Per la prima volta da quando fu realizzato quasi mille anni fa, l’arazzo di Bayeux, il pregiato e delicato ricamo medievale, ha lasciato la Normandia per essere esposto a Londra, al British Museum, in una mostra destinata a diventare uno degli eventi culturali più importanti del 2026. La storica esposizione sarà aperta dal 10 settembre 2026 all’11 luglio 2027 e rappresenta un’occasione irripetibile per vedere da vicino uno dei più straordinari documenti della storia europea. Ma se avevate intenzione di visitarla, mettetevela via perché i biglietti sono già stati bruciati.
Lungo circa 70 metri e alto appena mezzo metro, quello che tutti chiamano “arazzo” è in realtà un raffinato ricamo in lana su lino. Realizzato probabilmente negli anni Settanta dell’XI secolo, racconta con sorprendente vivacità gli eventi che portarono alla conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066 e culminarono nella battaglia di Hastings, quando Guglielmo il Conquistatore sconfisse il re anglosassone Harold II.
Una narrazione per immagini
Più che un’opera d’arte, è una narrazione per immagini. In 58 scene si susseguono oltre seicento figure umane, centinaia di animali, cavalieri, navi, castelli e dettagli di vita quotidiana che restituiscono uno straordinario affresco dell’Europa medievale. Gli storici lo considerano una fonte preziosissima non solo per comprendere gli eventi politici del tempo, ma anche per conoscere abiti, armi, architetture e consuetudini dell’XI secolo.
La sua presenza a Londra ha un forte valore simbolico. L’opera, infatti, racconta proprio la nascita della monarchia normanna inglese e, secondo molti studiosi, fu probabilmente commissionata da un committente normanno ma realizzata da ricamatrici inglesi, forse a Canterbury. È quindi un’opera profondamente francese e profondamente inglese allo stesso tempo: il racconto di un’invasione che finì per fondere due culture e cambiare per sempre il destino dell’Inghilterra.
Trasportare un capolavoro così fragile non è stato semplice. L’arazzo ha attraversato la Manica in gran segreto, custodito in una speciale struttura antiurto con controllo costante di temperatura e umidità. Prima del viaggio sono stati effettuati numerosi test utilizzando copie del manufatto per verificare che vibrazioni e sollecitazioni non ne compromettessero la conservazione. L’arazzo è arrivato a notte fonda, lontano da sguardi curiosi. Anche la teca che lo ospiterà al British Museum è stata progettata appositamente per proteggerlo dalla luce e dagli sbalzi climatici.
L’attesa del pubblico è già straordinaria. Le prime disponibilità sono andate esaurite in tempi rapidissimi e il museo prevede milioni di visitatori durante l’intero periodo dell’esposizione. Non sorprende: vedere il ricamo di Bayeux fuori dalla sua sede abituale è un evento che probabilmente non si ripeterà per decenni. Al termine della mostra, infatti, l’opera tornerà in Francia, dove sarà nuovamente esposta nel rinnovato museo di Bayeux dopo i lavori di restauro dell’edificio che l’ha custodita per oltre quarant’anni e ìdove anche io andrò a vederlo.
Per chi visita Londra nei prossimi mesi, questa esposizione rappresenta molto più di una tappa museale. È un viaggio alle origini dell’Europa medievale, quando il potere si conquistava sul campo di battaglia ma anche attraverso il racconto delle imprese. In fondo, l’arazzo di Bayeux può essere considerato il primo grande reportage illustrato della storia occidentale: una cronaca per immagini realizzata quasi mille anni prima della fotografia, capace ancora oggi di emozionare, sorprendere e far riflettere sul modo in cui gli eventi vengono narrati e tramandati.
È raro che un’opera d’arte riesca a essere contemporaneamente documento storico, capolavoro artistico e simbolo identitario. L’arazzo di Bayeux è tutto questo. E il suo ritorno in Inghilterra, proprio nel Paese di cui racconta la nascita moderna, rende questa mostra una delle esperienze culturali più significative dell’anno.
