lucca, parte dell’anno).

Botero e la grassezza

Botero è famoso per le sue figure monumentali ma, diciamolo, subito, non è vero che dipingeva le donne grasse. Prima di tutto, se proprio vogliamo utilizzare questo termone per niente wok non sono solo le donne a essere grasse. Lo sono gli uomini, i cavalli, le arance, i cocomeri, i fiori. Un mondo grasso e colorato, ma non necessariamente allegro.

La ballerina di Botero

Fernando Botero, Bailarina en la barra, 2001

Tutto in Botero è oversized. Era la sua cifra stilistica, il volume esagerato che aveva scoperto quando, doppo aver studiato la pittura italiana, aveva disegnato un mandolino “ciccione” e aveva scoperto che quella sarebbe stata la sua strada da lì in avanti.

A guardare bene le sue opere si vede che la “grassezza” è una scusa. Nessuna ballerina di quelle dimensioni sarebbe in grado di alzare la gamba in quel modo e nessuna potrebbe avere piedini così piccoli a sostenerne la mole.

Niente mondo grasso, quindi. E niente mondo allegro. Nonostante il colore, tipico della cultura sudamericana i suoi personaggi sono attoniti, se non addirittura sofferenti. Basta guardare i dipinti di  denuncia sociale, come quelle sul clero o quelle sulla violenza in Colombia o, ancora, quelle sul carcere Abu Ghraib.

Fernando Botero, El baño del Vaticano, 2006

Fernando Botero, El baño del Vaticano, 2006

Un pittore che sceglie di fare il pittore quando è ancora bambino, nonostante il padre lo spedisca a una scuola di tauromachia – e la corrida resterà uno dei suoi temi – che sperimenta un po’ di tutto, olio, tempera, disegno, carboncino, acquarello, scultura. Un artista che gira il mondo ma rimane profondamente colombiano nella scelta dei soggetti e nel mondo di rappresentarli.

Fernando Botero, Naranjas, 2008

Fernando Botero, Naranjas, 2008

 

Un artista che rende omaggio ai grandi artisti del passato, a modo suo. Un artista conosciutissimo e molto amato, da tutti. Da chi di arte se ne intende e da chi meno. Forse perché originale, forse perché facile: quello che vedi è quello che è. Devi solo scavare poco, ma proprio poco, per capirne il significato.

La mostra romana resta allestita fino al 19 gennaio 2025. È curata da Lina Botero, una delle figlie, e da Cristina Carrillo de Albornoz. Organizzata da Arthemisia e con il consueto contributo di Trenitalia (se arrivi con il biglietto del treno hai uno sconto notevole sul biglietto). Io l’ho vista. E fossi in te la vedrei.