Era in concorso alle Giornate degli Autori la regista polacca Ola Jankowska, presente nella sala veneziana insieme all’attrice protagonista Karolina Komininek a vedere insieme al pubblico Anatomia, il suo primo lungometraggio di finzione dopo una serie di cortometraggi e il documentario del 2019 I Was Here (co-diretto con Nathalie Biancheri).

Un film caratterizzato da un linguaggio intimo, un linguaggio di ricerca che si connota sicuramente come una delle opere più formaliste e originali della 78esima edizione della Biennale. Attraverso la combinazione di digitale, pellicola 35 mm, VHS, materiali di archivio documentari e medici, camere termiche e infrarossi, l’artista costruisce la sua personale modalità di visione e di indagine della realtà, articolandola intorno ad una storia molto “semplice”: una donna alle prese con un passato che riemerge. Mika infatti torna a Varsavia per visitare suo padre, che non vede da molti anni e che si trova in ospedale a causa di una lesione cerebrale che gli ha causato la perdita di memoria e uno stato confusionale per cui è convinto che la figlia sia ancora un’adolescente e che vivano insieme a casa. A partire da questo momento, la giovane donna si trova protagonista di un viaggio nella propria stessa vita, in cui il tempo e lo spazio smettono di importare dal momento che passato e presente si confondono e ricordi sepolti in un tempo perduto ritornano alla luce.

Il film ci porta a riflettere su ciò che siamo, su come siamo fatti, cosa ci forma fisicamente dunque in senso più lato e spirituale e cosa resta di noi, del nostro calore e del nostro passato, quanta influenza il “materiale”di ieri può avere su quel breve momento che è l’oggi. L’operazione di Jankowska si articola in capitoli profondamente interconnessi in cui ognuno è una parte della nostra anatomia: cervello,  sangue, spina dorsale, stomaco, fino ad arrivare alla morte come se fosse una componente fisica di noi che ci portiamo dietro come un organo vitale, come se anche la vita e la morte potessero mescolarsi.

Una regista sicuramente molto interessante, da tenere d’occhio.