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Andy Murray, femminista per caso

Ci piace. Come può non piacerci? Non solo ha annunciato un possibile futuro ritiro con i lacrimoni agli occhi, come un bambino che è caduto dalla bicicletta, che il dolore gli impedisce di continuare a giocare (e il nostro senso materno ha sentito un crac), ma nel corso della sua carriera più di una volta si è speso per la parità di genere. Andy Murray, il femminista per caso.
E’ stato l’unico tra i primi 40 giocatori al mondo a scegliere un coach donna, Amelie Maresmo, subendo critiche e battutine da alcuni esponenti del suo mondo. E si è sempre fatto accompagnare e consigliare dalla madre Judy (che si auto-definisce pushy mum nella sua pagina twitter).

Si è definito lui stesso, quasi stupito dai commenti negativi dopo la scelta di Amelie Maresmo come coach, un portavoce del femminismo e si è sempre battuto perché le giocatrici avessero lo stesso trattamento dei giocatori maschi. Per esempio chiedendo che il Centre Court di Wimbledon ospitasse un numero di incontri di tennis femminile uguale a quelli maschili. Andy Murray è sposato (e ha ammesso di giocare meglio da quando ha una compagna al suo fianco) e ha due figlie. Essere circondato da donne gli ha fatto bene. Io mi iscrivo al suo fan club.


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