Possiede un miliardo di paia di scarpe, è stata vestita da oltre 100 fashion designer, un miliardo di abiti sono stati disegnati per lei e le sue amiche (e amici) dal 1959, utilizzando 980 milioni di metri di stoffa (facendo così di Mattel uno dei più grandi produttori di vestiti al mondo), ci sono 1000 canali YouTube dedicati a lei e il suo account instagram ha 4 milioni di follower. Per una che compie 65 anni non è male.

Barbie è molto più che una bambola. È un’icona, un fenomeno di costume, una “cosa” che ha fatto giocare e sognare il 99% delle bambine dai tre ai dieci anni di questo pianeta. Non è del tutto fuori luogo, quindi, che il Design Museum di Londra le dedichi una mostra, che sarà aperta fino al 23 febbraio 2025. Se sei stata bambina e hai giocato con la Barbie, non la puoi perdere.

Io sono di parte perché Barbie è stata la mia compagna di giochi per molto tempo. Ma non credo di essere l’unica, visto che alla press view molte giornaliste erano vestite di rosa fucsia, in omaggio alla bambola.

In principio era la pin up

La mostra inizia con la prima Barbie, quella del 1959, con il costume a righe bianche e nere e il fisico da pin up degli anni 50.

La Barbie del 1959

Notare il vestito e le unghie della giornalista che fotografa

Poi si passa alla sezione nostalgia: le prime Barbie (quelle con cui giocavo io), la Skipper, Ken, Allan, i primi vestitini ancora molto pin up.

E la storia di come cambia il suo corpo. Nel 1965 viene introdotto una nuova pettinatura, un caschetto da American Girl, ma anche le gambe che si piegano (!). Poi diventa on più solo alta, bionda e slanciata, ma anche piccoletta, brunetta, con i fianchi largotti, la pelle scura o addirittura nera, gli occhi a mandorla. Per tutto questo, però, bisogna aspettare il 2016.

Una Barbie per tutte

Da allora Barbie non ha fatto che cambiare per adattarsi ai tempi e alle facce del mondo. Oggi ha 35 diversi colori di pelle, quattro tipi di corpi diversi, una enorme varietà di disabilità (c’è la Barbie con la gamba prostatica, quella in sedia a rotelle, quella down). La sua capacità di reinventarsi è incredibile e vorrei averla io. Invece ce l’ha lei, una bambola di plastica che possiede circa 130 “teste” con fattezze e make up diversi, tutti dipinti a mano e tutti simili alle migliaia di ragazzine di oggi.

È perfino scesa dalle sue vertiginose e famose scarpe con il tacco a spillo e ora ha i piedi piatti (nel film di Greta Gerwick è il massimo dell’orrore, quello che costringe Barbie ad andare nel mondo reale a vedere cosa non va) e indossa le sneaker.

 

Le scarpe di Barbie

 

Barbie può fare quello che vuole. Infatti, per fare capire alle bambine che non ci sono limiti nell’affermazione di sè, Barbie ha fatto tutti i possibili mestieri: maestra, infermiera, muratrice, poliziotta, ma anche dottoressa, atleta. Va sui pattini e un minuto dopo va a un galà con un abito scintillante, va al supermercato e cucina in un ristorante stellato. Non c’è limite alla sua capacità di fare.

Barbie for president

E visto che siamo in tema di elezioni, dal 1992 Barbie ha fatto non solo campagna elettorale, ma è anche diventata presidente. Anzi, nel 2016 è diventata in un colpo solo presidente e vice-presidente. Tanto lei può tutto.

Barbie in campagna elettorale

La mostra non parla delle elezioni Usa imminenti. Ma qualcosa mi dice che Barbie non votrebbe Trump

Barbie è anche andata nello spazio. Una bambola con le fattezze di Samantha Cristoforetti  nel 2023 è andata con lei nello spazio e ci è rimasta per tutto il tempo della missione, mentre l’astronauta rispondeva alle domande di bambine di tutto il mondo.

Barbie e Cristoforetti

La prima donna a capo di una missione spaziale, Samantha Cristoforetti, è andata nello spazio con una Barbie con le sue fattezze

E Ken?

Non c’è Barbie senza Ken (anche se si sono lasciati dopo 43 anni perché lei ha incontrato un surfer australiano; salvo poi rimettersi insieme al fidanzato storico perché va bene il surfer ma forse Barbie ha patito la sindrome del maestro di sci, che quando lo porti fuori dal suo ambiente è un truzzo pazzesco).

Ma lui è “solo” Ken, come cantava Ryan Gosling (onore a lui, che ha accettato di fare la parte dello sfigato e l’ha fatta benissimo). Infatti in mostra c’è solo una piccola vetrina dedicata ai vari Ken, anche un po’ defilata.

Se sei mai stata bambina-Barbie, questa è la mostra che non puoi non vedere.