Alla Hayward Gallery di Londra, Anish Kapoor torna quasi trent’anni dopo la sua storica mostra del 1998 con un’esposizione monumentale che invade ogni angolo dell’edificio. Qui nulla è come sembra: specchi che deformano la realtà, superfici nere realizzate con Vantablack — un materiale composto da nanotubi di carbonio capace di assorbire fino al 99% della luce visibile — e gigantesche installazioni rosse che evocano allo stesso tempo vita, energia e inquietudine.

Tra le opere più spettacolari c’è “All of Nothing”, una enorme membrana rossa che riempie un’intera sala, mentre lavori come “Ha Makom” e “Mount Moriah at the Gate of the Ghetto” esplorano temi di spiritualità, sacrificio e percezione.

Kapoor non chiede semplicemente di guardare le sue opere: ci invita a perderci dentro, mettendo in discussione il nostro rapporto con lo spazio, il corpo e l’ignoto.

L’ultima sala è forse quella più difficile da guardare. Kapoor tratta spesso il tema della carne, delle viscere e del sangue le sculture in questa sala sono opere di macelleria, con parti non identificabili ma sanguinolenti.

Si esce sulla terrazza a respirare e ammirare un ultimo specchio che riflette il mondo intorno.